K3 Scout installati sui droni navali della Royal Navy trasmettevano comunicazioni a un indirizzo IP localizzato in Cina. The Telegraph ha ricostruito che i dispositivi inviavano cosiddette “heartbeat communications”, pacchetti usati per confermare che le telecamere fossero online e funzionanti.
L’inchiesta indica che i sistemi erano parte di una flotta acquistata per un valore di 12 milioni di sterline e contenevano componenti di fabbricazione cinese. Dopo le verifiche, la connettività internet delle telecamere è stata rimossa.
Dati verso un indirizzo IP in Cina
L’analisi tecnica citata dal quotidiano ha rilevato che alcuni moduli delle telecamere inviavano segnali regolari a un endpoint estero, identificato in un indirizzo IP in Cina. I segnali, definiti “heartbeat communications”, non sono descritti come trasporto diretto di immagini o dati sensibili ma come pacchetti di conferma di operatività.
Il fatto che moduli di terze parti, anche se limitati, fossero presenti nell’hardware ha sollevato dubbi sull’origine e sul controllo della catena dei componenti. Kraken Technology Group, fornitore dei veicoli, ha ammesso la presenza di componenti esterni e ha descritto l’episodio come oggetto di un audit con la Royal Navy.
Reazioni di difesa e fornitore
Il ministero della Difesa britannico ha precisato di non avere trovato prove che informazioni sensibili o sistemi militari siano stati consultati, compromessi o trasmessi all’estero. La dichiarazione ufficiale, riportata dalle cronache, sottolinea che non è emerso un trasferimento di dati classificati.
Una fonte della difesa citata dal quotidiano ha definito l’accaduto “un grave fallimento nel controllo dell’origine dei componenti”, mettendo in rilievo un problema di fiducia nella piattaforma. Kraken ha spiegato che alcuni dispositivi esterni, pur conformi a normative come la Ndaa statunitense, includevano un numero limitato di componenti provenienti dall’estero, ma che l’audit congiunto non ha evidenziato condivisioni non autorizzate di informazioni.
Implicazioni di sicurezza e un caso simile in Spagna
La scoperta ha riacceso il dibattito sui rischi legati all’integrazione di componenti esteri in sistemi militari. I K3 Scout erano destinati al Coastal Forces Squadron e impiegati anche dal 47esimo Commando dei Royal Marines, con l’intenzione di partecipare a missioni nel Golfo per monitorare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Parallelamente, la stampa spagnola ha segnalato preoccupazioni legate alla decisione di Saic Motor di costruire uno stabilimento a Ferrol, vicino a una base militare e al cantiere Navantia. Le autorità di Madrid e il Centro nazionale di intelligence avrebbero espresso timori per possibili rischi di spionaggio elettronico o di avvicinamento di personale locale da parte di servizi stranieri.
Nel caso britannico la risposta immediata è stata tecnica: dopo l’accertamento, la connettività internet alle telecamere dei droni è stata disattivata e sono state avviate verifiche e audit. La misura ha lo scopo di isolare i dispositivi fino a che non siano completati controlli sull’origine dei componenti e sulla sicurezza delle catene di fornitura.
Resta l’interrogativo sulle procedure di controllo nella fase di acquisto e integrazione dei sistemi: l’episodio ha spinto la difesa a rivedere le verifiche sui fornitori e sulla conformità dei componenti, senza però al momento evidenziare la perdita di informazioni sensibili o l’accesso non autorizzato a sistemi militari.
