A 18 giorni dall’ondata migratoria che ha interessato Ceuta, centinaia di migranti continuano a vivere sulla spiaggia di El Trampolin e in altre zone dell’exclave spagnola in Marocco. Mentre le autorità lavorano all’allestimento di strutture temporanee destinate ad accogliere almeno 1.500 persone, la gestione dell’emergenza continua ad alimentare tensioni politiche in Spagna e ad attirare l’attenzione anche dei movimenti dell’ultradestra identitaria europea.
Sulla spiaggia di Ceuta restano centinaia di migranti
A El Trampolin alcuni migranti hanno costruito ripari di fortuna e continuano a utilizzare la spiaggia come luogo di permanenza, mentre in altri punti di Ceuta l’esercito sta completando l’installazione di tende dotate di docce e servizi igienici. I nuovi spazi saranno distribuiti in quattro aree dell’exclave e dovrebbero offrire inizialmente circa 1.500 posti, con la possibilità di arrivare progressivamente a 4.000.
A quasi tre settimane dagli arrivi in massa di fine luglio, Madrid e il governo locale hanno quindi concordato una soluzione temporanea per cercare di garantire condizioni minime di accoglienza e salubrità. A Ceuta resterebbero circa 5.000 migranti secondo le stime del governo centrale, mentre l’amministrazione dell’exclave parla di circa 9.000 persone. Tra loro ci sono oltre 2.168 minori già identificati dalle autorità spagnole.
Madrid trasferisce 500 ragazze verso i nuovi centri
Nel frattempo è partito anche il trasferimento delle minori non accompagnate rimaste per giorni in condizioni precarie. Il piano elaborato dal ministero della Gioventù e dell’Infanzia e dalle autorità di Ceuta punta a spostare circa 500 ragazze dalle strade verso strutture temporanee gestite da organizzazioni specializzate, evitando per quanto possibile di scaricare immediatamente l’intera accoglienza sulle comunità autonome.
Nella prima notte, 96 ragazze hanno già trovato posto in uno dei centri realizzati nelle tende dell’esercito. L’obiettivo è portare a circa 800 il numero complessivo delle minori inserite nel sistema di protezione di Ceuta. I tecnici ministeriali avvertono però che, anche nelle condizioni più favorevoli, per trasferire le ragazze nella penisola potrebbero essere necessari uno o due mesi.
A Ceuta il sistema di accoglienza è al collasso
La pressione migratoria ha portato il sistema di accoglienza della città autonoma vicino al limite e ha fatto aumentare lo scontro politico. Alcune regioni governate dal Partito Popolare e da Vox hanno infatti respinto l’ipotesi di accogliere nuovi minori non accompagnati, nonostante la normativa preveda la redistribuzione dei ragazzi e delle ragazze quando i centri delle aree di frontiera non sono più in grado di far fronte agli arrivi.
Secondo l’ultimo dato del ministero dell’Interno, sono 2.168 i minori identificati tra le persone arrivate via mare e via terra il 30 e 31 luglio. Le organizzazioni impegnate nella tutela dell’infanzia, tra cui Save the Children, stimano però che il numero complessivo di bambini e adolescenti presenti possa arrivare almeno a 4.000.
Saiz: “Prima di tutto vengono i minori”
La ministra dell’Integrazione e delle Migrazioni e portavoce del governo, Elma Saiz, ha difeso da Ceuta la linea dell’esecutivo. Intervenendo alla radio pubblica Rne, ha sottolineato che si tratta innanzitutto di bambini e bambine soli e che ogni provvedimento dovrà essere adottato considerando il loro interesse superiore.
Saiz ha ricordato che la Spagna è uno Stato di diritto e che il governo agisce nel rispetto della legislazione vigente. Ha inoltre evidenziato la distinzione delle competenze tra amministrazione centrale e comunità autonome, definendo queste ultime fondamentali nella gestione dei minori migranti. “Ceuta non sarà lasciata sola”, ha assicurato, ricordando che Madrid ha stanziato 25 milioni di euro per consentire alla città autonoma di affrontare le proprie responsabilità.
Madrid promette aiuti e tende per 1.500 persone
La ministra ha inoltre difeso l’intervento umanitario in corso, spiegando che le tende destinate a circa 1.500 persone rappresentano soltanto una parte di un’operazione più ampia condotta insieme alle organizzazioni umanitarie. Saiz ha respinto anche le accuse secondo cui ai migranti non verrebbero garantiti i pasti.
Il governo spagnolo sta lavorando inoltre con la Commissione europea e assicura che saranno rispettate sia le norme sull’immigrazione sia le convenzioni europee in materia di asilo. Una posizione che si contrappone alle richieste del presidente di Ceuta, Juan Jesus Vivas, favorevole a respingimenti e rimpatri collettivi anche per i minori non accompagnati.
