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Emma Bonino, le battaglie di una vita: aborto, diritti civili, Europa e pena di morte

Dall'autodeterminazione delle donne alla lotta contro la fame nel mondo, dalla liberalizzazione delle droghe leggere alla difesa dello Stato di diritto, fino al progetto degli Stati Uniti d'Europa, il suo percorso ha attraversato alcune delle principali battaglie civili e politiche dell'Italia repubblicana

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Emma Bonino

Emma Bonino | ANSA/ANGELO CARCONI - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Per oltre cinquant’anni Emma Bonino ha legato la propria esperienza politica a un’idea precisa: la libertà individuale come principio da difendere anche quando le sue posizioni erano minoritarie. Dall’autodeterminazione delle donne alla lotta contro la fame nel mondo, dalla liberalizzazione delle droghe leggere alla difesa dello Stato di diritto, fino al progetto degli Stati Uniti d’Europa, il suo percorso ha attraversato alcune delle principali battaglie civili e politiche dell’Italia repubblicana.

Gli inizi di Emma Bonino tra Milano e il Partito Radicale

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino era la seconda di tre figli. Dopo la maturità si trasferì a Milano, dove studiò alla Bocconi e nel 1972 si laureò in Lingue e letterature straniere con una tesi dedicata a Malcolm X. Il suo impegno politico maturò negli anni Settanta, in una fase nella quale le nuove generazioni rivendicavano nelle piazze una maggiore attenzione ai diritti civili, con particolare riferimento alla condizione delle donne.

Nel 1975 Bonino fu tra le fondatrici del CISA, Centro d’Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto, e si autodenunciò per il reato di procurato aborto, allora previsto dalla legge italiana. L’anno successivo il Partito Radicale partecipò per la prima volta alle elezioni politiche e Bonino, capolista alla Camera in numerose circoscrizioni, venne eletta a soli 28 anni.

L’aborto e l’autodeterminazione delle donne

La legalizzazione dell’aborto fu una delle prime grandi battaglie che resero Bonino una figura riconoscibile del radicalismo italiano. Insieme a Marco Pannella e agli altri esponenti radicali sostenne una campagna che portò al referendum abrogativo del 1981, dopo l’approvazione della legge che aveva modificato il quadro normativo sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Il principio alla base della sua posizione rimase quello della libertà di scelta personale. Anni dopo lo avrebbe riassunto così: “Sulla vita ci deve essere una libertà di scelta personale, non c’è nulla di estremista nel dirlo, mia madre che è cattolica mi ha insegnato il libero arbitrio”. La laicità e l’autodeterminazione diventarono così due elementi costanti della sua attività politica, applicati a temi diversi nel corso dei decenni.

Dalla lotta al nucleare alla liberalizzazione delle droghe

Le campagne radicali proseguirono anche su altri fronti. Emma Bonino si schierò contro il nucleare, ricorrendo alla propaganda referendaria e alla disobbedienza civile, e successivamente sostenne la liberalizzazione delle droghe leggere. Tra le posizioni più controverse ci fu anche quella a favore della distribuzione controllata di eroina in Italia, inserita nella più ampia riflessione radicale sulle politiche in materia di droghe. La sua attività non rimase però confinata alle questioni italiane. Sul piano internazionale Bonino portò avanti campagne per i diritti civili e politici, per l’abolizione della pena di morte e contro le violazioni dei diritti umani.

La lotta di Emma Bonino contro la fame nel mondo

L’impegno sui diritti si intrecciò presto con quello umanitario. Nel 1978 Emma Bonino fu tra i fondatori di Food and Disarmament International, associazione nata per promuovere una campagna mondiale contro la fame sulla base del Manifesto dei Premi Nobel. Negli anni successivi la questione della fame nel mondo rimase uno dei temi centrali della sua attività internazionale. Alla fine degli anni Ottanta e negli anni Novanta, intanto, la sua presenza politica si consolidò tra Italia ed Europa. Bonino fu presidente del Partito Radicale Transnazionale dal 1991 al 1993 e successivamente ne fu segretaria fino al 1994, rafforzando ulteriormente la dimensione internazionale del radicalismo.

La Commissione europea e le crisi umanitarie

Uno dei passaggi più importanti della sua carriera arrivò negli anni Novanta, con l’ingresso nella Commissione europea insieme a Mario Monti. Tra il 1994 e il 1999 Emma Bonino fu commissaria europea con competenze sugli aiuti umanitari, la pesca, la politica dei consumatori, la tutela della salute dei consumatori e la sicurezza alimentare, quest’ultima aggiunta alle sue deleghe nel 1997.

In questo ruolo si trovò a occuparsi di alcune delle principali crisi umanitarie provocate dai conflitti negli anni Novanta, con milioni di persone costrette a lasciare le proprie case. Tra le aree interessate ci furono i Grandi Laghi africani e i Balcani. L’esperienza nelle istituzioni europee contribuì ad allargare ulteriormente il raggio delle sue battaglie, che dalla politica italiana si spostarono sempre più verso i diritti umani e le emergenze internazionali.

L’impegno per i diritti delle donne in Africa

Un’altra campagna a cui Bonino dedicò particolare attenzione riguardò la condizione femminile nel continente africano. Dal luglio 2003 si impegnò per la ratifica del Protocollo di Maputo sui “Diritti delle donne in Africa”, collegato alla Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli. Il protocollo rappresentava, nel quadro indicato dalla sua attività, uno strumento per rafforzare la tutela dei diritti delle donne nel continente. L’impegno si inseriva anche nella più ampia opposizione di Bonino alle mutilazioni genitali femminili, una delle battaglie internazionali ricordate tra quelle portate avanti nel corso della sua carriera.

