Friedrich Merz ha annunciato la volontà del governo tedesco di riattivare i trasferimenti verso i Paesi di primo ingresso, con il primo caso già programmato per il 19 agosto in direzione dell’Italia. La decisione, presa a Berlino dopo quasi quattro anni di blocco, arriva a poche settimane dall’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo del 12 giugno 2026.
Il caso del 19 agosto e il ritorno dei trasferimenti
Il trasferimento originario riguarda una 22enne somala che è arrivata in Germania lo scorso marzo dopo essere passata dall’Italia, e per la quale Berlino considera Roma responsabile dell’esame della domanda di protezione. Il governo tedesco ha programmato il rimpatrio amministrativo per il 19 agosto, ricollocando quel caso specifico nel quadro del ripristino delle procedure di responsabilità previste dalle regole europee.
Si tratta di un episodio singolo ma significativo, perché apre la strada a una possibile ripresa delle pratiche sospese, e sottolinea come la riapplicazione dei criteri di competenza possa incidere immediatamente sulle persone arrivate negli ultimi mesi. L’avvio operativo in agosto viene presentato come test di fattibilità per il nuovo approccio concordato a livello europeo.
I numeri della sospensione e gli squilibri registrati
La sospensione dei trasferimenti, in vigore dal 5 dicembre 2022, ha prodotto un forte squilibrio tra richieste tedesche e rimpatri effettivi verso altri Stati membri, con difficoltà che non hanno riguardato soltanto l’Italia. Nel 2025 la Germania ha presentato complessivamente 35.942 richieste di presa o ripresa in carico ad altri Paesi Unione europea; di queste, 23.912 sono state formalmente accettate, ma i trasferimenti realizzati sono stati appena 5.377, evidenziando un gap operativo che ha complicato la redistribuzione delle responsabilità.
In questo contesto Roma è stata uno dei principali punti di attrito, proprio perché la sospensione dei cosiddetti “dublinanti” ha limitato le possibilità tedesche di rimandare indietro chi aveva raggiunto la Germania dopo essere passato dall’Italia. Il bilancio numerico degli ultimi anni mostra come la ripresa dei trasferimenti sia tecnicamente e politicamente sensibile per entrambi i Paesi.
Richiedenti asilo, cosa cambia con il nuovo Patto europeo
A modificare il quadro è soprattutto il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, entrato in applicazione il 12 giugno 2026, dopo due anni di preparazione. Tra le nuove norme rimane il principio secondo cui i richiedenti devono presentare domanda nello Stato membro di primo ingresso, insieme a procedure più rapide per stabilire quale Paese sia responsabile e per gestire i cosiddetti movimenti secondari, cioè gli spostamenti non autorizzati da uno Stato Ue all’altro.
È su questo punto che Berlino intende fare pressione. Secondo il ministero dell’Interno tedesco citato da Repubblica, un sistema che consenta effettivamente di trasferire i richiedenti nel Paese competente è considerato dalla Germania una condizione necessaria perché la riforma europea funzioni.
Roma e Berlino avevano già raggiunto nel 2025 un’intesa sui casi accumulati negli anni precedenti. Per le persone arrivate più recentemente, invece, la Germania vuole applicare con maggiore rigidità le nuove regole europee.
Non significa, però, che i trasferimenti possano ripartire automaticamente e senza difficoltà. A metà luglio la stessa Commissione europea, nella sua prima valutazione sull’applicazione delle nuove norme, ha riconosciuto i “progressi” fatti dall’Italia, ma ha sottolineato che sono necessari ulteriori “passi concreti” affinché i trasferimenti possano avvenire in maniera effettiva