Bruxelles: rimpatri nel rispetto del diritto europeo
La Commissione europea ha accolto positivamente il rafforzamento delle strutture di accoglienza deciso da Madrid. Il portavoce Markus Lammert ha però ricordato che, secondo Bruxelles, chi rimane illegalmente a Ceuta dovrà essere rimpatriato, minori compresi, purché ciò avvenga nel rispetto del diritto dell’Unione europea.
Madrid insiste sulla necessità di applicare la legge, soprattutto nei casi che riguardano minori non accompagnati e richiedenti asilo. Vivas, invece, continua a chiedere procedure più rapide e ha ribadito la necessità di “blindare militarmente” la frontiera, sostenendo anche la possibilità di procedere con espulsioni collettive.
La crisi di Ceuta diventa un terreno di scontro politico
La posizione del presidente dell’exclave si inserisce in una linea sempre più dura adottata dal Partito Popolare. Vivas, affiancato dalla vicesegretaria del Pp Cuca Gamarra, ha abbandonato i toni più moderati utilizzati negli ultimi 25 anni. Nel 2021, durante un’altra grave crisi migratoria che aveva portato circa 8.000 persone da Marocco a Ceuta, la città aveva infatti messo rapidamente a disposizione edifici pubblici per l’accoglienza.
Questa volta, secondo Madrid, le autorità locali avrebbero inizialmente puntato sul ritorno spontaneo dei migranti in Marocco, fino a quando la situazione non è arrivata a essere considerata un’emergenza di salute pubblica. Il numero esatto delle persone subsahariane e maghrebine ancora presenti nell’exclave resta difficile da stabilire: anche Bruxelles parla genericamente di “diverse migliaia”.
L’ultradestra europea punta sulla crisi migratoria
La situazione di Ceuta è diventata anche uno degli argomenti utilizzati dalla campagna Save Europe Act, promossa dall’area dell’ultradestra identitaria europea. L’iniziativa, sostenuta dall’austriaco Martin Sellner e dall’olandese Eva Vlaardingerbroek, utilizza la crisi dell’exclave come elemento della propria propaganda contro l’immigrazione e a favore della cosiddetta “remigrazione”, sostenendo la necessità di tutelare quella che definisce la “continuità etnica” dei popoli nativi europei.
La campagna, denominata Tour dello Scudo Europeo, chiede inoltre frontiere più rigide e lo stop all’immigrazione proveniente da Paesi extraeuropei. Dopo le tappe nei Paesi Bassi e in Francia, sono previste iniziative a Barcellona il 22 agosto, Madrid il 29 agosto e Lisbona il 5 settembre. Il tour proseguirà poi a Milano il 12 settembre, prima di raggiungere Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania.
Da Abascal a Vannacci, la rete dell’ultradestra
Alla rete partecipano esponenti dell’estrema destra di diversi Paesi, tra cui il premier ungherese Viktor Orbán, il francese Eric Zemmour e rappresentanti di AfD, Fpö e Chega. In Spagna il principale sostenitore è il leader di Vox Santiago Abascal, che ha sottoscritto il Save Europe Act. In Italia la campagna è sostenuta dall’eurodeputato Roberto Vannacci e dall’attivista Andrea Ballarati.
Sellner aveva visitato Ceuta all’inizio di agosto proprio per utilizzare la crisi migratoria come elemento della campagna, ma aveva incontrato l’ostilità di una parte della popolazione locale. L’iniziativa dell’ultradestra ha provocato anche una reazione antifascista e antirazzista: a Barcellona è stata convocata per il 22 agosto una contro-mobilitazione davanti alle sedi del Comune e della Generalitat. A promuoverla sui social sono Som Antifeixisters, il coordinamento antifascista di Esquerra Unida de Catalunya e la Cup, con lo slogan “Barcelona és antiracista”.
Vivas insiste sui rimpatri, Madrid sulla tutela dei minori
Il confronto tra le autorità locali e il governo centrale rimane quindi aperto. Da una parte Ceuta chiede una risposta più dura alla pressione migratoria, con il rafforzamento della frontiera e l’accelerazione dei rimpatri; dall’altra Madrid insiste sulla necessità di garantire accoglienza e protezione soprattutto ai minori, nel rispetto delle leggi spagnole ed europee.
Intanto, sulla spiaggia di El Trampolin, la situazione resta ancora lontana dalla normalità. Le nuove strutture rappresentano un primo tentativo di contenere una crisi che, dopo quasi tre settimane dagli arrivi di massa, continua a coinvolgere migliaia di persone e a trasformarsi in uno dei principali terreni di scontro politico sulla gestione dell’immigrazione in Spagna.
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