L’AfD ha trionfato in Sassonia e il risultato ha aperto una frattura netta nella destra italiana. Lo hanno commentato con toni diversi i protagonisti del centrodestra: c’è chi celebra il successo e chi lo considera un campanello d’allarme.
La linea dei leader: Salvini applaude, Tajani avverte
Matteo Salvini ha rivolto le sue congratulazioni ai vertici dell’AfD, con un messaggio che non lascia spazio a sfumature: «Complimenti all’amica Alice Weidel e a tutta AfD per il trionfo in Sassonia-Anhalt! Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è possibile».
Di segno opposto è stato il commento del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito la notizia «pessima, perché si tratta di una forza politica che è antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali nei quali si riconosce Forza Italia ed è una notizia che speriamo sia un’eccezione locale». Tajani ha citato il suo partito, che si iscrive nella famiglia del Ppe europeo, e ha collegato il voto in Sassonia alla grande sconfitta della Cdu tedesca.
Nel confronto interno alla maggioranza la posizione di Salvini risulta quindi eterodossa e minoritaria: mentre il leader della Lega indica nell’AfD non solo un obiettivo — «ora una svolta nella Unione europea è necessaria» — ma anche uno strumento, Tajani condivide l’obiettivo ma non lo strumento.
Palazzo Chigi e la reazione di Meloni alla vittoria di Afd
A Palazzo Chigi la linea ortodossa prevalente viene definita dal titolare della Farnesina e trova anche l’approvazione di Giorgia Meloni, anche se la premier preferisce mantenere «il silenzio ufficiale». Nel suo staff, però, viene fatta una sintesi critica sul risultato: «C’è poco da esultare, l’Europa non ha certo bisogno di estremismo o di razzismo o di questo di tipo di soluzioni».
Il gabinetto della premier elabora inoltre una lettura che non nega la richiesta di cambiamento segnalata dal voto tedesco, ma ne contesta gli esiti: «è necessaria un’Europa meno tecnocratica che si concentri di più sui problemi reali della gente, dal prezzo del gas ai clandestini problema, che non ci metta un anno e mezzo per arrivare a una decisione del Consiglio europeo, che intervenga con piani massicci e meno burocratici su dossier che interessano direttamente il portafoglio o la vita quotidiana dei cittadini, insomma ci vuole uno scatto politico di flessibilità e una presa d’atto del passaggio attuale. Cose che Meloni ha sempre chiesto».
Tajani ha ribadito lo stesso impulso in questi termini: «È chiaro che occorre una svolta: basta con l’Unione europea che non decide, moltiplicatore di norme inutili, basta con le forzature per una transizione ecologica sotto la spinta delle ideologie». A Palazzo Chigi si è inoltre espresso il timore per «un governo tedesco e un cancelliere indebolito, in una fase molto delicata dell’Europa che di tutto ha bisogno tranne che di una Germania depotenziata».
Il pensiero di Calenda e Vannacci
Le reazioni politiche esterne confermano la polarizzazione. Carlo Calenda, leader di Azione, ha detto: «L’Unione è a rischio. L’insorgere di nazionalismi che guardano ai totalitarismi passati non hanno precedenti». Nel Pd l’esultanza di Salvini è stata definita «agghiacciante». Dall’altra parte della galassia politica italiana, Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, ha commentato: «Merz ha l’ulcera. Monti dovrà dedicare la sua scarsa energia anche a loro. Nessun dorma!».
La vittoria dell’AfD in Sassonia si traduce quindi in un elemento di frizione concreto dentro la coalizione: obiettivi sovrapponibili sull’urgenza di cambiamento, ma divergenze nette sul ricorso a forze di estrema destra come interpreti di quel cambiamento.
