Dalla crescita economica al caro energia, dall’Europa alla guerra in Ucraina, passando per le critiche ricevute e per un curioso gioco sui film da associare agli altri leader politici: Giorgia Meloni ha affrontato diversi temi nell’intervista concessa a Claudio Cerasa per il Foglio. La presidente del Consiglio parla anche dei rapporti con l’opposizione, dell’antisemitismo e della posizione del centrodestra sull’immigrazione, oltre a spiegare perché non intende allearsi con chi non sostiene la difesa dell’Ucraina.
I film scelti per i leader politici
Partendo da un esercizio che lei stessa proponeva in passato ad Atreju, Cerasa ha chiesto a Meloni di associare un libro, un film o una serie televisiva ai principali leader degli altri partiti. Per Giuseppe Conte ed Elly Schlein la premier ha scelto Una poltrona per due, sostenendo che non sia necessario spiegare il motivo. A Matteo Renzi ha invece assegnato Ritorno al futuro, richiamando la “nostalgia degli anni che furono”.
Per Carlo Calenda la scelta è caduta su L’ultimo dei Mohicani, in riferimento alla tenacia con cui, secondo Meloni, il leader di Azione si oppone agli estremismi della sinistra. A Roberto Vannacci ha associato invece Il Mago di Oz. La premier ha spiegato la scelta facendo riferimento ai video realizzati con l’intelligenza artificiale nei quali il generale viene rappresentato come un gigantesco e muscoloso condottiero, per poi ricordare la sua partecipazione alle gare di nuoto insieme a Renzi.
Per Antonio Tajani e Matteo Salvini Meloni ha scelto Stranger Things, definendola una serie “meravigliosa”. A farle pensare ai due esponenti del centrodestra è la storia della comitiva apparentemente improbabile che si trova a combattere una battaglia più grande di lei: una situazione che, ha raccontato, le ha fatto spesso sorridere pensando agli anni trascorsi al governo.
Meloni: “Ci sono stati giorni in cui sembrava di nuotare nella colla”
Meloni ha anche parlato delle difficoltà incontrate da quando è arrivata a Palazzo Chigi. Ha spiegato di essere abituata alle critiche, avendo scelto consapevolmente di fare politica a destra, e di non considerarle necessariamente negative perché possono servire a migliorare.
Alcune accuse, però, sono andate ben oltre la critica politica. La premier ha ricordato di essere stata accusata persino di avere “le mani sporche di sangue” e di essere responsabile della morte di una bambina non vaccinata. A suo giudizio, affermazioni di questo tipo descrivono soprattutto chi le pronuncia. “Ho le spalle larghe”, ha aggiunto, spiegando però che le ha fatto male vedere persone a lei vicine insultate o attaccate con l’obiettivo di colpire lei.
La critica che più l’ha fatta riflettere è stata invece un’altra: “Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la Nazione”. Meloni ha ammesso che è vero e ha descritto le difficoltà quotidiane attraverso l’immagine di chi sembra “nuotare nella colla”, perché da fuori non sono visibili le migliaia di ostacoli che possono rendere ogni decisione molto più complicata di quanto appaia.
La speranza per il futuro dell’Italia
Guardando all’eventualità che in futuro siano altri a guidare il Paese, Meloni ha detto di augurarsi che chi riceverà la fiducia degli italiani non disperda quanto è stato costruito durante il suo governo. Secondo la presidente del Consiglio, oggi l’Italia è più affidabile e attrattiva perché ha raggiunto una maggiore stabilità e credibilità. Un risultato che attribuisce anche alla strategia portata avanti negli anni da una maggioranza politica compatta. “Noi tifiamo per l’Italia, sempre e comunque”, ha affermato, auspicando che questa eredità venga preservata anche da eventuali futuri governi.
La crescita del 2026 può arrivare all’1%
Sul fronte economico, Meloni ha sostenuto che l’Italia sta resistendo in un quadro internazionale particolarmente difficile e incerto. I dati relativi ai primi sei mesi dell’anno, secondo la premier, potrebbero portare a una crescita dell’1% nel 2026, in linea o persino superiore a quella dell’area euro. La presidente del Consiglio ha comunque riconosciuto che l’economia italiana fatica da molti anni a mantenere una crescita sostenuta e costante. Tra i fattori che pesano ha indicato il costo dell’energia, che limita la competitività delle imprese nonostante l’Italia continui a registrare risultati record sul fronte dell’export, e la bassa produttività.
Quest’ultimo problema, ha spiegato, dipende in parte dalla struttura del sistema produttivo italiano, composto prevalentemente da micro e piccole imprese, e in parte da investimenti ancora insufficienti nell’innovazione, nella ricerca e nel capitale umano. Il governo sta lavorando su questi aspetti, ma gli effetti, secondo Meloni, potranno essere valutati soltanto nel medio periodo.
Meloni: “Mi pesa non aver potuto fare di più sul caro energia”
La premier ha riconosciuto anche il peso della dipendenza italiana dall’estero nel settore energetico. Su questo fronte, ha rivendicato gli interventi già realizzati e quelli ancora in corso: dalla diversificazione delle fonti di approvvigionamento all’accelerazione sulle rinnovabili, fino alla riapertura del capitolo del nucleare, soprattutto quello di nuova generazione. Meloni ha citato inoltre gli ultimi provvedimenti destinati ad accelerare le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. L’obiettivo dichiarato è aumentare l’autonomia energetica nazionale e ridurre i costi.
