Emma Bonino è morta a 78 anni, dopo una vita trascorsa in prima linea tra battaglie per i diritti civili, politica e impegno internazionale. La storica leader radicale, già ministra degli Esteri e commissaria europea, era stata ricoverata nei giorni scorsi al Santo Spirito di Roma per una grave crisi respiratoria.
Le sue condizioni erano rimaste delicate e avevano reso necessario il ricovero in terapia intensiva. Soltanto ieri, 10 settembre, Bonino aveva lasciato il reparto ed era stata trasferita in una struttura privata.
Con la sua morte si chiude una delle parabole politiche più riconoscibili della Repubblica italiana. Per quasi mezzo secolo Bonino ha fatto della libertà individuale e della difesa dei diritti il centro della propria attività politica.
Dalla militanza radicale alla politica nazionale
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino si era laureata in Lingue e letterature moderne all’Università Bocconi di Milano nel 1972. La sua formazione linguistica aveva contribuito a darle quella vocazione internazionale che avrebbe caratterizzato gran parte della sua attività successiva.
La politica era entrata presto nella sua vita attraverso il Partito Radicale e le battaglie per l’autodeterminazione individuale. Negli anni Settanta era stata tra le protagoniste delle campagne per la legalizzazione dell’aborto e si era autodenunciata per aver praticato aborti clandestini, trasformando anche la propria vicenda personale in uno strumento di denuncia politica.
Nel 1976, a soli 28 anni, era stata eletta per la prima volta alla Camera dei deputati nelle liste del Partito Radicale. Sarebbe tornata a Montecitorio in diverse legislature, fino alla nuova elezione del 2006. Il Parlamento italiano sarebbe rimasto uno dei luoghi centrali della sua lunga attività politica.
Le battaglie di Emma Bonino per l’aborto, i diritti civili e l’autodeterminazione
Il nome di Bonino era rimasto legato soprattutto alla stagione delle grandi battaglie radicali sui diritti individuali. La legalizzazione dell’aborto era stata una delle prime campagne attraverso cui aveva conquistato notorietà nazionale, ma il suo impegno si era esteso negli anni a numerose altre questioni.
Aveva partecipato alle iniziative referendarie su aborto e nucleare e aveva fatto della libertà di scelta individuale uno dei principi fondamentali della propria attività politica. Una posizione che l’aveva portata spesso a scontrarsi con i partiti tradizionali e con una parte dell’opinione pubblica, ma che aveva anche contribuito a renderla una delle figure più riconoscibili del radicalismo italiano.
Parallelamente all’attività parlamentare, Bonino aveva sviluppato una forte dimensione internazionale. Nel 1978 aveva fondato e assunto la segreteria di Food and Disarmament International, impegnandosi nella campagna internazionale contro la fame nel mondo.
L’Europa e le battaglie oltre i confini italiani
Nel 1979 era arrivata la prima elezione al Parlamento europeo, all’inizio di una lunga esperienza nelle istituzioni comunitarie. Bonino sarebbe stata rieletta negli anni successivi, alternando l’attività europea a quella nella politica italiana. Le sue esperienze a Strasburgo e Bruxelles avevano rafforzato ulteriormente il profilo internazionale della dirigente radicale.
Negli anni Novanta il suo impegno si era concentrato anche sulla giustizia internazionale. Aveva promosso campagne per la creazione di tribunali ad hoc destinati a giudicare i crimini commessi nell’ex Jugoslavia e in Rwanda e per l’istituzione della Corte penale internazionale.
Era stata inoltre tra le figure più attive nella campagna per la moratoria universale della pena di morte, arrivata all’approvazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2007. A quelle battaglie si erano affiancate la fondazione di organizzazioni come Nessuno Tocchi Caino e Non c’è Pace senza Giustizia, nate proprio con l’obiettivo di portare sul piano internazionale le battaglie radicali per i diritti umani.
La commissaria europea e le crisi umanitarie
Il momento di maggiore responsabilità internazionale era arrivato nel 1994, quando Bonino era stata nominata commissaria europea, con deleghe alla pesca, alla politica dei consumatori e agli aiuti umanitari. Nel corso del mandato aveva seguito alcune delle principali emergenze internazionali degli anni Novanta, a partire dalla crisi dei Grandi Laghi africani seguita al genocidio in Rwanda e dai conflitti nei Balcani. Nel 1997 le sue competenze erano state ampliate alla sicurezza alimentare.
