Arturo Angelo Sereno aveva 29 anni e sognava di diventare pompiere. L’11 settembre 2001 non indossava però la divisa dei vigili del fuoco: lavorava come tecnico dei sistemi di aria condizionata per un’azienda di Brooklyn.
Quando vide la Torre Nord del World Trade Center colpita dal primo aereo e i soccorritori correre verso il grattacielo, decise di seguirli. Conosceva bene quegli uffici perché tra i clienti dell’azienda per cui lavorava c’era anche Cantor Fitzgerald, la società finanziaria che occupava alcuni dei piani più alti della Torre Nord.
Sereno entrò nell’edificio per aiutare e non ne uscì più.
La sua è una delle centinaia di storie italiane rimaste per 25 anni dentro la memoria dell’11 settembre. Ora un progetto ha provato a riunirle per la prima volta, mettendo insieme 411 nomi di vittime di origine italiana e italo-americana, con fotografie, età, luoghi di residenza e testimonianze delle famiglie.
I 411 nomi italiani dell’11 settembre
Il progetto si chiama “Non dimenticheremo” ed è un’iniziativa indipendente e senza scopo di lucro che viene presentata l’11 settembre 2026 al Consolato Generale d’Italia a New York, nel giorno del venticinquesimo anniversario degli attentati.
A realizzarlo è stato Giulio Picolli, che per mesi ha lavorato sui registri ufficiali, incrociando documenti e fonti, cercando fotografie e contattando direttamente le famiglie delle vittime.
L’obiettivo non era soltanto compilare un elenco, ma restituire un volto alle persone nascoste dietro i numeri.
Per ogni vittima vengono raccolti, quando disponibili, fotografia, età e luogo di residenza. La ricerca resta aperta: stabilire con precisione l’origine italiana delle persone presenti nei registri non è sempre possibile e nuove informazioni potranno essere aggiunte grazie alle segnalazioni delle famiglie.
Joseph Agnello, il pompiere che aveva già finito il turno
Tra quei nomi c’è quello di Joseph Agnello, vigile del fuoco italoamericano della caserma 118 di Brooklyn.
Quando gli aerei colpirono il World Trade Center, Agnello aveva già terminato il proprio turno. Avrebbe potuto tornare a casa. Scelse invece di salire sul camion insieme ad altri cinque colleghi e dirigersi verso Manhattan.
Il gruppo partecipò alle operazioni di evacuazione del Marriott Hotel, situato nel complesso del World Trade Center, contribuendo a portare in salvo centinaia di persone. Agnello e i suoi compagni morirono nel crollo delle Torri Gemelle.
La sua storia è una delle tante che raccontano anche un altro lato dell’11 settembre: quello di chi, mentre migliaia di persone cercavano disperatamente di allontanarsi dalle torri, scelse volontariamente di andare nella direzione opposta.
Luigi Calvi, assunto tre mesi prima alla Cantor Fitzgerald
Poi c’è Luigi Calvi.
Aveva 34 anni, era nato a Napoli e lavorava alla Cantor Fitzgerald, la società che più di ogni altra pagò in termini di vite umane l’attacco al World Trade Center.
Era stato assunto appena tre mesi prima dell’11 settembre. Sua madre viveva negli Stati Uniti, nel New Jersey, ma quando era incinta era tornata in Italia per farlo nascere a Napoli. Calvi non aveva mai preso la cittadinanza americana ed era particolarmente legato alle proprie origini italiane.
Quella mattina si trovava al 104esimo piano della Torre Nord.
L’impatto del volo American Airlines 11 avvenne tra il 93esimo e il 99esimo piano, rendendo impossibile la fuga per chi si trovava ai livelli superiori. Calvi morì insieme a centinaia di colleghi della Cantor Fitzgerald, che nell’attentato perse 658 dipendenti.
Una bandiera italiana composta dai nomi delle vittime
Le 411 storie raccolte nel progetto diventano anche un’immagine.
“Non dimenticheremo” comprende infatti una bandiera tricolore composta dai nomi delle vittime, ispirata alla “Flag of Honor” statunitense. Il sito e la pubblicazione dedicata al progetto sono pensati come un archivio destinato a crescere nel tempo, attraverso nuove fotografie, informazioni e testimonianze.
È un lavoro che assume un significato particolare proprio nel 2026.
A 25 anni dagli attentati, milioni di persone non hanno alcun ricordo diretto dell’11 settembre. Le immagini degli aerei contro le Torri Gemelle e del crollo del World Trade Center stanno progressivamente passando dalla memoria vissuta alla storia.
Ed è proprio in questo passaggio che quei 411 nomi acquistano un peso diverso. Perché dietro il numero delle 2.977 vittime dell’11 settembre ci sono migliaia di vite interrotte, famiglie e storie individuali.
Tra loro c’erano anche centinaia di uomini e donne con radici italiane. Venticinque anni dopo, il progetto prova a fare ciò che il suo stesso nome promette: non dimenticarli.
