Emergono nuovi particolari nell’inchiesta sulle società della galassia Ki Group e Bioera, un tempo guidate da Daniela Santanchè. Secondo quanto riportato il 22 agosto dal Fatto Quotidiano, una parte dei 2,4 milioni di euro ottenuti nel 2020 attraverso due finanziamenti bancari sarebbe stata utilizzata per spese non coerenti con le finalità per le quali il denaro era stato concesso. Tra queste sarebbe finito anche il pagamento di una cena legata a Fratelli d’Italia.
Il nuovo elemento si inserisce nell’indagine della Procura di Milano, chiusa a metà luglio, che vede coinvolta la senatrice di FdI insieme ad altre persone e riguarda, a vario titolo, ipotesi di bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato legate ai dissesti delle società del gruppo. Le contestazioni sono allo stato accuse della Procura e dovranno essere sottoposte al vaglio giudiziario.
I due finanziamenti da 2,4 milioni
Al centro di questo capitolo ci sono due finanziamenti bancari per complessivi 2,4 milioni di euro, denominati “Progettoimprese tv 2018” e ottenuti nel 2020.
Nell’avviso di conclusione delle indagini, lungo 23 pagine, i pm milanesi contestano che uno dei finanziamenti sarebbe stato destinato a “finalità estranee al programma di investimento”. È all’interno della ricostruzione sull’utilizzo di queste risorse che si inseriscono i nuovi dettagli pubblicati dal Fatto Quotidiano sulla destinazione di parte del denaro.
Secondo il quotidiano, tra le spese considerate non coerenti con lo scopo originario dei fondi ci sarebbe anche quella relativa a una cena di Fratelli d’Italia. Un elemento che accende ulteriormente l’attenzione sulla vicenda proprio perché i finanziamenti erano assistiti, almeno in parte, da garanzie pubbliche.
Il punto investigativo non riguarda quindi soltanto l’ottenimento del credito, ma anche il modo in cui le somme sarebbero state effettivamente impiegate dopo essere entrate nella disponibilità delle società.
L’inchiesta sui crac di Ki Group e Bioera
La questione dei 2,4 milioni rappresenta soltanto uno dei capitoli dell’inchiesta coordinata dai pm di Milano Luigi Luzi e Guido Schininà e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.
La Procura ha chiuso le indagini a luglio nei confronti di Santanchè e altre 15 persone, tra cui la sorella Fiorella Garnero e l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro, oltre a una società. Il fascicolo riguarda i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl.
Per Ki Group Holding, in particolare, gli inquirenti sostengono che Santanchè, presidente del consiglio di amministrazione dal 2015 al 2019, e gli altri amministratori dell’epoca avrebbero contribuito al dissesto anche attraverso il sistematico mancato pagamento di obbligazioni fiscali e previdenziali, per oltre 3,3 milioni di euro.
Secondo la ricostruzione accusatoria, inoltre, nei bilanci non sarebbe stato rappresentato correttamente il patrimonio netto negativo della società già dal 2015. La prosecuzione dell’attività e il ricorso a prestiti obbligazionari avrebbero così aggravato il dissesto, provocando, secondo i pm, un danno vicino ai 13 milioni di euro.
Tra le altre contestazioni figurano la distribuzione di oltre 4,1 milioni di euro di dividendi nel 2015, nonostante un risultato netto consolidato negativo per oltre 900mila euro, e operazioni che avrebbero prodotto plusvalenze ritenute fittizie, in alcuni casi per cifre vicine ai 12 milioni.
Il capitolo Invitalia da 3,3 milioni
Separato dai finanziamenti bancari da 2,4 milioni è poi un altro filone dell’inchiesta, relativo a 3,3 milioni di euro ottenuti nel 2021 attraverso Invitalia, sfruttando misure di sostegno alle imprese introdotte durante la pandemia.
Secondo l’accusa, Invitalia sarebbe stata indotta in errore per ottenere le risorse, circostanza alla base dell’ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato. Anche in questo caso si tratta di una contestazione della Procura e non di una responsabilità definitivamente accertata.
Santanchè, attraverso i propri legali, dopo la chiusura delle indagini ha respinto le accuse, ribadendo la propria “fiducia nella magistratura” e sostenendo di avere agito “con correttezza”.
I diversi fronti giudiziari
Il fascicolo Ki Group-Bioera si aggiunge agli altri procedimenti che negli ultimi anni hanno riguardato la parlamentare di Fratelli d’Italia. C’è il caso Visibilia, relativo ai bilanci della società, e il procedimento sulla presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps per la cassa integrazione durante il Covid.
La novità emersa ora riguarda però un aspetto molto concreto dell’inchiesta Ki: dove sarebbe finito il denaro ottenuto attraverso i finanziamenti bancari. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Fatto Quotidiano, l’analisi delle spese avrebbe individuato utilizzi estranei alle finalità previste dal programma di investimento, fino alla spesa collegata a una cena di Fratelli d’Italia.
Un dettaglio che dovrà essere valutato insieme al resto del materiale raccolto dagli investigatori e che non equivale, da solo, all’accertamento di una responsabilità penale, ma aggiunge un nuovo tassello al complesso quadro dell’inchiesta sulle società un tempo riconducibili a Santanchè.
