I minori migranti non accompagnati arrivati a Ceuta durante gli ingressi di massa di fine luglio non vogliono essere rimandati in Marocco. Il loro obiettivo, nella maggior parte dei casi esaminati finora, sarebbe raggiungere la Spagna continentale. A dirlo è Teresa Gisbert, procuratrice coordinatrice per i minori in Spagna, intervenuta mentre continua lo scontro politico sulla gestione dell’emergenza migratoria nell’exclave spagnola.
“Non vogliono tornare in Marocco, vogliono andare nella Penisola”, ha spiegato Gisbert in un’intervista a Cadena Ser. La procuratrice ha inoltre riferito che, tra i casi esaminati, non risultano genitori che abbiano chiesto alle autorità spagnole il ritorno dei propri figli.
La procura boccia i rimpatri collettivi
Gisbert ha respinto la proposta avanzata dal leader del Partito Popolare Alberto Núñez Feijóo e dal presidente di Ceuta Juan Jesús Vivas, favorevoli a un ritorno dei minori in Marocco. Secondo la procuratrice, pensare a una restituzione collettiva e immediata «non ha senso».
Il punto non è che un rimpatrio sia sempre impossibile. La legge consente il ritorno di un minore nel Paese d’origine, ma soltanto dopo avere verificato la sua situazione personale, familiare e le condizioni che troverebbe al rientro. Deve quindi essere valutato caso per caso l’interesse superiore del minore, con tutte le garanzie previste dalle norme nazionali ed europee.
Il tema è particolarmente delicato anche per il precedente del 2021. Dopo la precedente crisi migratoria di Ceuta, centinaia di minori marocchini furono rimandati indietro con una procedura poi giudicata illegittima. Il procedimento ha portato alla condanna per prevaricazione di due ex responsabili istituzionali locali, mentre il Tribunale Supremo aveva già stabilito che le restituzioni avevano violato i diritti dei minori perché effettuate senza il necessario procedimento individuale.
A Ceuta almeno 2.400-2.500 minori
La pressione sul sistema di accoglienza resta enorme. Il governo spagnolo stima la presenza a Ceuta di 2.400-2.500 minori migranti non accompagnati, ma lo stesso esecutivo ammette che il numero reale potrebbe essere superiore perché alcuni ragazzi continuano a vivere fuori dalle strutture ufficiali.
Madrid sta lavorando a un piano straordinario per trasferire almeno 500 ragazze e adolescenti da Ceuta verso altre regioni della Spagna. Il segretario di Stato per la Gioventù e l’Infanzia, Rubén Pérez Correa, ha sostenuto che sia il governo locale sia il PP fossero già a conoscenza del piano.
Gisbert ha riconosciuto che alcune comunità autonome inizialmente pongono ostacoli all’accoglienza, ma ha ricordato che si tratta di un obbligo previsto dalla legge e che la Procura può intervenire per garantirne il rispetto.
Lo scontro tra governo, PP e Vox
La gestione dei minori è diventata così uno dei fronti principali dello scontro politico sulla crisi di Ceuta. PP e Vox insistono sulla necessità di accelerare i ritorni verso il Marocco, mentre la ministra della Gioventù e dell’Infanzia Sira Rego ha duramente contestato l’ipotesi di rimpatri generalizzati.
Il governo considera prioritario il ricongiungimento familiare quando sia realmente possibile e compatibile con l’interesse del minore.
Anche Bruxelles mantiene una posizione articolata: la Commissione europea ha ribadito l’aspettativa che chi è entrato irregolarmente a Ceuta e non ha diritto a rimanere venga restituito al Marocco, sottolineando però contemporaneamente l’obbligo della Spagna di proteggere le persone vulnerabili e rispettare le garanzie previste per i minori.
La partita sui rimpatri, dunque, resta aperta. Ma dalla Procura arriva un limite netto: per bambini e adolescenti non possono esistere espulsioni collettive o automatiche. Ogni situazione deve essere esaminata singolarmente e la decisione finale deve avere come criterio centrale la tutela del minore.
