La Corea del Nord ha lanciato circa dieci missili balistici verso il mar del Giappone nel pomeriggio di giovedì 20 agosto. I lanci sono avvenuti mentre Corea del Sud e Stati Uniti stavano svolgendo le esercitazioni congiunte Ulchi Freedom Shield, ridimensionate nei giorni precedenti su ordine del presidente statunitense Donald Trump. Le autorità sudcoreane hanno indicato che i missili sono partiti intorno alle 17, ora locale dalla regione della capitale nordcoreana e hanno percorso circa 300 chilometri prima di cadere in mare.
I lanci della Corea del Nord
Secondo le ricostruzioni fornite dalle forze di sicurezza della Corea del Sud, la sequenza di lanci è stata rilevata e il monitoraggio è stato immediatamente intensificato. Seoul ha rafforzato le attività di sorveglianza e ha iniziato a condividere le informazioni raccolte con Stati Uniti e Giappone. Il Consiglio di sicurezza nazionale sudcoreano ha convocato una riunione d’emergenza, qualificando i test come una grave violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e chiedendo a Pyongyang di interrompere le provocazioni.
Il Giappone ha rilevato a sua volta i lanci e, dalle informazioni rese note, almeno uno dei proiettili sarebbe caduto in mare al di fuori della zona economica esclusiva del Giappone, senza danni segnalati. Non è ancora chiaro quale modello di missile sia stato utilizzato: i test rientrano però in una più ampia serie di lanci compiuti negli ultimi anni dal regime di Kim Jong Un, che ha continuato a sviluppare il proprio arsenale nonostante le sanzioni internazionali. Diverse fonti hanno indicato numeri leggermente differenti sui lanci, perciò il conteggio esatto non è stato ancora stabilito.
Le esercitazioni Ulchi Freedom Shield e il contesto politico
Le esercitazioni Ulchi Freedom Shield rappresentano una delle principali manovre militari annuali congiunte tra Washington e Seoul e coinvolgono circa 18mila militari sudcoreani. I comandi alleati definiscono le manovre essenziali per migliorare la capacità di risposta a un eventuale attacco della Corea del Nord; Pyongyang le considera invece una prova generale per un’invasione del proprio territorio.
Quest’anno le esercitazioni sono state ridimensionate dopo che il presidente Donald Trump ha ordinato al Pentagono di diminuirne significativamente la portata, motivando la decisione con il costo elevato delle manovre e con l’affermazione che esse inviassero un segnale “ostile” alla Corea del Nord. Trump ha collegato la scelta ai suoi rapporti personali con Kim Jong Un e ha anche criticato Seoul per non aver sostenuto gli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran.
Da parte sua, Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong Un e figura influente del regime, ha dichiarato che la riduzione della durata e delle dimensioni delle manovre non ne cambia la natura, definendole ancora “provocatorie e aggressive”, pur sottolineando che i rapporti personali tra il fratello e Trump rimangono buoni. I nuovi lanci sembrano inserirsi quindi nel consueto braccio di ferro tra Pyongyang, Washington e Seoul, mentre l’intenzione di aprire spazi diplomatici non ha per ora impedito ulteriori test missilistici.
