Un progetto per avviare in Italia una pensione dedicata ai nuovi nati torna al centro del dibattito, con ipotesi di una dotazione iniziale e proposte per rendere permanente il finanziamento attraverso meccanismi di spesa.
La proposta è stata rilanciata dal presidente dell’INPS, Gabriele Fava, che ha riproposto l’idea di aprire per ogni bambino una posizione previdenziale a lungo termine. L’intento è creare una sorta di salvadanaio previdenziale destinato a crescere per decenni prima dell’età pensionabile, integrando risorse pubbliche e versamenti successivi della famiglia.
Dotazione iniziale, versamenti familiari e criticità emerse
Tra le ipotesi emerse nel confronto figura una dotazione pubblica una tantum richiamata in più scenari di lavoro e discussione politica. In alcune bozze la cifra evocata è stata 1.000 euro come somma riconducibile alle risorse già impiegate per misure sui nuovi nati, ma la misura non è stata definita né finanziata.
Il presidente della Covip, Mario Pepe, ha più volte proposto l’idea di un libretto di risparmio previdenziale per i neonati, con la possibilità che le famiglie versino somme regolari — fino a 100 euro al mese nelle ipotesi avanzate — e che lo Stato partecipi con un contributo iniziale. Il nodo centrale resta però la copertura a regime: senza flussi costanti anche una dotazione iniziale consistente rischia di non tradursi in una pensione rilevante.
Il ruolo dei fondi negoziali e la posizione dei sindacati
Sul tema è intervenuta anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, che ha posto l’accento sulla gestione dei risparmi: secondo la proposta della Cisl non va escluso il coinvolgimento dei fondi pensione negoziali per la loro struttura e i costi contenuti. La domanda chiave, per la segreteria sindacale, è chi sarà responsabile della gestione e della governance delle posizioni aperte per i nuovi nati.
Da parte degli operatori dei fondi arriva una lettura pragmatica: il presidente di Fon.Te., Maurizio Grifoni, osserva che la possibilità di iscrivere alla previdenza complementare i familiari fiscalmente a carico — compresi i bambini — esiste già in base al decreto legislativo 252 del 2005. Il problema non è dunque solo aprire le posizioni, ma trovare flussi di contributi sostenibili per 18-20 anni perché il capitale cresca realmente. In proposito Grifoni ha sintetizzato con chiarezza: «mille euro non sono una pensione».
Cashback e modello estero: come alimentare le posizioni nel tempo
Per evitare che la gran parte delle posizioni resti alimentata soltanto da un versamento iniziale, Fon.Te. sta lavorando a una soluzione che accumuli risparmio attraverso i consumi quotidiani. Il progetto Fon.Te. Kids prevede una piattaforma che trasformi in risparmio previdenziale una piccola percentuale restituita via cashback su acquisti come la spesa o il carburante, così da costruire un flusso automatico senza imporre alle famiglie un prelievo addizionale mensile.
Il modello richiama l’esperienza britannica del Child Trust Fund, dove il governo versava inizialmente un buono compreso tra 250 e 500 sterline. L’errore registrato in alcuni casi oltremanica è stato che quel contributo pubblico rimase l’unico versamento effettuato; da qui la lezione indicata da Fon.Te.: aprire migliaia di posizioni senza affiancare strumenti che le alimentino nel tempo riduce l’efficacia della misura.
La proposta del cashback punta a evitare esattamente questo esito, offrendo un meccanismo che renda graduale e automatico l’accumulo di capitale.
Al momento la partita resta aperta: la cifra di riferimento, le modalità di adesione e la governance del sistema devono ancora essere definite e finanziate. In questo quadro la ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha confermato che il governo sta valutando la fattibilità del progetto e che le coperture potrebbero essere individuate senza sottrarre risorse agli strumenti esistenti.
La discussione prosegue quindi su tre punti chiave: la dotazione iniziale, la struttura di gestione e la creazione di un meccanismo permanente (come il cashback) in grado di alimentare la posizione fino all’età lavorativa del beneficiario.
