Paghe che potevano scendere fino a 2 euro lordi all’ora, parte dello stipendio da riconsegnare in contanti e lavoratori scelti soprattutto tra giovani in condizioni di necessità, alcuni dei quali anche minorenni. È il sistema di presunto sfruttamento del lavoro scoperto dalla Guardia di Finanza di Bari nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica.
Al centro dell’inchiesta c’è Gruppo Ideazione, società che tra il 2022 e il 2025 ha gestito il lido Aqp di Bari e che si è aggiudicata anche diversi bandi del Comune. Quattro persone sono finite sotto accusa nell’indagine per associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro.
Gli accertamenti hanno portato al sequestro preventivo della società e dei beni che ne fanno parte, mentre sono state applicate misure interdittive nei confronti dell’amministratore e di un consulente del lavoro ritenuto coinvolto nel meccanismo.
Bagnini anche minorenni pagati tra 2 e 5 euro l’ora
L’indagine è partita da un controllo effettuato dalla Stazione Navale della Guardia di Finanza su una società impegnata nella gestione del servizio di salvamento all’interno di uno stabilimento balneare.
Gli approfondimenti successivi avrebbero fatto emergere condizioni di lavoro molto diverse da quelle formalmente rappresentate. I compensi effettivi dei bagnini e degli altri stagionali coinvolti sarebbero oscillati tra 2 e 5 euro lordi all’ora, al di sotto delle soglie minime previste dai contratti collettivi nazionali applicabili.
Tra i lavoratori ci sarebbero stati ragazzi molto giovani, anche minorenni, spesso alla prima esperienza professionale. Secondo la ricostruzione degli investigatori, venivano selezionate soprattutto persone economicamente o socialmente vulnerabili e quindi meno propense a contestare le condizioni imposte per paura di perdere l’occupazione.
Parte dello stipendio doveva essere restituita in contanti
Il presunto sistema non si sarebbe limitato alle retribuzioni particolarmente basse. Le somme riportate nelle buste paga non avrebbero infatti coinciso con quanto rimaneva realmente a disposizione dei dipendenti.
Dopo aver ricevuto il compenso, i lavoratori sarebbero stati costretti a restituirne una parte in contanti. In questo modo la documentazione poteva indicare una determinata retribuzione, mentre il costo effettivamente sostenuto dalla società per il personale risultava inferiore.
Il denaro recuperato sarebbe stato utilizzato anche per pagare in nero altri lavoratori, chiamati in occasione di eventi, serate musicali e ricorrenze organizzate nel lido.
Un sistema che avrebbe consentito di comprimere fortemente il costo del personale e, contemporaneamente, di proporre prezzi competitivi per ottenere nuovi incarichi.
Il reclutamento dei ragazzi e il ruolo del consulente del lavoro
Anche il reclutamento della manodopera avrebbe seguito un’organizzazione precisa. I giovani sarebbero stati avvicinati attraverso una persona conosciuta nel loro ambiente sociale, che faceva da collegamento tra chi cercava un impiego e la società.
Parallelamente, il datore di lavoro avrebbe cercato nuovi contratti potendo contare su costi particolarmente bassi per il personale.
Tra le quattro persone coinvolte nell’inchiesta compare anche un consulente del lavoro. Secondo l’accusa, il professionista avrebbe contribuito a rendere sostenibile il meccanismo dal punto di vista documentale intervenendo sulle buste paga.
Nei suoi confronti è stato disposto il divieto di esercitare l’attività professionale. Una misura interdittiva ha colpito anche l’amministratore unico della società.
Sequestrata Gruppo Ideazione, gestiva il lido Aqp
L’inchiesta riguarda la gestione del lido Aqp di Bari, affidata tra il 2022 e il 2025 a Gruppo Ideazione. La società non operava però soltanto nel settore balneare: negli anni si è aggiudicata diversi bandi del Comune di Bari, tra cui quello relativo all’organizzazione del Corteo storico.
Il rappresentante legale della società, l’imprenditore barese Christian Calabrese, è stato raggiunto da un’interdizione della durata di un anno dall’esercizio dell’attività.
L’autorità giudiziaria ha inoltre disposto il sequestro preventivo dell’intero compendio societario. Il provvedimento comprende immobili, autovetture, disponibilità e rapporti finanziari e una concessione demaniale.
La gestione dei beni sequestrati è stata affidata a un amministratore giudiziario.
L’inchiesta della Procura di Bari porta così alla luce un presunto sistema di sfruttamento applicato a un settore, quello del lavoro stagionale balneare, nel quale le vittime sarebbero state scelte proprio facendo leva sulla loro giovane età e sulla necessità di trovare un’occupazione.
