La portaerei Lincoln ha trascorso 208 giorni consecutivi in mare mentre è impegnata nelle operazioni statunitensi contro l’Iran, e le famiglie dei circa 5mila marinai e Marines denunciano condizioni sempre più difficili a bordo. La nave è partita da San Diego il 21 novembre 2025 e a gennaio è stata trasferita in Medio Oriente; il 7 luglio ha raggiunto l’Oman dopo il lungo periodo senza entrare in porto.
Condizioni nella portaerei Lincoln: docce chiuse, bagni fuori uso e turni serrati
Le segnalazioni raccolte dalle famiglie descrivono problemi pratici e ricorrenti: docce con tracce di muffa, bagni non funzionanti e lavanderie ferme per settimane. Secondo le testimonianze, in alcuni periodi è venuta a mancare anche l’acqua calda e in un’occasione un pasto sarebbe consistito solo in due tortillas e mezza tazza di riso, citando un resoconto riferito da Ms Now. La portaerei Lincoln è, per organico e missione, un ambiente di lavoro con cicli di operazioni 24 ore su 24 e turni prolungati, e la mancanza di pause reali è considerata un elemento che complica la gestione quotidiana dell’equipaggio.
“È già di per sé uno dei posti più pericolosi in cui lavorare”, ha raccontato Brett Snow, veterano della Marina e padre di un militare imbarcato. Altri membri dell’equipaggio, mantenuti anonimi in alcune ricostruzioni, hanno scritto alle famiglie segnalando rischi per la salute fisica e mentale dopo mesi di servizio continuo.
Logistica e rifornimenti: come la guerra ha complicato la catena
Una portaerei può restare operativa senza attraccare ricorrendo ai rifornimenti in mare da navi logistiche: cibo, carburante per gli aerei e materiali vengono trasferiti in navigazione. Il Centcom ha documentato un rifornimento della nave nell’Arabian Sea il 18 maggio. Tuttavia, il conflitto in corso ha complicato questa catena.
La Quinta Flotta americana ha il proprio quartier generale in Bahrein, un’area che ha subito attacchi iraniani nel corso del conflitto; a febbraio i droni iraniani avevano danneggiato strutture della Marina a Manama, costringendo personale e contractor ad allontanarsi dalla zona di Juffair. Le famiglie riferiscono che prodotti di uso quotidiano – sapone, dentifricio, deodorante – stanno diventando più difficili da reperire a bordo e che si registrano ritardi nella consegna della posta e delle razioni alimentari.
Le famiglie dei marines nella portaerei Lincoln chiedono scali
Al momento non è stata fissata una data per il rientro dell’equipaggio. Durante un incontro alla Naval Air Station North Island di San Diego, circa 200 familiari hanno espresso le loro preoccupazioni ai vertici della Marina. I responsabili hanno riconosciuto che un’ostruzione particolarmente difficile da rimuovere ha reso inutilizzabili per diverso tempo alcuni servizi igienici e hanno spiegato che le macchie segnalate nelle docce potrebbero in alcuni casi essere mildew provocata dalla scarsa ventilazione.
I vertici della Marina hanno informato che il gruppo della USS Theodore Roosevelt viene preparato per dare il cambio alla nave in Medio Oriente, ma non hanno indicato quando avverrà l’avvicendamento per ragioni di sicurezza operativa. Le famiglie segnalano che alcuni militari hanno perso funerali, nascite e mesi di vita dei propri figli, e chiedono che venga programmato uno scalo al più presto per consentire ristoro e ricambi.
Bonnie York, madre di un imbarcato, ha riferito che anche il personale che si occupa della salute psicologica avrebbe chiesto un fermo logistico non appena possibile. In assenza di una data per l’avvicendamento, resta il fatto che la portaerei Lincoln continua le sue operazioni e che la decisione sul cambio è affidata a motivi di sicurezza e pianificazione militare.
