L’ondata di femminicidi registrata in Italia intorno a Ferragosto riaccende l’allarme sulla capacità delle istituzioni di prevenire e contrastare la violenza contro le donne. Per Elisa Ercoli, presidente della Rete Nazionale Differenza Donna, i sei casi rappresentano un dato “inaccettabile” e dimostrano la necessità di un cambiamento profondo nel sistema di protezione.
Femminicidi, Ercoli: “Serve un vero cambio di passo”
Secondo Ercoli, in molti dei casi recenti il livello di pericolosità era elevato e, proprio per questo, avrebbero dovuto essere attivati gli strumenti di tutela già previsti. “Le norme securitarie da sole non servono a nulla”, sostiene la presidente, secondo cui per ottenere risultati concreti e duraturi occorre intervenire anche sul fronte della prevenzione. Ercoli definisce inoltre “insopportabile” il silenzio della premier Giorgia Meloni e del governo, accusati di non aver dato una risposta adeguata al problema.
“Manca prevenzione e la protezione non viene applicata”
La presidente di Differenza Donna denuncia una situazione nella quale gli strumenti antiviolenza esistenti non vengono utilizzati in maniera sufficiente. A suo giudizio, stereotipi e pregiudizi continuano a ridimensionare la gravità delle violenze all’interno delle relazioni affettive, contribuendo alla loro sottovalutazione anche da parte delle istituzioni.
Ercoli sottolinea inoltre le difficoltà operative delle Forze dell’Ordine, che avrebbero organici insufficienti rispetto alle necessità e una formazione specialistica non abbastanza capillare. Anche la cosiddetta “rete antiviolenza”, che dovrebbe coinvolgere i diversi settori impegnati nell’accompagnamento delle donne fuori dalle situazioni di violenza, resta secondo l’associazione troppo informale e affidata soprattutto alla responsabilità dei singoli operatori. “È inconcepibile”, afferma Ercoli, che davanti a numeri così elevati di violenze e femminicidi non esista un sistema strutturale.
Centri antiviolenza e istituzioni, una collaborazione ancora difficile
Un altro problema riguarda il rapporto tra i Centri Antiviolenza e la rete istituzionale. Ercoli spiega che queste strutture sono fondamentali per sostenere le donne nel percorso di uscita dalla violenza, ma spesso i servizi pubblici non conoscerebbero adeguatamente il loro lavoro e il ruolo che svolgono. Questa mancanza di integrazione, osserva, alimenta incomprensioni e diffidenza e finisce per ostacolare l’efficacia degli interventi.
Anche i Servizi Sociali, secondo la presidente, presentano carenze nella formazione sui reati di genere. Ercoli critica inoltre alcuni Tribunali, nei quali a suo giudizio la violenza verrebbe ancora normalizzata o neutralizzata. In questo contesto, sostiene, i Servizi Sociali rischiano di adeguarsi a un sistema giudiziario percepito come classista, oneroso e dotato di strumenti che finiscono per esercitare un controllo sulle donne e ridurre la responsabilizzazione degli autori delle violenze.
La violenza assistita e il ruolo dei figli
Tra le questioni ancora irrisolte viene indicata anche quella della violenza assistita, che coinvolge bambine e bambini esposti alle violenze commesse dal padre nei confronti della madre. Secondo Ercoli, questi minori non vengono accompagnati abbastanza nel riconoscimento della responsabilità del genitore violento e nella comprensione di ciò che distingue una relazione sana da una relazione basata sulla violenza.
L’associazione ritiene invece necessario che il padre violento sia chiamato ad assumersi la responsabilità del proprio comportamento e a intraprendere un reale percorso di cambiamento, senza spostare l’attenzione esclusivamente sul recupero del rapporto con i figli.
“I Centri Antiviolenza sono in sofferenza”
Ercoli conclude richiamando le difficoltà economiche dei Centri Antiviolenza presenti in tutta Italia, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta. Le strutture, sottolinea, avrebbero bisogno di finanziamenti stabili e sufficienti a coprire almeno il lavoro che viene loro richiesto e che costituisce parte integrante delle attività dei Cav.
Molti centri, infatti, dispongono secondo Differenza Donna di risorse troppo limitate per garantire quel lavoro multidisciplinare che rappresenta una componente fondamentale del sostegno alle vittime. Per Ercoli, alla luce dell’entità della violenza e del numero dei femminicidi, non è più sufficiente affidarsi a interventi frammentari: serve una risposta sistemica capace di garantire prevenzione, protezione e sostegno alle donne in modo continuativo.
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