Maurizio Mazzoni, 63 anni, è il destinatario di una confisca di beni per 2,5 milioni di euro eseguita dalla Guardia di Finanza a Genova, relativa alla sua attività come titolare di un “Compro oro”; l’operazione trae origine dalle indagini coordinate dalla Procura locale che hanno ricostruito decenni di movimentazioni patrimoniali familiari.
La misura e l’elenco dei beni interessati
Il provvedimento ha riguardato un insieme eterogeneo di valori che comprendono immobili, rapporti finanziari, contanti, orologi di lusso, gioielli e lingotti d’oro, oltre a moto e autovetture, tutti collegati all’operatività del nucleo familiare sia in Italia sia all’estero.
Tra gli elementi posti sotto sequestro sono compresi, secondo gli atti, anche disponibilità nel Principato di Monaco e posti auto individuati tramite rogatorie internazionali, con un patrimonio complessivo stimato in 2,5 milioni di euro che la Procura ha ritenuto riconducibile all’attività contestata.
Evasione fiscale: le accuse, la condanna e il coinvolgimento familiare
La vicenda è nata da un’inchiesta che ha portato all’arresto in gennaio 2025 e alla condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione pronunciata lo scorso aprile per associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione fraudolenta di beni al pagamento delle imposte, con la responsabilità attribuita a Mazzoni nell’ambito dell’attività di famiglia.
Secondo gli inquirenti, il titolare insieme alla moglie e ai due figli avrebbe attuato finti trasferimenti e atti fraudolenti volti a eludere la riscossione di un debito verso l’erario stimato in circa 3,8 milioni di euro, e le indagini della guardia di finanza hanno ricostruito operazioni su oltre quarant’anni di attività familiare.
Il provvedimento di sequestro, emesso dopo l’istruttoria della Procura di Genova e supportato da ordini europei di indagine e rogatorie internazionali, ha evidenziato una netta sproporzione tra il valore dei beni nella disponibilità del nucleo e i redditi dichiarati, circostanza che ha rafforzato gli elementi a sostegno del sequestro.
La misura porta alla luce l’ampiezza del patrimonio riconosciuto nelle carte dell’accusa e riafferma che i beni confiscati comprendono risorse mobiliari e immobiliari presenti sia in Italia sia all’estero, nel quadro dell’esecuzione del provvedimento disposto dalla magistratura.
