La prossima corsa americana verso la Luna e Marte potrebbe non essere guidata soltanto dalla Nasa. Donald Trump vuole che una parte crescente dei mezzi, delle infrastrutture e dei servizi necessari per spingersi oltre l’orbita terrestre venga sviluppata dalle aziende private. È quanto emerge dalla nuova National Space Transportation Policy, firmata il 20 agosto, con la quale la Casa Bianca ridisegna la strategia statunitense per il trasporto spaziale.
Il documento chiede alla Nasa di costruire un sistema logistico in grado di “facilitare il trasporto commerciale da e per la superficie lunare”, favorire missioni robotiche private su Marte e valutare soluzioni commerciali capaci, in futuro, di trasportare esseri umani sul pianeta rosso e riportarli sulla Terra.
Trump e l’obiettivo dei mille lanci
Il principio portante del documento è il modello commercial-first: quando il mercato è in grado di offrire un servizio spaziale, il governo federale dovrebbe acquistarlo anziché svilupparlo internamente, salvo necessità legate alla sicurezza pubblica o nazionale. Questo spostamento non elimina la Nasa ma ne modifica il ruolo: l’agenzia è chiamata a operare come cliente, coordinatore e partner del settore privato, piuttosto che unico costruttore e gestore delle infrastrutture.
La strategia indica misure concrete per avvicinare l’obiettivo numerico: ampliamento delle infrastrutture di lancio, accelerazione delle autorizzazioni e delle valutazioni ambientali e identificazione di nuovi siti federali per lanci e rientri. Nel 2025 erano stati registrati 178 lanci e rientri, secondo Reuters, un dato che la Casa Bianca intende portare molto più in alto. La politica prevede anche incentivi per attrarre capitali privati all’interno di strutture pubbliche, attraverso affitti, cofinanziamenti e partnership pubblico-privato, con l’intento di costruire una filiera economica intorno alle attività lunari e, nel lungo periodo, marziane.
Nasa, sicurezza nazionale e la road map verso Luna e Marte
La nuova strategia prende le mosse da obiettivi già fissati in passato: un ordine presidenziale del dicembre 2025 aveva stabilito la volontà di riportare astronauti americani sulla Luna entro il 2028 e di installare i primi elementi di un avamposto permanente entro il 2030. La National Space Transportation Policy prova ora a costruire attorno a quei traguardi un ecosistema dove le imprese private svolgano funzioni operative e infrastrutturali.
Dietro questa scelta c’è anche una motivazione di carattere strategico: la Casa Bianca ritiene che la capacità di raggiungere rapidamente l’orbita, la Luna e lo spazio profondo rappresenti un interesse economico e di sicurezza per gli Stati Uniti. Il documento cita la necessità di garantire la superiorità americana nello spazio e segnala che alcune attività dovranno rimanere sotto controllo federale per ragioni di sicurezza. Contemporaneamente, la strategia prescrive alla Nasa di esplorare possibili architetture commerciali che, in prospettiva, possano rendere realizzabile un viaggio di andata e ritorno su Marte affidando alle aziende una parte crescente di mezzi, infrastrutture e servizi.
