Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare un punto particolarmente delicato per il mercato energetico globale, ma il sistema internazionale del gas oggi appare più preparato ad affrontare eventuali interruzioni rispetto a quattro anni fa. Secondo il Global Gas Report realizzato da Snam e Igu (International Gas Union), la crisi legata allo stretto coinvolge circa il 20% dell’offerta mondiale di Gnl e il 3% dell’offerta complessiva di gas.
Gnl, domanda mondiale ai massimi nel 2025
Il rapporto evidenzia che nel 2025 la domanda globale di Gnl ha raggiunto il livello record di 4.202 miliardi di metri cubi. Gli investimenti realizzati dopo lo shock energetico del 2022, in particolare nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, nelle infrastrutture dedicate al Gnl e negli impianti di stoccaggio, hanno permesso al mercato di reagire allo shock del 2026 con una capacità di assorbimento nettamente superiore rispetto a quella mostrata quattro anni prima.
Per il 2026 le stime indicano tuttavia una riduzione sia dell’offerta sia dei consumi. La produzione mondiale dovrebbe diminuire di circa 4 miliardi di metri cubi, pari allo 0,1% del totale, mentre la domanda è attesa in calo di 7 miliardi di metri cubi, con una contrazione dello 0,2%. Si tratterebbe della prima diminuzione della domanda globale dal 2022.
Gnl, prezzi ancora lontani dai livelli del 2022
Nonostante gli aumenti registrati recentemente, le quotazioni del gas rimangono molto inferiori ai livelli raggiunti durante la crisi energetica di quattro anni fa. Al Ttf di Amsterdam, il principale riferimento europeo per il mercato del gas, nel 2026 i prezzi hanno superato quota 60 euro per MWh.
Il confronto con il 2022 rende evidente la differenza: allora il prezzo aveva raggiunto un massimo superiore a 227 euro per MWh. Secondo Snam e Igu, la maggiore capacità del sistema di assorbire gli shock è legata proprio agli investimenti effettuati negli ultimi anni.
Più diversificazione e capacità di stoccaggio
La resilienza del mercato viene attribuita alla maggiore diversificazione delle fonti, all’espansione delle capacità di liquefazione e rigassificazione, all’aumento degli stoccaggi e alla maggiore flessibilità nelle modalità di acquisto. Tutti questi elementi hanno contribuito a ridurre la vulnerabilità del sistema rispetto alle interruzioni dell’approvvigionamento.
Il rapporto sottolinea inoltre che la produzione mondiale di gas aveva raggiunto nel 2025 il suo massimo storico, arrivando a 4.147 miliardi di metri cubi.
Gli Stati Uniti superano la Russia nelle esportazioni
A trainare la crescita dell’offerta è stato in particolare il Nord America, che nel 2025 ha aggiunto 54 miliardi di metri cubi di nuova produzione. Nello stesso anno gli Stati Uniti hanno superato la Russia diventando il principale esportatore netto di gas a livello mondiale.
Le esportazioni nette statunitensi hanno raggiunto 167 miliardi di metri cubi, confermando il crescente peso di Washington nel mercato internazionale del gas. Un ruolo particolarmente rilevante è stato assunto dal Gnl americano anche sul mercato europeo: nel 2025 ha rappresentato oltre la metà delle importazioni europee di gas naturale liquefatto.
Il quadro delineato dal rapporto mostra quindi un mercato che, pur rimanendo esposto ai rischi legati a nodi strategici come Hormuz, dispone oggi di strumenti di diversificazione e di capacità infrastrutturali maggiori rispetto alla crisi del 2022.
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