Donald Trump torna ad alzare i toni contro l’Iran dopo la nuova escalation militare tra Washington e Teheran. A poche ore dal raid americano contro l’isola di Larak e dalla successiva risposta iraniana contro obiettivi statunitensi in Giordania, il presidente degli Stati Uniti ha affidato a Truth Social un nuovo durissimo attacco contro la Repubblica islamica.
“L’Iran è ufficialmente una nazione fallita. È morto!”, ha scritto Trump. Il presidente americano ha sostenuto che Teheran non avrebbe più una Marina e un’Aeronautica efficienti, né una valuta funzionante, e che non sarebbe in grado di pagare regolarmente soldati e forze di polizia. Trump ha inoltre affermato che l’inflazione avrebbe raggiunto il 300% e ha descritto la leadership iraniana come in preda al “caos più totale” e incapace di rappresentare adeguatamente il Paese.
Nello stesso messaggio, il presidente Usa ha accusato le autorità iraniane della repressione delle proteste interne e ha invocato un processo per “crimini contro l’umanità” nei confronti della leadership di Teheran. Trump ha indicato in oltre 100mila le persone che sarebbero state uccise durante le proteste, una cifra presentata dal presidente americano senza fornire elementi a sostegno.
Trump minaccia una nuova risposta americana
Le nuove dichiarazioni arrivano mentre la tensione militare tra Stati Uniti e Iran è tornata rapidamente a crescere. Nelle ore precedenti Trump, intervistato da Fox News, aveva già annunciato una risposta agli attacchi iraniani contro le forze americane in Giordania. “Li colpiremo duramente”, aveva dichiarato, assicurando che ci sarebbe stata una rappresaglia.
La nuova fase dello scontro è cominciata con il raid americano sull’isola iraniana di Larak, nello Stretto di Hormuz, il primo attacco noto degli Stati Uniti contro il territorio iraniano dalla fine di luglio. Secondo CENTCOM, l’operazione ha colpito due lanciarazzi della Guardia rivoluzionaria che si stavano preparando a utilizzare razzi equipaggiati con mine navali contro il traffico nello Stretto.
Teheran ha respinto la ricostruzione americana, definendo “pura fantasia” la versione secondo cui le proprie forze fossero sul punto di piazzare nuove mine. Secondo l’agenzia Tasnim, nell’attacco americano sono morte tre persone.
La risposta iraniana è arrivata con il lancio di missili contro due basi statunitensi in Giordania. Le autorità giordane hanno riferito di avere intercettato otto missili entrati nello spazio aereo del Paese.
Pezeshkian: “Non stiamo cercando la guerra”
Mentre Trump intensifica la pressione su Teheran, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian continua invece a sostenere che la Repubblica islamica non voglia un ulteriore allargamento del conflitto.
“Non stiamo cercando la guerra”, ha dichiarato Pezeshkian, assicurando tuttavia che l’Iran non resterà fermo di fronte a nuove operazioni militari e darà una “risposta decisiva” a eventuali aggressioni. Secondo il presidente iraniano, una nuova fase di instabilità nella regione non sarebbe nell’interesse di nessun Paese.
Anche il ministero degli Esteri iraniano ha condannato l’attacco americano contro Larak, definendolo una violazione della sovranità e dell’integrità territoriale del Paese. Teheran sostiene che le basi americane presenti in Giordania siano state utilizzate per sostenere l’operazione sull’isola e rivendica quindi gli attacchi successivi come esercizio del proprio diritto all’autodifesa.
Il governo iraniano ha inoltre attribuito agli Stati Uniti e ai Paesi che collaborano con Washington la responsabilità di un’eventuale nuova escalation, assicurando che le proprie forze armate risponderanno a ulteriori attacchi.
Le dichiarazioni contrapposte mostrano così due linee sempre più distanti: da una parte Trump, che promette una nuova risposta militare e descrive l’Iran come un Paese ormai al collasso; dall’altra Teheran, che rivendica il diritto a reagire ma continua pubblicamente a sostenere di non volere una nuova espansione della guerra. Pezeshkian ha ribadito nelle ultime ore che l’Iran continua a cercare anche una soluzione negoziata al conflitto.
