Mar Nero e prezzi del grano tornano a legarsi in modo stretto: la quotazione internazionale del prodotto è salita del 45% negli ultimi 12 mesi e il mercato reagisce alla difficoltà di far arrivare la materia prima ai compratori.
Attacchi e interruzioni sulle rotte del Mar Nero
Le operazioni militari che colpiscono porti, navi e infrastrutture marittime stanno rendendo più fragili le vie di uscita del grano dal bacino. Da più di 30 giorni non partono carichi di grano dai porti ucraini sul Mar Nero, mentre solo nell’ultimo mese sono stati segnalati 35 raid missilistici contro porti della regione di Odessa, 22 attacchi a navi e 67 a infrastrutture destinate all’export, numeri che comprimono la logistica e ritardano le spedizioni.
Il fuoco incrociato riguarda inoltre infrastrutture russe sul Mar Nero e sul Mar d’Azov: anche queste contromisure pesano sull’offerta disponibile sui mercati internazionali, generando un effetto immediato sulle quotazioni dove il prodotto diventa più difficile da reperire.
Capacità di export e corridoi alternativi
Russia e Ucraina restano attori centrali del commercio mondiale di cereali: insieme coprono una quota significativa delle esportazioni globali e ogni intoppo alle loro rotte ha impatto sui mercati. Per l’Ucraina il Mar Nero è essenziale: dopo il blocco dei porti del 2022 un accordo mediato aveva riaperto le esportazioni, poi interrotte quando Mosca si è ritirata dall’intesa nel 2023.
In risposta Kiev aveva sviluppato un corridoio via Romania e Bulgaria che in due anni e mezzo ha fatto transitare circa 8mila navi per un totale di 200 milioni di tonnellate di merci verso una cinquantina di Paesi. Tuttavia, Areté, società indipendente di ricerca, segnala che le esportazioni ucraine sono oggi ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni e che le alternative terrestri possono compensare solo il 50-55% della capacità persa dalle rotte marittime.
Prezzi, reazioni di mercato e fattori climatici
Il mercato ha già iniziato a tradurre in prezzo l’aumento dei rischi logistici: dalla metà di luglio le quotazioni del grano in Russia e Ucraina sono scese di circa il 12%, ma in Europa nello stesso periodo sono aumentate tra il 7 e il 10%, segno che i compratori europei scontano una minore disponibilità locale.
La dinamica dei prezzi è alimentata anche da componenti finanziarie che amplificano i movimenti delle quotazioni quando l’offerta sembra incerta. A questi elementi geopolitici si aggiunge il fattore climatico: condizioni estive sfavorevoli hanno penalizzato i raccolti di mais negli Stati Uniti e le previsioni indicano una probabilità superiore al 90% di un El Niño molto forte, circostanza che può ridurre la produzione in altre aree e aumentare i costi agricoli di energia e fertilizzanti.
Nel complesso, il quadro unisce tensioni sulle rotte marittime, capacità di export ridotta e pressioni climatiche: è la combinazione di questi elementi che sta guidando la nuova ondata di rialzi. La situazione sul Mar Nero resta dunque al centro della variabile prezzo e delle scelte logistiche degli operatori internazionali.
