Alessandro Romano giocherà con la nazionale italiana. Il 10 settembre la FIFA ha approvato il cambio di nazionalità sportiva del centrocampista ventenne del Cagliari, nato a Winterthur e cresciuto nelle selezioni giovanili elvetiche fino alla fascia di capitano dell’Under 19: da quel momento è convocabile da Roberto Mancini. In Svizzera la decisione ha aperto una polemica che però non colpisce il giocatore. Ai microfoni di RSI Sport, gli ex nazionali Valon Behrami e Blerim Džemaili hanno puntato il dito contro la federazione elvetica, accusata di non essersi mossa per tempo su un talento che tutti, nell’ambiente, avevano già individuato da anni.
L’atto d’accusa di Behrami: “Una grande dormita”
“Per quanto riguarda Romano, per me è una grande dormita da parte della federazione sotto tutti i punti di vista“, ha dichiarato Behrami, 41 anni, 83 presenze con la Svizzera e una carriera tra Lazio, Fiorentina, Napoli, Amburgo e Watford. L’ex centrocampista ha ricordato di aver provato a portare il ragazzo in Inghilterra durante un proprio periodo di attività oltremanica: “Un ragazzo che due anni fa abbiamo cercato di portare al Watford a tutti i costi. La Roma ci credeva troppo, ma tutti sapevano il talento che si vedeva. Tutti lo sapevano“.
Il punto, per Behrami, è la dimensione della perdita: “È un ragazzo che fa dieci anni di centrocampo da nazionale svizzera“. Non un giovane da monitorare, ma un titolare potenziale per un ciclo intero.
Il messaggio di Džemaili a Donadoni
Sulla stessa linea Blerim Džemaili, 40 anni, ex Bologna, Napoli, Parma e Genoa, che ha portato in studio un episodio personale. “La nostra nazionale ha dormito. Ha dormito perché questo giocatore si vedeva già da anni che era forte“, ha detto. “Io a gennaio, quando è andato allo Spezia, ho scritto un messaggio a Donadoni: gli ho detto che adesso aveva preso un bel giocatore“.
Il riferimento è al gennaio 2026, quando Romano lasciò la Roma in prestito per la Serie B e trovò sulla panchina ligure Roberto Donadoni, subentrato a novembre 2025 e poi esonerato nel marzo successivo. Un ex nazionale svizzero segnalava il ragazzo a un tecnico italiano mentre la propria federazione, sostiene Džemaili, non si muoveva.
Il metodo, non la scelta di Alessandro Romano
Il passaggio più duro di Behrami riguarda il funzionamento dei quadri federali. “Qui è grave. Non capisco in federazione come si muovono: noi li vediamo ai Mondiali, li vediamo alle qualificazioni, ma durante l’anno ti devi muovere. Non è che puoi andare dopo la prima volta che ha fatto gol e presentarti allo stadio, non funziona così. E non è che al giocatore fa piacere“. Poi il riferimento al bacino di selezionabili, limitato per un Paese di nove milioni di abitanti: “Bisogna andare a prendere questo tipo di situazioni, anche perché non abbiamo un bacino così enorme“.
Nessuno dei due ha messo in discussione la legittimità della decisione di Romano. “Alla fine qualcuno sceglie il cuore e ci sta, sono scelte che uno fa e bisogna accettarle“, ha chiuso Džemaili. “Però quello che è importante, come dice Valon, è che bisogna fare qualcosa di più: bisogna fare di tutto per poterlo tenere. Poi se uno sceglie, sceglie“. L’accusa, in altri termini, è di aver messo il giocatore nelle condizioni di dover scegliere.
Il tentativo tardivo di Yakin
La federazione elvetica si è mossa, ma a estate inoltrata. Il commissario tecnico Murat Yakin è volato in Sardegna: era presente sugli spalti dell’Unipol Domus per Cagliari-Inter e, secondo quanto riportato dal quotidiano svizzero Blick, una delegazione dell’ASF ha incontrato il giocatore senza ottenere il risultato sperato. Il Corriere dello Sport aveva anticipato il viaggio come un tentativo di riportare Romano sui propri passi.
Il margine regolamentare esisteva: pur avendo vestito le maglie giovanili elvetiche dall’Under 16 all’Under 20, Romano non ha mai disputato gare ufficiali con la nazionale maggiore svizzera e, in possesso del doppio passaporto, poteva chiedere il cambio di associazione. La FIGC si era mossa prima, con un contatto diretto di Mancini.
Chi è Alessandro Romano
Nato a Winterthur il 17 giugno 2006 da famiglia di origine italiana, mancino, centrocampista di 180 centimetri, impiegato come regista davanti alla difesa ma utilizzabile anche da mezzala. È figlio d’arte: secondo Blick il padre Umberto è stato allenatore di Zurigo e Winterthur.
Comincia a giocare nel Winterthur a sei anni. Nel 2022, durante una gara delle nazionali Under 16 tra Italia e Svizzera, viene notato da un osservatore della Roma e segnalato al settore giovanile giallorosso: a sedici anni si trasferisce a Trigoria. La stagione della svolta è la 2024/25, chiusa in doppia cifra tra gol e assist con la Primavera; l’esordio in Serie A con la Roma arriva nell’annata successiva.
Nel gennaio 2026 il prestito allo Spezia, dove diventa titolare fisso in Serie B con una ventina di presenze. In estate il Cagliari lo preleva dalla Roma con la formula del prestito con obbligo di riscatto, per un’operazione che le ricostruzioni di mercato collocano tra i cinque e i sette milioni di euro. Con Fabio Pisacane trova spazio immediato: esordio in Coppa Italia contro l’Arezzo, poi il gol decisivo al Tardini contro il Parma nella prima giornata di campionato. Su quella partita, secondo la Gazzetta dello Sport, c’era anche Mancini in tribuna.
Nel percorso elvetico Romano ha giocato l’Europeo Under 17 del 2023 e ha indossato la fascia di capitano praticamente in ogni categoria giovanile. La chiamata dell’Under 21 svizzera non è mai arrivata: il suo nome era comparso soltanto tra le riserve.
Cosa succede ora
Le prime convocazioni del secondo ciclo di Mancini, nominato commissario tecnico il 29 luglio, saranno comunicate venerdì 18 settembre. Gli Azzurri affronteranno quattro gare di Nations League in una sosta allargata: il 25 settembre il Belgio allo stadio Olimpico, il 28 la Turchia in trasferta, il 2 ottobre la Francia fuori casa e il 5 di nuovo la Turchia in Italia. Il commissario tecnico ha annunciato una lista ampia con spazio a cinque o sei giovani, e il nome di Romano è tra quelli in corsa.
Per l’Italia è un innesto a costo zero in un reparto che il nuovo corso vuole ringiovanire. Per la Svizzera resta il conto presentato in diretta televisiva da due dei suoi ex centrocampisti più rappresentativi: non la perdita di un giocatore, ma un metodo di lavoro da rivedere prima del prossimo caso.