L’attività internazionale non si era limitata alle istituzioni comunitarie. Bonino aveva guidato missioni di osservazione elettorale in Ecuador nel 2002 e in Afghanistan nel 2005 e aveva seguito direttamente diverse aree di crisi. Negli anni trascorsi al Cairo aveva inoltre studiato l’arabo e curato una rassegna della stampa araba per Radio Radicale.
Il suo impegno internazionale aveva riguardato anche le mutilazioni genitali femminili, una battaglia destinata a sfociare nella risoluzione dell’Onu del 2012 per la messa al bando universale della pratica.
Dal governo Prodi alla Farnesina
Dopo l’esperienza europea, Bonino era tornata stabilmente sulla scena politica italiana. Nel 2006 era entrata nel secondo governo guidato da Romano Prodi come ministra del Commercio internazionale e ministra senza portafoglio per le Politiche europee.
Nel 2008 era stata eletta al Senato e aveva ricoperto per l’intera XVI legislatura l’incarico di vicepresidente di Palazzo Madama. In quegli anni aveva presieduto anche la Commissione per la parità e le pari opportunità.
Il punto più alto della sua esperienza istituzionale nazionale era arrivato nel 2013, quando Enrico Letta l’aveva scelta come ministra degli Affari esteri. Bonino era rimasta alla Farnesina fino al febbraio 2014, portando al governo l’esperienza accumulata in decenni di attività internazionale.
La malattia di Emma Bonino
Alla lunga storia politica si era aggiunta, nel frattempo, una battaglia molto più personale. Nel 2015 a Bonino era stato diagnosticato un microcitoma al polmone sinistro, una forma particolarmente aggressiva di tumore polmonare. Erano seguiti anni di terapie e controlli, affrontati senza interrompere l’attività pubblica.
Dopo circa otto anni di cure, Bonino aveva annunciato la conclusione positiva del trattamento. Anche durante la malattia aveva scelto di non ritirarsi dalla scena pubblica, continuando a intervenire sulle questioni politiche e sui temi che avevano caratterizzato la sua attività.
Negli ultimi anni aveva dovuto affrontare anche altri problemi di salute. Nel novembre 2025 era stata ricoverata al Santo Spirito di Roma e successivamente trasferita alla Stroke Unit del San Filippo Neri. In quell’occasione era stata esclusa una recidiva del tumore polmonare e il quadro era stato ricondotto a un problema di natura metabolica.
L’ultimo ricovero era arrivato il 7 settembre 2026, quando una crisi respiratoria aveva reso necessario il trasporto in codice rosso al Santo Spirito e il successivo ricovero in terapia intensiva.
L’ultimo capitolo politico con +Europa
Nel 2018 Bonino era tornata in Parlamento, venendo eletta al Senato nel collegio di Roma-Gianicolense. Durante la XVIII legislatura aveva fatto parte della Commissione Politiche dell’Unione europea e della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Parallelamente aveva consolidato il proprio nuovo progetto politico, +Europa, di cui era diventata una delle figure di riferimento. Anche dopo aver lasciato Palazzo Madama aveva continuato a intervenire nel dibattito pubblico, mantenendo al centro dei propri interventi l’europeismo, il liberalismo, i diritti individuali e la politica internazionale.
Una figura difficile da collocare
Nel corso della sua carriera Emma Bonino aveva ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Principe delle Asturie per la cooperazione internazionale nel 1998 e l’Atlantic Council Freedom Award nel 2012. Dal 2009 era inoltre Commendatore della Legion d’onore francese.
Era stata una figura spesso controversa, capace di suscitare consensi fortissimi ma anche opposizioni altrettanto nette. La sua idea della politica non era mai stata quella della ricerca del compromesso a ogni costo: le battaglie sui diritti civili, sulla pena di morte, sulla giustizia internazionale e sull’Europa erano state affrontate con una coerenza che aveva rappresentato al tempo stesso la sua principale forza e uno dei motivi delle numerose polemiche che l’avevano accompagnata.
L’eredità di Emma Bonino
Con la sua morte si chiude una delle parabole politiche più lunghe e riconoscibili della Repubblica italiana. Dalla militanza radicale degli anni Settanta fino ai palazzi delle istituzioni italiane ed europee, Bonino ha attraversato quasi cinquant’anni di storia politica senza smettere di occuparsi dei temi che avevano segnato l’inizio del suo percorso.
La sua eredità non si esaurisce negli incarichi ricoperti o nelle campagne vinte. Rimane soprattutto nelle battaglie per l’autodeterminazione, nella difesa dei diritti umani e nell’idea di un’Italia profondamente inserita nell’Europa e nella comunità internazionale.
