Un investimento sulla previdenza delle nuove generazioni fin dai primi giorni di vita. È l’idea alla base del libretto previdenziale per i nuovi nati, una misura che il governo sta valutando e che prevede la possibilità di iniziare ad accumulare risorse destinate alla futura pensione molto prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.
Calderone spiega il libretto previdenziale per i nuovi nati
A parlare dell’ipotesi è stata la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone, intervenuta durante il question time alla Camera. La proposta si inserisce, ha spiegato, nella strategia previdenziale perseguita dall’esecutivo fin dall’inizio della legislatura.
Secondo Calderone, rafforzare il sistema pensionistico significa anche intervenire sul mercato del lavoro, favorendo l’occupazione e sostenendo la crescita dei redditi. In questo quadro si colloca l’idea di creare un libretto previdenziale destinato ai bambini appena nati, che rappresenta una delle possibilità attualmente prese in considerazione dal governo per aumentare la protezione previdenziale delle generazioni più giovani.
L’obiettivo del libretto previdenziale per i nuovi nati
La logica della proposta, ha sottolineato la ministra, consiste nell’anticipare il più possibile l’inizio della costruzione della sicurezza previdenziale individuale. Un orizzonte temporale molto lungo permetterebbe infatti di sfruttare gli effetti della capitalizzazione e di creare progressivamente una somma destinata ad accompagnare la persona fino all’età pensionabile.
L’obiettivo sarebbe quindi quello di intervenire quando la pensione appare ancora molto lontana, utilizzando il tempo a disposizione per costruire una dotazione previdenziale che possa crescere nel corso degli anni.
Fava: mille euro dallo Stato per ogni nuovo nato
L’ipotesi era stata rilanciata poche ore prima anche dal presidente dell’Inps Gabriele Fava, che ha illustrato la sua proposta durante l’evento “A tua difesa. Verso la finanziaria 2027”.
Secondo Fava, il libretto previdenziale per i nuovi nati dovrebbe essere uno strumento semplice e facilmente riconoscibile, finanziato dallo Stato fin dalla nascita e destinato ad aumentare progressivamente attraverso un meccanismo di capitalizzazione. Perché possa svolgere davvero la funzione di un “salvadanaio previdenziale”, la dotazione dovrebbe essere di almeno mille euro all’anno per ogni nuovo nato.
Non si tratterebbe dunque di un contributo una tantum versato alla nascita. L’idea dell’Inps è che lo Stato rinnovi l’impegno nel tempo, alimentando il libretto fino al momento in cui il giovane entra nel mercato del lavoro.
Il costo della misura: 355 milioni di euro all’anno
Fava ha quantificato anche l’ordine di grandezza della spesa necessaria. Considerando circa 355 mila nuovi nati ogni anno, un versamento statale di mille euro per ciascun bambino comporterebbe un costo iniziale di circa 355 milioni di euro all’anno per ogni nuova generazione coinvolta.
Per il presidente dell’Inps, si tratterebbe del prezzo di una scelta precisa: comunicare concretamente a ogni bambino che lo Stato investe sulla sua sicurezza previdenziale fin dal primo giorno di vita, attraverso risorse destinate a crescere nel tempo.
Fava: intervenire prima che sia troppo tardi
La proposta nasce dalla necessità di affrontare con largo anticipo il problema previdenziale delle generazioni più giovani. Secondo Fava, infatti, non bisogna aspettare che l’età della pensione sia vicina per iniziare a intervenire, ma occorre agire quando il traguardo appare ancora molto distante.
Alla misura dedicata ai nuovi nati, il presidente dell’Inps ritiene inoltre necessario affiancare interventi rivolti al lavoro e alle imprese. Tra le proposte indicate c’è quella di incentivare le aziende che creano occupazione regolare e stabile e, parallelamente, favorire il rientro in Italia dei giovani che attualmente lavorano all’estero.
Il libretto previdenziale, dunque, non sarebbe pensato come una misura isolata, ma come uno degli strumenti di una strategia più ampia per rafforzare la posizione previdenziale delle nuove generazioni e intervenire sulle condizioni che determinano il futuro pensionistico dei giovani.
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