La presidente del Consiglio ha però ammesso di avere un rammarico: “Mi pesa molto non aver potuto fare di più per famiglie e imprese proprio rispetto al caro energia”. Ha ricordato che soprattutto nella prima parte della legislatura una quota significativa delle risorse disponibili è stata destinata a questo problema e ha assicurato che il governo continuerà a intervenire.
Meloni difende la linea del centrodestra sull’AfD
Parlando dell’AfD e dei movimenti politici che negli ultimi anni sono cresciuti in Europa, Meloni ha sostenuto che i tentativi dell’establishment di isolare queste forze attraverso i cosiddetti “cordoni sanitari” non abbiano prodotto risultati. Secondo la premier, questi movimenti hanno portato al centro del dibattito temi come la difesa dell’identità, il contrasto all’immigrazione illegale di massa e il timore dell’islamizzazione dell’Europa. A suo giudizio, anziché tentare di escludere queste istanze dal confronto politico, bisognerebbe ascoltarle e fornire risposte.
Meloni ha indicato come esempio il centrodestra italiano, citando le politiche sull’immigrazione clandestina, la difesa dei confini, la tutela delle fasce più fragili, l’attenzione alle periferie e la centralità del lavoro. Ha inoltre sottolineato che il quadro politico italiano è, a suo avviso, “radicalmente diverso” da quello della Germania e di altri Paesi.
Lo scontro sull’antisemitismo
Un altro passaggio dell’intervista ha riguardato l’antisemitismo. Meloni ha affermato che il centrodestra lo contrasta “senza ambiguità”, mentre, secondo la sua valutazione, una parte dell’elettorato di centrosinistra lo considererebbe invece accettabile. La premier ha sostenuto che il contrasto a ogni forma di antisemitismo dovrebbe essere un obiettivo condiviso da tutte le componenti culturali, sociali e politiche del Paese. A proposito del dibattito sul disegno di legge sull’antisemitismo, ha ricordato la discussione avvenuta nella precedente legislatura durante l’istituzione della cosiddetta Commissione Segre.
In quell’occasione, Fratelli d’Italia aveva proposto di adottare la definizione dell’Ihra, includendo, secondo Meloni, non soltanto le forme di antisemitismo legate al nazifascismo, ma anche quelle riconducibili all’integralismo islamista e alle posizioni che sostengono l’annientamento dello Stato di Israele. La proposta, ha ricordato la presidente del Consiglio, venne respinta dalla maggioranza dell’epoca. Oggi, a suo giudizio, la questione torna a dividere la sinistra perché una parte significativa del suo elettorato avrebbe difficoltà a condannare senza riserve ogni forma di antisemitismo. Meloni ha richiamato anche la presenza di persone che inneggiavano ad Hamas durante l’ultima manifestazione organizzata davanti a Montecitorio.
La ZES unica e il matrimonio egualitario
Nel confronto con l’opposizione, Meloni ha parlato anche dell’estensione della ZES unica del Mezzogiorno all’intero territorio nazionale. La premier ritiene che ci siano le condizioni per approvare insieme alla minoranza almeno la parte relativa alla semplificazione. Meloni ha ricordato che quando il governo aveva introdotto la ZES unica, l’opposizione l’aveva definita “un fallimento annunciato”. Ora, secondo la presidente del Consiglio, il fatto che Elly Schlein sostenga l’estensione dello strumento rappresenta il riconoscimento che quella valutazione era sbagliata. Con una battuta politica, Meloni ha osservato che, se l’unica proposta condivisa dal Campo largo consiste nell’estendere un provvedimento già realizzato dal suo governo, allora l’opposizione sarebbe ancora indietro sul piano programmatico.
Sul matrimonio egualitario, invece, la premier ha espresso una posizione contraria a nuove modifiche legislative. Alla domanda se l’Italia arriverà prima o poi al matrimonio tra persone dello stesso sesso, ha risposto di ritenere l’attuale quadro normativo “equilibrato e di buon senso” e di non considerare necessarie modifiche.
L’Europa secondo Meloni: più cooperazione e sovranità
La premier ha poi preso le distanze dalla visione europea espressa da Mario Draghi, secondo il quale il futuro dell’Unione dovrebbe passare anche dalla costruzione di un’Europa più federale. Meloni ha riconosciuto che il funzionamento dell’Ue si è dimostrato inadeguato davanti alle grandi sfide attuali e ha detto di essere favorevole a un cambio di passo. Non ritiene però che la risposta debba essere una maggiore integrazione, il superamento dell’unanimità o un modello federale nel quale gli Stati nazionali perdano ampi margini di sovranità.
La sua posizione, condivisa dalla famiglia dei conservatori europei, è invece quella di un’Europa confederale, nella quale i Paesi membri mantengano un’ampia autonomia ma collaborino in maniera più efficace sulle questioni strategiche. Meloni ha osservato che questa impostazione starebbe guadagnando spazio anche perché diversi Stati membri chiedono ora di utilizzare maggiormente la cooperazione rafforzata.
Meloni: “Non mi alleo con chi vota contro il sostegno all’Ucraina”
Infine, Meloni ha chiarito di non essere disposta a costruire alleanze politiche con forze che votano contro il sostegno alla difesa dell’Ucraina. Per spiegare questa posizione ha parlato di sé in terza persona, affermando che “Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale”.
La presidente del Consiglio ha rivendicato di essere una persona “seria” e di non essere “buona per tutte le stagioni”. Chi cerca un premier disposto a cambiare posizione in base all’appoggio ricevuto da un partito o da un altro, ha detto, dovrebbe rivolgersi altrove. “Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove. E credo anche di sapere dove, perché ci siamo già passati”, ha concluso Meloni.
