Nuovo capitolo giudiziario per Daniela Santanchè. La Procura di Milano ha notificato alla senatrice di Fratelli d’Italia e ad altri ex amministratori e sindaci delle società coinvolte un avviso di conclusione delle indagini preliminari che riguarda i dissesti di Ki Group Holding, Ki Group Srl e Bioera.
L’atto, firmato dai pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà, non rappresenta una condanna né una richiesta di rinvio a giudizio, ma conclude la fase investigativa e precede le eventuali decisioni della Procura sul futuro del procedimento. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli inquirenti contestano a Santanchè il concorso nelle bancarotte delle tre società e una presunta truffa aggravata ai danni dello Stato.
Le contestazioni su Ki Group Holding
La parte più rilevante dell’inchiesta riguarda Ki Group Holding, società quotata in Borsa e dichiarata fallita nel giugno 2025.
Secondo la Procura, uno degli elementi che avrebbe contribuito al dissesto sarebbe stata l’operazione che portò alla costituzione della nuova Ki Group Srl attraverso il trasferimento di un ramo d’azienda. Gli inquirenti sostengono che l’operazione avrebbe lasciato la holding priva delle attività operative, attribuendo inoltre un valore ritenuto eccessivo ad alcuni asset aziendali. Nell’atto si parla di una sopravvalutazione di circa 8 milioni di euro, considerata determinante per l’equilibrio economico della nuova società, alla quale sarebbero stati conferiti 16 milioni di passività e 11 milioni di attivo.
Tra le contestazioni figura inoltre il mancato pagamento di debiti erariali per circa 3,3 milioni di euro, una somma che, secondo gli inquirenti, rappresentava circa il 30% del passivo complessivo di 10 milioni accumulato prima del fallimento.
La Procura contesta poi la distribuzione agli amministratori di dividendi che, secondo l’accusa, non sarebbero stati supportati da utili effettivamente esistenti: circa 4 milioni di euro nel 2015 e 1,4 milioni nel 2016.
I finanziamenti ottenuti nel 2020
Tra gli addebiti compaiono anche due finanziamenti concessi da Banca Progetto nel febbraio 2020: uno da 400 mila euro e uno da 2 milioni di euro garantito all’80% dal Fondo centrale di garanzia.
Secondo la ricostruzione della Procura, i fondi sarebbero stati richiesti per sostenere attività aziendali e campagne di marketing, ma successivamente utilizzati per trasferimenti verso altre società collegate all’interno del gruppo, in modo difforme rispetto alle finalità dichiarate al momento della richiesta.
Il filone relativo a Ki Group Srl
Un secondo capitolo riguarda Ki Group Srl, dichiarata fallita nel dicembre 2023 con un passivo di circa 2 milioni di euro.
Gli inquirenti contestano un presunto falso in bilancio relativo agli esercizi 2019 e 2020. In particolare, sarebbe stato indicato un valore di avviamento pari a circa 10 milioni di euro che, secondo l’accusa, non avrebbe avuto un reale fondamento economico e avrebbe dovuto essere svalutato.
La Procura contesta inoltre un aumento di capitale ritenuto fittizio, poiché realizzato attraverso un complesso giro di fondi provenienti dalla stessa società e transitati tra altre aziende appartenenti al gruppo.
Nel fascicolo compaiono anche due pagamenti effettuati nel marzo 2021 alla Servizi Societari Sas, società riconducibile all’ex compagno di Santanchè, Giovanni Canio Mazzaro. Per gli inquirenti si sarebbe trattato di consulenze inesistenti per importi pari a circa 122 mila e 137 mila euro.
La presunta truffa aggravata ai danni dello Stato
Sempre nell’ambito delle contestazioni relative a Ki Group Srl, la Procura ipotizza una truffa aggravata ai danni dello Stato.
Secondo l’accusa, nel marzo 2021 sarebbe stato ottenuto da Invitalia un finanziamento agevolato da 2,7 milioni di euro, oltre a un credito d’imposta da 600 mila euro, attraverso dichiarazioni che gli inquirenti ritengono non corrispondenti alla reale situazione della società.
In particolare, viene contestato di aver attestato falsamente l’assenza di rilievi da parte della società di revisione e la mancanza di contenziosi con lo Stato, mentre sarebbero stati presenti procedimenti di natura fiscale e contributiva.
Il caso Bioera
La terza contestazione di bancarotta riguarda Bioera, dichiarata fallita nel dicembre 2024.
Secondo la Procura e la Guardia di Finanza di Milano, oltre a trasferimenti di risorse verso altre società del gruppo ritenuti privi di giustificazione economica, sarebbero stati attribuiti agli amministratori compensi considerati sproporzionati rispetto alle condizioni della società.
Le somme contestate ammontano a circa 2,1 milioni di euro tra il 2018 e il 2023. Gli inquirenti evidenziano inoltre che già nel 2019 l’azienda presentava un patrimonio netto negativo.
Gli altri indagati
Oltre a Daniela Santanchè, l’avviso di conclusione delle indagini riguarda anche altri ex amministratori e componenti degli organi di controllo delle società coinvolte. Tra i nomi citati figurano Giovanni Canio Mazzaro, Davide Mantegazza, Fiorella Santanchè e Antonino Schemoz.
Con la chiusura delle indagini preliminari si apre ora la fase che precede le eventuali richieste della Procura. Tutte le contestazioni restano al momento ipotesi accusatorie che dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento.
