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Emma Bonino e Marco Pannella, storia di un sodalizio politico tra battaglie e scontri

Si conobbero negli anni Settanta e per decenni furono i due volti più riconoscibili del mondo radicale. Un rapporto costruito sulle battaglie comuni, attraversato dalle differenze e segnato negli ultimi anni da una dolorosa rottura

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Emma Bonino parla al microfono, Marco Pannella sullo sfondo.

ANSA/ CIRO FUSCO

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Per decenni è stato difficile pronunciare il nome di Emma Bonino senza pensare a Marco Pannella. Due personalità profondamente diverse, unite da una stagione politica che avrebbe portato nelle piazze e nelle istituzioni italiane battaglie considerate inizialmente minoritarie e destinate, in alcuni casi, a cambiare il Paese.

Il loro non fu mai un rapporto semplice. Fu un sodalizio politico, umano e intellettuale durato circa quarant’anni, fatto di campagne condivise, disobbedienza civile, digiuni e discussioni. Ma anche di differenze profonde e, nell’ultima parte della vita di Pannella, di una frattura che Bonino avrebbe ricordato a lungo come una ferita.

L’incontro negli anni Settanta

Bonino incontrò Pannella nel 1974, quando aveva già iniziato a frequentare il mondo radicale attraverso Adele Faccio e la battaglia contro l’aborto clandestino. Molti anni dopo avrebbe ricordato il loro primo incontro nella sede del Partito Radicale: Pannella ai fornelli, una pasta al burro improvvisata e, già dal giorno successivo, l’inizio delle battaglie comuni.

La politica li avrebbe legati molto più di una normale amicizia. Bonino stessa, ricordando Pannella, avrebbe spiegato che il loro rapporto era nato da un impegno e da una passione enormi, più che dalla semplice frequentazione personale.

Nel 1976 arrivò uno dei primi passaggi decisivi: Bonino, a 28 anni, entrò alla Camera insieme allo stesso Pannella e ad altri esponenti radicali. Da quel momento i loro nomi sarebbero diventati due dei simboli di una stagione politica fondata sulla disobbedienza civile e sull’idea che anche una minoranza potesse costringere il Paese a discutere temi fino a quel momento rimasti ai margini.

Due caratteri diversi, le stesse battaglie

Aborto, divorzio, obiezione di coscienza, fame nel mondo, pena di morte, giustizia internazionale. Pannella e Bonino condivisero alcune delle più importanti campagne radicali, ma lo fecero con stili molto diversi.

Pannella era l’uomo delle provocazioni, dei digiuni e delle iniziative capaci di rompere gli schemi della comunicazione politica. Bonino aveva un approccio più metodico e istituzionale, destinato negli anni a portarla dal Parlamento italiano a quello europeo, fino alla Commissione europea e alla Farnesina.

Era proprio quella diversità, secondo Bonino, ad averli resi per molto tempo complementari. In un’intervista avrebbe raccontato che Pannella era più fantasioso, mentre lei era più ordinata e portata allo studio. Una differenza di carattere che non impedì ai due di sostenersi reciprocamente: Bonino seguì Pannella nella campagna contro la fame nel mondo, mentre lui sostenne le sue battaglie per la Corte penale internazionale e sull’ex Jugoslavia.

Le tensioni e la rottura con Pannella

Un rapporto così lungo non fu privo di scontri. Le divergenze divennero particolarmente evidenti negli ultimi anni della vita di Pannella e nel 2015 la frattura esplose pubblicamente.

Il leader radicale accusò Bonino di essersi progressivamente allontanata dal movimento e criticò duramente alcune sue scelte. Lei respinse l’idea di aver abbandonato i Radicali, ma evitò a lungo di alimentare pubblicamente lo scontro.

Dietro le divergenze politiche c’era ormai anche una ferita personale. A distanza di anni Bonino avrebbe raccontato di non aver mai compreso fino in fondo le ragioni di quella rottura. «Si smise di parlarsi», ha ricordato nel maggio 2026, descrivendo la decisione di Pannella come una rottura unilaterale che le aveva fatto «molto male».

Era il finale doloroso di un rapporto che aveva attraversato quasi tutta la loro vita politica.

La morte di Pannella e l’ultimo saluto di Bonino

Quando Marco Pannella morì il 19 maggio 2016, a 86 anni, le tensioni degli ultimi tempi non cancellarono ciò che era venuto prima.

Bonino lo ricordò come un uomo che non aveva ricevuto in vita tutti i riconoscimenti che avrebbe meritato e sottolineò il valore del suo modo di intendere la politica, della nonviolenza e della capacità di rompere i conformismi. Qualche mese più tardi lo avrebbe definito “il grande compagno della mia vita politica”, ammettendo che, nonostante la burrasca finale, tra loro era rimasto un legame profondo.

La morte di Pannella aprì anche la questione della sua eredità politica. Bonino rifiutò l’idea che qualcuno potesse proclamarsi unico depositario del pannellismo, invitando il mondo radicale a non dividersi tra presunti “veri eredi”.

Due nomi dentro la stessa stagione politica

Bonino avrebbe poi continuato il proprio percorso autonomamente, diventando uno dei principali punti di riferimento dell’area radicale ed europeista e contribuendo alla nascita di +Europa. Ma il suo nome sarebbe rimasto inevitabilmente legato a quello di Pannella.

Non perché i due avessero sempre pensato allo stesso modo. Al contrario, la loro storia è stata fatta anche di contrasti, autonomia e persino di una rottura mai davvero ricomposta.

A unirli è rimasta soprattutto una concezione della politica come battaglia, nella quale anche le cause apparentemente destinate alla sconfitta meritavano di essere portate avanti. Dall’aborto alla pena di morte, dalla nonviolenza alla giustizia internazionale, molte delle campagne che hanno segnato la loro vita hanno superato i confini del Partito Radicale.

Con la morte di Emma Bonino, dieci anni dopo quella di Pannella, si chiude definitivamente anche la storia della coppia politica che più di ogni altra ha rappresentato la stagione del radicalismo italiano: due vite diverse, unite per decenni dalle stesse battaglie e separate, alla fine, da una ferita che neppure il tempo era riuscito completamente a cancellare.

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