Il gip di Torino ha rimesso in libertà un 42enne accusato di aver violentato una 13enne in un minimarket, dopo due notti trascorse nel carcere Lorusso e Cutugno. La misura cautelare applicata è l’obbligo di firma. La vicenda ruota attorno al negozio di Madonna di Campagna, periferia nord della città, dove la ragazzina si era recata sabato 29 agosto per comprare tre succhi e, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata aggredita tra gli scaffali.
Le immagini di sorveglianza hanno un ruolo centrale. Secondo quanto risulta agli atti, le telecamere interne avrebbero ripreso la scena e avrebbero documentato un altro abuso imputato allo stesso uomo circa quaranta minuti prima, ai danni di una donna non ancora identificata. Da un lato la polizia giudiziaria ha acquisito i filmati; dall’altro l’indagato li ha consegnati spontaneamente, elemento valutato dal giudice insieme a una presunta «resipiscenza» emersa nel corso della convalida.
Quanto emerge dalle indagini e dalla testimonianza
La minore, nel verbale depositato, ha descritto le sue condizioni subito dopo l’episodio: si è sentita «disgustata», ha accusato «nausea» e ha chiamato la madre. Non si è allontanata molto: si è seduta sul marciapiede vicino a una lavanderia finché qualcuno non è andato a prenderla. Le forze dell’ordine hanno poi messo agli atti i video del minimarket, che compaiono tra gli elementi su cui la procura sta lavorando per delineare la dinamica e le responsabilità.
In parallelo, durante l’udienza di convalida, l’uomo ha pronunciato parole che il gip ha inserito nella sua valutazione: «Ho sbagliato, è la prima volta che mi succede», ha affermato, aggiungendo di essere «dispiaciuto». La scelta di non mantenere la custodia in carcere è stata quindi motivata con il comportamento collaborativo, la consegna dei filmati e i segnali di ravvedimento, ferma restando la prosecuzione delle indagini e l’obbligo di presentarsi per la firma.
Reazioni pubbliche e intervento del ministero
La scarcerazione ha innescato proteste immediate. Davanti alla questura si è formato un presidio a cui hanno preso parte esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui la vicecapogruppo alla Camera Augusta Montaruli e il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, con lo striscione «Chiudiamo il pedomarket». Il dissenso è stato visibile e dichiarato, mentre la fase giudiziaria rimane in corso.
Sul versante istituzionale, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto l’invio di ispettori al Tribunale di Torino «per acquisire ogni valutazione utile», ricordando al contempo l’autonomia dei magistrati: «Rilevo che la decisione del Gip rientra nell’ambito dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, su cui non posso e non devo interferire. Nondimeno, tenuto conto della eccezionalità del caso e dell’allarme sociale cagionato, ho disposto l’invio di ispettori».
La procura continua a esaminare il materiale raccolto e definirà i passaggi processuali successivi sulla base degli atti già acquisiti e di eventuali ulteriori riscontri, a partire dall’identificazione della seconda presunta vittima. Intanto la misura dell’obbligo di firma resta in vigore, mentre l’arrivo degli ispettori al Tribunale di Torino servirà a documentare il quadro decisionale che ha portato alla scarcerazione.
