2 luglio 2026 – Scoperta una frode fiscale nel Sannio. Il gip del Tribunale di Benevento ha disposto oggi un sequestro preventivo a carico di cinque società che commerciano apparecchiature elettroniche e informatiche e dei loro amministratori. Il provvedimento, emesso su richiesta della Procura, colpisce beni e disponibilità per circa cinque milioni di euro. La misura arriva al termine delle indagini svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza.
A vario titolo sono contestati i reati di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione, occultamento delle scritture contabili e sistematico omesso versamento dell’Iva.
La frode fiscale nel Sannio scoperta dalle Fiamme Gialle
L’attività investigativa è partita da un controllo dell’Ufficio delle Dogane su operazioni intracomunitarie riferite al 2019, relative ad acquisti per un importo prossimo ai cinque milioni di euro effettuati da una società con domicilio fiscale nel Sannio. I funzionari doganali hanno raccolto elementi e informazioni presso operatori commerciali esteri che avevano ceduto la merce, facendo emergere dubbi sull’effettiva operatività della struttura aziendale oggetto di verifica.
Sulla base di quei rilievi la Procura ha delegato approfondimenti alla Guardia di Finanza, che ha incrociato documentazione contabile e dati estratti dalle banche dati istituzionali prima di formulare la richiesta di sequestro al gip. I finanzieri hanno confrontato le registrazioni interne con i dati doganali e con le informazioni fornite dagli operatori esteri, per verificare la corrispondenza delle transazioni dichiarate con i movimenti reali di acquisto e cessione.
L’ipotesi di frode carosello e il “missing trader”
Dagli accertamenti della Guardia di Finanza è emerso che la società sannita sia stata costituita con la funzione di “missing trader” e abbia operato come cartiera. La Procura contesta che, tra il 2019-2020, l’azienda sia stata utilizzata da altre imprese del settore tecnologico con collegamenti tra Bologna, Napoli e province limitrofe per alimentare un meccanismo di frode carosello.
In questa ricostruzione, le fatture emesse dalla società del Beneventano avrebbero coperto operazioni inesistenti, consentendo ai beneficiari reali di sottrarsi al versamento dell’Iva sulle importazioni e di ottenere un vantaggio economico illecito.
