Geoff e Julie Bolam sono due pensionati che hanno passato la maggior parte della loro vita a Londra. Ma, una volta concluso il periodo lavorativo, hanno scelto di non fermarsi. Inizialmente cercavano ritmi più tranquilli e si sono trasferiti nelle Cotswolds, un’area collinare dell’Inghilterra situata sopra il Tamigi e classificata come zona protetta. Poi un vicino gli ha segnalato che nel paese di Paxford, nel Gloucestershire, una chiesa abbandonata sarebbe stata venduta attraverso un’offerta in busta chiusa. La Old Mission Church diventò di loro proprietà poco dopo.
View this post on Instagram
Chiesa abbandonata, da luogo di culto a casa vacanze
L’edificio era stato costruito nel 1866 come scuola per bambini e appena un anno dopo era diventato ufficialmente un luogo di preghiera. Per oltre un secolo aveva servito la comunità locale, fino al progressivo abbandono. Quando i Bolam l’hanno comprata nel 2018 per 175mila sterline, le sue condizioni erano tutt’altro che buone.
La loro intuizione non fu quella di ristrutturarla o di ridarle vita per il luogo di culto che era ma di trasformarla in una casa vacanze. Per farlo, fu prima stato necessario ottenere il cambio di destinazione d’uso, poi confrontarsi con le regole per la conservazione dell’edificio. La posizione delle finestre sul tetto è stata modificata perché sarebbero state visibili dalla strada, mentre il progetto iniziale per dividere gli interni è stato scartato perché avrebbe compromesso la struttura visiva della chiesa.
Alla fine la ristrutturazione è costata circa 370mila sterline, portando l’investimento complessivo a 545mila. Quando i lavori terminarono, nell’ottobre del 2021, la proprietà venne valutata circa 700mila sterline.
Oggi la vecchia chiesa è una casa vacanze con due camere da letto, due bagni, una cucina moderna e una camera sospesa su un soppalco. Dall’apertura alle prenotazioni – un mese dopo la fine dei lavori – ha accolto centinaia di ospiti. Un weekend costa circa 850 sterline in bassa stagione e può arrivare a 1.100 nei periodi di maggiore richiesta.
Chiese trasformate in case vacanze: non è un caso isolato
Quella dei Bolam non è una storia particolarmente rara nel Regno Unito. Il problema di cosa fare degli edifici religiosi che non vengono più utilizzati ha aperto da tempo un dibattito sul rapporto tra conservazione del patrimonio e nuove destinazioni d’uso.
Historic England, l’ente del governo britannico che si occupa della tutela del patrimonio culturale e storico, riconosce che trovare una nuova funzione può essere indispensabile per impedire il deterioramento o, nei casi più estremi, la demolizione di una chiesa storica. Allo stesso tempo sottolinea che la trasformazione in abitazione è una delle soluzioni con maggiore impatto sull’edificio. Secondo l’ente britannico, una riconversione dovrebbe rispettare il carattere storico della struttura, essere economicamente sostenibile e, idealmente, continuare a consentire un certo accesso pubblico.
Ci sono già diversi esempi. La St John’s Church di Gamblesby, in Cumbria, costruita nel 1868 e chiusa nel 2002, è stata restaurata tra il 2010 e il 2011 e trasformata in una casa vacanze. Nel Lake District, anche la Sunny Bank Chapel è diventata nel 2019-2020 una struttura turistica lussuosa.
In alcuni casi, senza un investimento privato, quegli stessi edifici rischierebbero di rimanere vuoti e deteriorarsi. La questione principale è, più che altro, perchè non arrivino degli investitori interessati a ridar vita a un luogo storico per la sua funzione originaria (religiosa o culturale che sia). Numerose chiese e residenze di reali sono state trasformate nel corso dei secoli in musei: punti di aggregazione sociale e culturale che continuano a trasmettere la storia di quel paese. Oggi, però, la mentalità sembra essere cambiata. Il rischio è che il patrimonio venga preservato nelle sue mura, ma perda progressivamente la propria funzione sociale per mettersi nelle mani unicamente del turismo.
La chiesa abbandonata, quanto l’overtourism cambia il patrimonio
Il caso della chiesa abbandonata inglese di inserisce in un fenomeno in crescita, così in crescita da aver bisogno di normative: nell’aprile del 2026 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione dedicata al rapporto tra turismo, comunità locali e patrimonio culturale, mettendo in guardia dagli effetti dell’overtourism e delle pratiche turistiche non sostenibili. Tra questi ci sono l’aumento del costo della vita, la pressione sul mercato immobiliare e la progressiva sostituzione dei residenti nelle aree maggiormente esposte ai flussi turistici. “In un certo senso abbiamo salvato un edificio che era in condizioni piuttosto precarie”, afferma Geoff Bolam al Daily Mail.
Il problema, però, non riguarda soltanto la conservazione materiale di un edificio. Un luogo può essere restaurato, e, allo stesso tempo, perdere la funzione che aveva all’interno della comunità. È ciò che accade soprattutto nelle città d’arte, dove abitazioni, negozi e spazi un tempo destinati alla vita quotidiana vengono progressivamente riconvertiti per rispondere alle esigenze di chi visita quei luoghi solo per pochi giorni.
La tutela del patrimonio cutlurale non significa solo ristrutturare
“Pensiamo che ora la chiesa abbia davanti a sé altri 100 anni circa di vita. E di questo siamo piuttosto orgogliosi”, continua Geoff Bolam. Salvare un edificio, però, non equivale a tutelarlo.
A livello europeo, la Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa specifica che il patrimonio non acquista valore soltanto per le caratteristiche materiali di un luogo, ma anche per i significati, gli usi e i valori che le persone gli attribuiscono. La Convenzione evidenzia il rapporto tra il patrimonio, comunità e società, riconoscendo alle persone un ruolo nella sua conservazione e nella sua trasmissione alle generazioni future.
In questa prospettiva, tutelare una chiesa significa anche interrogarsi su chi potrà continuare a frequentarla e quale rapporto manterrà con il territorio di appartenenza.
