Antonio Tajani ha detto che “abbiamo bisogno che si arrivi a una pace giusta” durante un punto stampa alla Fiesp, la Federazione delle imprese dello stato di San Paolo. “Continueremo ad aiutare l’Ucraina a difendersi senza mandare nostri uomini”, ha aggiunto il vicepremier e ministro degli Esteri, sottolineando che “l’Europa può fare molto” ma che il presidente ucraino non deve guardare ai singoli Paesi europei. Tajani ha consigliato a Zelensky — “da amico dell’Ucraina” — di coinvolgere «non solo la Francia e la Germania ma anche l’Italia e la Polonia», avvertendo che “non servono iniziative a gruppetti”.
Il messaggio di Tajani: unità europea e suggerimento concreto
Nel suo intervento Tajani ha richiamato la necessità di una pace giusta e ha ribadito la scelta italiana di sostenere l’Ucraina senza inviare truppe di terra. Nel passaggio citato, il ministro ha detto che “è bene coinvolgere non solo la Francia e la Germania ma anche Italia e Polonia” come misura per evitare iniziative limitate a piccoli gruppi europei. Ha inoltre affermato che “non servono iniziative a gruppetti” e che Zelensky dovrebbe guardare all’intero quadro dell’Unione europea quando cerca sostegni e negoziati.
Il richiamo all’unità è stato formulato come consiglio politico: Tajani ha descritto la partecipazione di altri Paesi Unione europea come uno strumento per allargare il fronte negoziale e per favorire una soluzione che possa essere condivisa nella sede europea. Ha anche chiarito che l’Italia continuerà ad aiutare militarmente l’Ucraina nella difesa, specificando l’assenza di invio di personale italiano in operazioni di combattimento.
I segnali diplomatici, le posizioni di Mosca e le esigenze di Kiev
Parallelamente al richiamo di Tajani, la scena diplomatica internazionale ha registrato segnali di possibile ripresa dei negoziati. Volodymyr Zelensky ha confermato di essere “pronto al compromesso” e ha detto che sui colloqui «ci stiamo muovendo verso un formato trilaterale, ma non posso rivelare i dettagli: abbiamo concordato con gli americani di lavorare prima internamente e poi comunicare pubblicamente». Dal Cremlino il portavoce Dmitry Peskov ha espresso l’auspicio di riprendere presto i colloqui con Kiev e Washington: “C’è una volontà politica comune di riprendere i negoziati trilaterali. Speriamo che riprendano in un futuro prossimo”, ha detto, aggiungendo che una “tabella di marcia” potrebbe emergere nelle prossime settimane.
Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha suggerito l’ipotesi di tornare ad Abu Dhabi per sedersi al tavolo, mentre la telefonata fra Donald Trump e Vladimir Putin fa emergere la possibilità, per i due leader, di un incontro a novembre a margine del vertice Apec in Cina. Sul fronte russo, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha contestato la buona fede di Kiev, sostenendo che la posizione di alcuni alleati europei alimenterebbe l’assenza di passi concreti ucraini verso la pace, e ha interpretato il richiamo a un cessate il fuoco immediato da parte di alcuni leader come una mossa per “guadagnare tempo”.
Nel frattempo, il conflitto mostra una nuova ondata di attacchi: i raid russi hanno colpito edifici a Kyiv causando almeno un morto e diversi feriti, con vittime anche a Mykolaiv; le bombe hanno raggiunto un valico di frontiera tra Ucraina e Moldavia provocando due morti. Zelensky ha chiesto forniture rapide, citando i missili Patriot in primis, e sanzioni “efficaci” contro la Russia, avvertendo che Mosca “non può affrontare l’inverno credendo di poter continuare con il terrorismo missilistico e dei droni senza conseguenze”.
Sul piano sanzionatorio, la Slovacchia guidata da Robert Fico sta bloccando l’estensione di misure contro Mosca e chiede esclusioni dalla lista nera Unione europea: sui punti aperti i 27 avranno tempo fino al 15 settembre per trovare una soluzione. Sul piano militare, l’intelligence ucraina ha rivendicato notti di azioni a lungo raggio, tra cui un attacco a una base navale e alla fregata Admiral Essen a Novorossiysk, mentre le autorità russe riportano raid su edifici civili con un bilancio di 4 morti e 29 feriti; è stato inoltre ammesso che un drone ucraino ha colpito per la prima volta la parte artica del Distretto federale degli Urali, a oltre 2.800 chilometri dal confine ucraino, provocando un incendio in un impianto di carburante ed energia.
Il prossimo termine pratico nella diplomazia europea resta quindi la scadenza del 15 settembre per risolvere il nodo delle sanzioni, mentre sul fronte negoziale si moltiplicano i segnali, ma restano aperti i dubbi sulle condizioni poste dalle parti.
