Si è spento a 83 anni Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose. Il religioso è morto all’ospedale Molinette di Torino, dove era ricoverato a causa di uno scompenso renale che lo aveva condotto in coma metabolico. Con la sua scomparsa si chiude il percorso pubblico di una figura che, a partire dalla scelta compiuta nel 1965, ha avuto un ruolo di primo piano nella vita religiosa italiana e nel dialogo con il mondo non cristiano.
Dalla solitudine alla nascita di Bose
Il cammino di Bianchi era iniziato nel 1965, quando era ancora studente di Economia e aveva scelto di ritirarsi in solitudine a Magnano. Da quella prima esperienza sarebbe nata la Comunità di Bose, destinata negli anni ad accogliere altre persone e a sviluppare una forma di vita religiosa condivisa.
La comunità sarebbe diventata progressivamente un punto di riferimento nel panorama religioso italiano, anche grazie alla sua attenzione al confronto tra confessioni e tradizioni differenti. Bianchi fu chiamato in più occasioni a svolgere un ruolo di apertura e mediazione, anche su impulso di diversi pontefici, con l’obiettivo di favorire il dialogo con persone esterne alla tradizione cristiana.
Il lungo periodo alla guida della comunità
Per molti anni Bianchi rimase alla guida di Bose, ricoprendo l’incarico di priore fino al 2017. In quell’anno lasciò la carica, senza però interrompere il legame con il monastero che aveva contribuito a fondare. La sua esperienza a Bose si sviluppò attraverso attività di formazione, confronto e vita comunitaria, coinvolgendo nel corso dei decenni numerosi religiosi e laici. Il monastero divenne così uno spazio nel quale sperimentare forme di convivenza e percorsi di dialogo capaci di andare oltre i confini della cristianità tradizionale.
La visita apostolica e l’allontanamento di Enzo Bianchi da Bose
Una svolta arrivò nel 2020, dopo una visita apostolica alla comunità. Papa Francesco dispose l’allontanamento di Bianchi, motivando il provvedimento con un deterioramento del clima fraterno all’interno della comunità. La decisione rappresentò una netta cesura rispetto alla precedente esperienza istituzionale di Bose e ebbe conseguenze sia sull’organizzazione della comunità sia sul rapporto tra il suo fondatore e i membri rimasti nel monastero originario.
La nuova esperienza con la Fraternità della Madia
Dopo l’allontanamento da Bose, Bianchi intraprese un nuovo percorso con la nascita della Fraternità della Madia, nei pressi di Ivrea. Anche in questa nuova esperienza rimase centrale l’idea di una vita religiosa fondata sull’incontro, sul confronto e sull’attenzione verso persone con percorsi e convinzioni differenti.
La nuova fraternità rappresentò quindi una prosecuzione del cammino spirituale di Bianchi, pur in una realtà organizzativa distinta da quella della Comunità di Bose. Il religioso continuò inoltre a intervenire nel dibattito pubblico attraverso i suoi scritti e una rubrica, affrontando frequentemente il tema dell’umanità concreta e della necessità di mantenere aperto il dialogo anche con chi non si riconosce nella fede cristiana.
L’ultimo pensiero di Enzo Bianchi affidato alla rubrica “Altrimenti”
Tra le sue riflessioni più recenti c’è quella pubblicata il 30 dicembre 2024 nell’ultima puntata della rubrica “Altrimenti”. Bianchi descriveva così il proprio modo di guardare alla realtà: “Un cristiano, un monaco, che con una certa distanza dalla vita del mondo osserva, pensa per poi condividere i pensieri preoccupato di dialogare anche con i non cristiani”.
E aggiungeva: “Perché ciò che mi interessa è l’umanità, quella reale che s’incontra qui e ora sulle diverse strade percorse insieme”.
Sono parole che restituiscono il tratto distintivo del percorso di Bianchi, sviluppato nell’arco di decenni tra esperienza monastica, riflessione culturale e ricerca del dialogo. Dalla nascita di Bose alla successiva esperienza della Fraternità della Madia, la sua attività ha continuato a ruotare intorno all’incontro con l’altro e all’attenzione per la dimensione umana della fede.
