Mps ha annunciato il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele in Italia sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco Bpm e Banca Generali, per un corrispettivo complessivo pari a 34 miliardi di euro. Le società coinvolte saranno raggiunte da proposte interamente in azioni; il periodo di adesione è previsto tra la prima metà di dicembre 2026 e la prima metà di febbraio 2027, subordinato alle autorizzazioni regolamentari.
Nel dettaglio, l’offerta sul Banco ha un controvalore di circa 25,3 miliardi e prevede un rapporto di cambio di 1,567 azioni del Monte per ciascuna azione di Banco Bpm, senza premio. L’offerta su Banca Generali vale circa 8,72 miliardi e propone un rapporto di cambio di 6,958 nuove azioni del Monte per ogni titolo di Banca Generali, con un premio del 10% sui prezzi ufficiali del 19 agosto.
Termini, soglie e autorizzazioni
Le due operazioni sono condizionate all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni regolamentari e al raggiungimento di una soglia minima di adesioni pari al 50% del capitale più un’azione, condizione che Mps si riserva la facoltà di rinunciare. L’applicazione della passivity rule richiederà il via libera dell’assemblea dei soci del Monte convocata per il 29 ottobre; lo stesso appuntamento potrà essere utilizzato per sottoporre agli azionisti anche la proposta di fusione con Mediobanca, subordinata anch’essa ai relativi nulla osta.
La finestra temporale indicata per le offerte prevede l’avvio del periodo di adesione entro la prima metà di dicembre 2026 e la chiusura entro la prima metà di febbraio 2027. Il progetto include clausole ordinarie di efficacia legate al livello minimo di adesione e alle autorizzazioni di vigilanza, oltre a disposizioni operative per la gestione dell’integrazione societaria in caso di adesione plurima.
Impatto atteso e benefici per gli azionisti
Secondo le stime fornite da Mps, le operazioni e la possibile integrazione con Mediobanca creeranno sinergie pre-tasse a regime pari a 2,6 miliardi di euro annui, con costi di integrazione una tantum stimati in circa 2,5 miliardi da sostenere tra il 2027 e il 2029. In caso di adesione totale alle opas e tenendo conto della fusione di Mediobanca, gli azionisti dell’istituto senese deterranno circa il 50,1% del gruppo combinato, gli azionisti di Banco Bpm il 37,2% e quelli di Banca Generali il 12,7%.
Il piano prevede inoltre la distribuzione ai soci di Mps di un dividendo straordinario complessivo di 4 miliardi di euro, da corrispondere in parte in contanti per 1 miliardo e in parte mediante assegnazione di azioni di Assicurazioni Generali per 3 miliardi, equivalente a circa il 4,5% del capitale sociale al valore di mercato riportato. Mps stima poi un miglioramento della profittabilità e dell’efficienza operativa, con la distribuzione complessiva di dividendi per 15 miliardi nel periodo 2026-2030 e un pay-out ratio atteso del 100%.
Il progetto viene descritto come finalizzato a «creare un nuovo campione nazionale di riferimento», in grado di combinare competenze nel banking, nell’advisory e nel wealth management e di rafforzare il posizionamento competitivo del sistema finanziario italiano. Il gruppo allargato sarebbe, sempre su dati pro forma al 31 dicembre 2025, il terzo gruppo bancario italiano per totale attivo, con un bilancio pro forma intorno a 466 miliardi di euro e total financial assets superiori a 810 miliardi.
La proposta di Mps recepisce, secondo la stessa banca, la logica strategica delineata da Banco Bpm in una precedente comunicazione e si presenta come un percorso alternativo e trasparente per valorizzare complementarità e scala. La conclusione dell’operazione resta comunque subordinata ai passaggi assembleari e ai via libera regolamentari previsti.
