Dolly Parton è morta a 80 anni a Nashville, come annunciato in un video dal nipote Bryan Seaver. Cantante, autrice e attrice, ha attraversato quasi sei decenni di carriera imponendosi come regina indiscussa del country: ha vinto 11 Grammy – tra cui un premio alla carriera – e ha venduto oltre 100 milioni di dischi, che la collocano tra le artiste più vendute di sempre.
Negli ultimi mesi la sua salute era peggiorata. Solo pochi giorni fa aveva detto al magazine People di “avere a che fare con alcuni problemi di salute”, senza fornire dettagli; nell’ultimo anno aveva cancellato diversi spettacoli, tra cui una residenza a Las Vegas, e ridotto le apparizioni pubbliche. Poche settimane fa aveva rinunciato anche a un evento a Dollywood su indicazione dei medici che le avevano sconsigliato di viaggiare.
Morte di Dolly Parton, il cordoglio di Trump e le origini della cantante
Alla notizia della morte è arrivato il cordoglio del presidente Donald Trump, che su Truth l’ha ricordata come “una delle più grandi cantanti country – e non solo – di tutti i tempi” e ha scritto: “È una perdita enorme per milioni di persone”. Il presidente ha inoltre disposto che le bandiere statunitensi restino a mezz’asta in tutto il Paese per una settimana, a partire dalle 18.00 di martedì.
Dolly Rebecca Parton nacque in una famiglia numerosa e povera e portò quell’infanzia nella sua musica. Sesta di dodici figli di un coltivatore di tabacco, crebbe a Locust Ridge e compose il suo primo brano intorno ai sei anni, “Little Tiny Tasseltop”, dedicato alla sua bambola fatta con una pannocchia. Nel suo libro del 2020 Songteller ricordò il ruolo della madre, Avie Lee, che le trasmise ballate di Inghilterra, Irlanda e Galles.
La carriera di Parton iniziò giovanissima: a undici anni cantava già in una radio locale e a tredici salì sul palco del Grand Ole Opry di Nashville. Nel privato aveva sposato Carl Dean; dopo la malattia e la scomparsa dell’amato marito, morto nel marzo del 2025, aveva ammesso di aver trascurato la propria salute.
