La Francia prova a contenere l’escalation delle proteste studentesche dopo una giornata segnata da scontri, incendi e quasi 2mila fermi. Circa 400 licei resteranno chiusi oggi, venerdì 2 ottobre, mentre negli istituti interessati le lezioni saranno organizzate a distanza. Il governo ha intanto compiuto un primo passo indietro, ritirando dalla manovra 2027 la misura che avrebbe introdotto nuovi costi d’iscrizione per gli studenti non borsisti di BTS e classi preparatorie.
Circa 400 licei chiusi in Francia
A confermare la chiusura degli istituti è stato il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray, dopo la forte escalation registrata nella giornata di giovedì. Il provvedimento riguarda circa 400 licei in diverse aree del Paese e punta a garantire la sicurezza di studenti e personale scolastico.
Dove necessario, le lezioni proseguiranno a distanza. Secondo il governo, le violenze registrate attorno ad alcuni istituti hanno reso impossibile garantire il normale svolgimento delle attività scolastiche.
Quasi 2mila fermi e 305 membri dei soccorsi e delle forze dell’ordine feriti
Il bilancio della giornata di giovedì resta particolarmente pesante. Il ministero dell’Interno francese ha comunicato 1.949 fermi, effettuati principalmente per violenze, assembramenti e aggressioni nei confronti di persone depositarie dell’autorità pubblica.
Sono inoltre 305 i poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco rimasti feriti durante la giornata. Dall’inizio della mobilitazione, secondo il ministero dell’Istruzione, sono rimasti feriti anche 65 membri del personale scolastico e 170 studenti.
Il governo ritira una misura della manovra 2027
La pressione delle proteste ha prodotto anche un primo effetto politico. Il governo ha deciso di ritirare dal progetto di legge finanziaria per il 2027 la misura che avrebbe introdotto un contributo d’iscrizione di 178 euro per i BTS e 270 euro per le classi preparatorie alle grandes écoles a carico degli studenti non borsisti.
“Ritiriamo questa misura”, ha annunciato Geffray. La disposizione era contenuta nella manovra presentata proprio giovedì e la sua cancellazione rappresenta il primo arretramento dell’esecutivo dall’inizio della mobilitazione studentesca.
Geffray incontra studenti e genitori
Il ministro dell’Istruzione incontrerà oggi le associazioni studentesche e dei genitori, insieme ai rappresentanti del personale scolastico e del Consiglio nazionale della vita liceale.
L’obiettivo dichiarato è trasformare il confronto in risposte concrete alle richieste degli studenti. Le rivendicazioni riguardano soprattutto l’aumento delle risorse per la scuola pubblica, la sostituzione degli insegnanti assenti, la ristrutturazione degli edifici, le classi sovraffollate e la pressione legata a Parcoursup.
Il governo accusa LFI, il partito respinge le accuse
Resta aperto anche lo scontro politico sull’origine e sulla gestione delle proteste. Dopo il vertice di crisi convocato dal premier Sébastien Lecornu, Matignon ha sostenuto, sulla base di valutazioni dei servizi di intelligence, che la mobilitazione sarebbe stata alimentata da La France Insoumise (LFI) e da gruppi dell’ultrasinistra.
Il partito di Jean-Luc Mélenchon respinge la ricostruzione. Il deputato Louis Boyard ha negato che LFI abbia organizzato la mobilitazione, mentre esponenti del partito accusano il governo di concentrarsi sulla repressione anziché sulle richieste degli studenti. L’attribuzione di responsabilità a LFI resta quindi una valutazione del governo e non un fatto accertato.
Il governo parla di una “bascule” verso le violenze urbane
Per l’esecutivo francese, la giornata di giovedì ha segnato un cambiamento nella natura della protesta. Geffray ha sostenuto che una mobilitazione inizialmente legittima sarebbe stata progressivamente infiltrata da gruppi ultraviolenti.
Il ministero dell’Interno ha disposto il rafforzamento della presenza di CRS e gendarmi mobili nelle aree più interessate. Nella giornata di ieri sono state registrate azioni di protesta in 1.027 istituti, 222 dei quali sono stati bloccati.
Gli incendi e le aggressioni nelle scuole
Tra gli episodi più gravi resta quello avvenuto a Marsiglia, dove alcuni membri del personale scolastico sono stati aggrediti e cosparsi di benzina. A Nantes un incendio ha invece danneggiato il liceo Nelson-Mandela.
Incidenti e incendi sono stati segnalati anche in altre città, mentre in alcune zone si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Le violenze hanno spinto il governo a distinguere sempre più nettamente tra le rivendicazioni degli studenti e l’azione di gruppi responsabili degli scontri.
La protesta continua
La mobilitazione, iniziata nella regione parigina e poi estesa a tutto il Paese e ad alcuni campus universitari, entra così in una nuova fase. Più di mille istituti sono stati interessati dalle proteste nella giornata di giovedì, circa uno su quattro a livello nazionale.
L’attenzione è ora concentrata sull’incontro tra Geffray e i rappresentanti degli studenti e delle famiglie. La chiusura di circa 400 licei e il ritiro della misura sui costi d’iscrizione mostrano intanto il tentativo dell’esecutivo di contenere una protesta che, dopo dieci giorni, è diventata uno dei principali dossier politici e di ordine pubblico per il governo Lecornu.
