Oltre 30 milioni di euro tra stipendi arretrati, contributi, risarcimenti e somme da restituire. Ma soprattutto 238 permessi di soggiorno speciali per altrettanti lavoratori coinvolti nell’inchiesta sul cantiere del nuovo Consolato degli Stati Uniti a Milano. È l’ultimo sviluppo della vicenda sul presunto sfruttamento degli operai impiegati nella costruzione della sede diplomatica americana in piazzale Accursio.
A stanziare il pacchetto, che complessivamente arriva a circa 31 milioni di euro, è stata Caddell Construction, la società americana finita nell’inchiesta della Procura di Milano insieme a due suoi manager. L’azienda ha precisato che il pagamento non rappresenta “in alcun modo un’ammissione di responsabilità penale o civile o amministrativa”.
Dai salari ai danni morali: come sono divisi i 31 milioni
Una parte consistente delle somme servirà a restituire direttamente ai lavoratori quanto, secondo le contestazioni, non avrebbero ricevuto durante il periodo trascorso nel cantiere.
Sono 9,6 milioni di euro quelli destinati alle retribuzioni che avrebbero dovuto essere corrisposte agli operai, mentre altri 3 milioni serviranno a rimborsare le somme trattenute per il vitto e l’alloggio nel residence in cui soggiornavano. A questi si aggiungono 7 milioni di euro per i danni morali.
Il pacchetto comprende anche 7,2 milioni versati all’Inps per chiudere le pendenze contributive e ulteriori 4 milioni all’Ispettorato territoriale del lavoro.
Ma la novità non riguarda soltanto il denaro. Le Questure di Milano e Pisa hanno rilasciato 238 permessi di soggiorno speciali ad altrettanti lavoratori, in gran parte cittadini indiani reclutati a Nuova Delhi attraverso una società intermediaria turca. Altri 60 operai rimasti senza lavoro sono stati invece ammessi dall’Inps all’indennità di disoccupazione Naspi.
L’inchiesta, coordinata dai pm Paolo Storari e Mauro Clerici, aveva acceso i riflettori sulle condizioni dei lavoratori impiegati nel cantiere milanese. Secondo l’accusa, sarebbero stati fatti lavorare in condizioni di sfruttamento approfittando del loro stato di bisogno, in un sistema definito dagli inquirenti di “para-schiavismo”.
Calderone: “Un risultato storico”
A commentare gli ultimi sviluppi è stata anche la ministra del Lavoro Marina Calderone, che ha definito quella coordinata dalla Procura di Milano «una delle più significative operazioni degli ultimi anni contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo».
Secondo la ministra, ai 292 lavoratori indiani che hanno collaborato con le autorità sono stati restituiti “diritti, retribuzioni e contributi che erano stati loro sottratti”.
Un passaggio che segna una nuova fase della vicenda: dopo l’emersione delle presunte condizioni di sfruttamento nel cantiere, l’attenzione si sposta ora sulle tutele riconosciute agli operai. E il dato forse più significativo, accanto ai 31 milioni stanziati, riguarda proprio i permessi di soggiorno: per 238 lavoratori la collaborazione con le autorità ha portato non soltanto al riconoscimento economico di quanto subito, ma anche a una forma concreta di protezione.
