Fabio De Pasquale lascia la magistratura. Uno dei nomi più conosciuti della Procura di Milano ha deciso di chiudere anticipatamente una carriera iniziata nel 1987, senza attendere il pensionamento previsto per settembre 2027, quando avrebbe compiuto 70 anni.
La decisione, secondo quanto rivelato da La Stampa e ripreso il 21 agosto da diversi media italiani, sarebbe stata comunicata lo scorso 9 luglio, poche settimane dopo la conclusione definitiva del procedimento che aveva coinvolto De Pasquale per la gestione di alcuni atti nel processo Eni-Nigeria.
A persone a lui vicine il magistrato avrebbe spiegato la scelta con parole nette: “Non aveva più senso continuare e non mi ritrovo più in questa magistratura”.
L’assoluzione definitiva della Cassazione
Il passaggio decisivo nella vicenda giudiziaria era arrivato il 18 giugno 2026, quando la Corte di Cassazione aveva assolto De Pasquale e il collega Sergio Spadaro dall’accusa di rifiuto di atti d’ufficio, stabilendo che “il fatto non sussiste”.
Il procedimento riguardava il comportamento dei due pubblici ministeri durante il processo milanese sulla presunta corruzione internazionale legata alla concessione petrolifera nigeriana Opl 245. Secondo l’accusa, i due magistrati non avrebbero depositato alcuni elementi potenzialmente utili alle difese e rilevanti per valutare l’attendibilità di Vincenzo Armanna, ex manager Eni e figura centrale dell’inchiesta.
Nei primi due gradi di giudizio il procedimento aveva avuto un esito diverso. Nel 2024 il Tribunale di Brescia aveva condannato De Pasquale e Spadaro a otto mesi di reclusione, con pena sospesa. La condanna era stata poi confermata in appello nell’ottobre 2025.
La Cassazione ha infine ribaltato quelle decisioni, annullando senza rinvio la sentenza e pronunciando un’assoluzione piena.
Il processo Eni-Nigeria e il caso Opl 245
All’origine della vicenda c’era una delle più complesse inchieste sulla corruzione internazionale condotte dalla Procura di Milano.
Il procedimento riguardava l’acquisizione della licenza petrolifera Opl 245 in Nigeria e il sospetto che parte del denaro versato nell’operazione fosse finito in un sistema di tangenti.
Il processo principale si era però concluso nel marzo 2021 con l’assoluzione di tutti gli imputati, tra cui l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi e l’ex ad Paolo Scaroni.
Dalla gestione di alcuni elementi raccolti durante quell’indagine era successivamente nato il procedimento bresciano nei confronti dei due pm. L’assoluzione pronunciata a giugno dalla Cassazione aveva quindi chiuso definitivamente anche questo capitolo.
La mancata conferma come procuratore aggiunto
Gli ultimi anni della carriera di De Pasquale erano stati complessi anche all’interno della magistratura.
Dal 2017 aveva ricoperto l’incarico di procuratore aggiunto a Milano, guidando il dipartimento specializzato nelle indagini sulla corruzione internazionale. Nell’ottobre 2024 era però tornato a svolgere le funzioni di sostituto procuratore dopo che il plenum del Consiglio superiore della magistratura non lo aveva confermato nell’incarico semidirettivo.
Un passaggio arrivato mentre il procedimento penale di Brescia era ancora aperto e che aveva segnato profondamente l’ultima fase della sua esperienza negli uffici giudiziari milanesi.
Una carriera lunga quasi quarant’anni
Con l’addio di De Pasquale si chiude la carriera di un magistrato che ha attraversato alcune delle stagioni giudiziarie più importanti degli ultimi decenni.
Entrato in magistratura nel 1987, negli anni Novanta ha lavorato nella Milano di Mani Pulite e si è occupato di importanti procedimenti legati alla politica, alla corruzione e ai grandi gruppi economici.
Il suo nome è stato associato alla prima condanna definitiva di Bettino Craxi e, anni dopo, alle indagini sulla compravendita dei diritti televisivi Mediaset, avviate nel 2001 e sfociate nel procedimento che portò alla condanna definitiva di Silvio Berlusconi.
Negli ultimi anni aveva concentrato buona parte della propria attività sulle indagini per corruzione internazionale.
De Pasquale avrebbe potuto restare in servizio ancora per oltre un anno. Ha scelto invece di fermarsi dopo l’assoluzione definitiva che ha cancellato le condanne subite nei primi due gradi di giudizio. Un addio anticipato che chiude quasi quarant’anni di carriera e arriva al termine di una fase particolarmente difficile del suo rapporto con la magistratura.