Dal Cairo al governo italiano

Una parte significativa della sua attività si sviluppò anche in Egitto, dove Bonino trascorse molto tempo e fu Distinguished Visiting Professor presso l’Università Americana del Cairo. L’esperienza nel Paese le permise di approfondire ulteriormente i temi legati ai diritti umani e alle questioni umanitarie in Medio Oriente e Nord Africa.

Nel 2006 tornò invece direttamente al governo italiano. Con il secondo governo Prodi fu nominata ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee, incarichi mantenuti fino al 2008. Successivamente venne eletta al Senato della Repubblica e il 6 maggio assunse l’incarico di vicepresidente di Palazzo Madama, che mantenne per l’intera XVI legislatura.

Le carceri e la battaglia per la giustizia

Tra le campagne che Bonino riprese nel corso della sua carriera ci fu anche quella sulle condizioni delle carceri italiane. Una battaglia già affrontata circa 25 anni prima insieme a Pannella ed Enzo Tortora tornò al centro della sua attività politica. Nel 2013 si candidò con la lista Amnistia, Giustizia e Libertà, che però non raggiunse il quorum necessario per entrare in Parlamento.

Nello stesso periodo arrivò uno degli incarichi istituzionali più importanti della sua carriera: Bonino fu nominata ministra degli Esteri nel governo Letta. Rimase alla Farnesina per poco più di nove mesi, fino alla fine dell’esecutivo.

Emma Bonino e il progetto di un’Europa più unita

L’Europa diventò progressivamente uno dei temi caratterizzanti dell’attività politica di Bonino. Alla difesa dei diritti civili si affiancò infatti la convinzione che l’integrazione europea dovesse spingersi oltre, fino alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Dopo la morte di Marco Pannella, Bonino fondò insieme a Benedetto Della Vedova +Europa, movimento nato con l’obiettivo di riunire una componente liberale, europeista e radicale.

Il progetto degli Stati Uniti d’Europa rimase anche negli ultimi anni uno dei suoi principali obiettivi politici. In vista delle elezioni europee del 2024 cercò di costruire una lista dedicata a questo progetto, ma l’operazione non decollò pienamente a causa del rifiuto di Carlo Calenda di partecipare a un’alleanza che prevedesse anche la presenza di Matteo Renzi.

La nascita di +Europa

+Europa era nata come lista elettorale nel novembre 2017, dall’incontro tra i Radicali Italiani, guidati da Emma Bonino e Riccardo Magi, e Forza Europa, il movimento liberale ed europeista fondato da Della Vedova. L’obiettivo iniziale era presentarsi alle elezioni politiche del 2018 con una formazione apertamente europeista, liberale e federalista. Dopo quell’esperienza elettorale, nel gennaio 2019 +Europa si trasformò in un vero e proprio partito. Nel nuovo soggetto politico rimasero centrali la difesa dell’integrazione europea, dei diritti civili, dello Stato di diritto e delle libertà individuali. Bonino ne sarebbe diventata presidente nel 2024.

La malattia e il ritorno alla vita pubblica

Nel gennaio 2015 Emma Bonino aveva annunciato di avere un tumore al polmone sinistro, identificato come un microcitoma polmonare, una forma particolarmente aggressiva di carcinoma polmonare. Al momento della diagnosi il tumore era localizzato e asintomatico e l’esponente radicale aveva iniziato immediatamente la chemioterapia. Nel 2023 aveva comunicato di aver concluso con successo le terapie e di essere guarita dal tumore. Negli anni successivi aveva comunque affrontato diversi ricoveri legati soprattutto a problemi respiratori e metabolici.

Nell’ottobre 2024 era stata ricoverata per problemi respiratori e, dopo una settimana, era stata dimessa. Il 5 novembre aveva ricevuto a sorpresa la visita di Papa Francesco, un episodio che era stato letto anche come testimonianza della capacità di Bonino di dialogare con ambienti religiosi progressisti pur mantenendo una posizione fortemente laica. La leader radicale è morta a Roma l’11 settembre 2026.

Il lascito politico di Emma Bonino

Dall’autoaccusa per il procurato aborto alle campagne contro il nucleare e per la liberalizzazione delle droghe leggere, dalla lotta alla fame nel mondo all’opposizione alla pena di morte, dalle condizioni delle carceri alla difesa dei diritti delle donne, il percorso di Emma Bonino è stato segnato da battaglie spesso condotte quando le sue posizioni non erano maggioritarie.

Il suo impegno ha attraversato anche la politica internazionale, la difesa della democrazia e dello Stato di diritto, la lotta contro l’autoritarismo, i genocidi e il giustizialismo. Negli ultimi anni, a fare da filo conduttore è rimasto soprattutto il progetto di un’Europa più integrata, democratica e federale.

Nel messaggio con cui +Europa ha ricordato Bonino, il partito ha riassunto questa impostazione sottolineando la sua lunga lotta contro tutto ciò che, a suo giudizio, negava le libertà e ricordando le numerose campagne per la democrazia, la giustizia internazionale, i diritti e l’autodeterminazione. Il lascito politico che il partito le attribuisce è racchiuso nella convinzione che non sia importante quante volte si debba perdere prima di riuscire a conquistare una libertà per tutti. Una sintesi coerente con un’intera carriera costruita sulla scelta di portare avanti le proprie battaglie anche quando il risultato appariva lontano.

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