L’Italia presenterà all’Unione europea martedì una proposta per estendere il cosiddetto “modello Albania” e realizzare nuovi hub destinati al rimpatrio dei migranti irregolari in Paesi terzi considerati sicuri e finanziati con risorse comunitarie.
Martedì il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, illustrerà l’iniziativa durante il Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea convocato dopo la crisi migratoria di Ceuta e alla riunione sarà accompagnata una seconda proposta sul programma Gsp+.
Gestione migranti, la proposta italiana e il confronto a Bruxelles
Il documento presentato dall’Italia intende estendere il modello già sperimentato con l’Albania per creare una rete di hub extra-Unione europea finalizzati ai rimpatri, mettendo a sistema procedure accelerate e risorse europee per sostenere la gestione dei flussi migratori.
Da Bruxelles è arrivata la disponibilità ad esaminare proposte compiute, poste sulla base di cooperazione strategica, mentre nel testo italiano viene richiamata la necessità di regole condivise e meccanismi di finanziamento chiari per sostenere gli accordi con i Paesi terzi.
Nel documento è anche esplicitata la volontà di collegare strumenti di politica commerciale con le pratiche di rimpatrio e reinserimento, attraverso clausole che premiano la cooperazione efficace dei partner esterni.
Stati coinvolti e quadro dei finanziamenti
Secondo quanto emerso, esiste una lista preliminare di Stati che l’Italia sta valutando come possibili sedi delle strutture, e tra questi compaiono Ghana, Senegal, Mauritania, Uganda, Uzbekistan, Montenegro ed Etiopia, alcuni dei quali sono stati oggetto di interesse bilaterale da parte di altri Paesi europei.
L’Uganda avrebbe attratto attenzione specifica da parte di Germania, Austria e Paesi Bassi mentre il Montenegro era stato già in passato al centro di contatti con la Danimarca; resta tuttavia aperta la questione cruciale del finanziamento dell’insieme del progetto e delle condizioni di cooperazione richiesta agli Stati terzi.
La Commissione europea ha ribadito la propria disponibilità a valutare proposte strutturate, ma la loro realizzazione dipenderà anche da accordi concreti con i Paesi individuati e dalla definizione delle garanzie operative necessarie per attuare i rimpatri.
Gjader, Gsp+ e il contesto operativo
Parallelamente, il governo punta a rendere pienamente operativo entro la fine dell’anno il centro di Gjader in Albania, che nella progettazione originaria avrebbe dovuto supportare procedure accelerate per l’esame delle richieste d’asilo e capacità fino a 3 mila persone al mese.
Dallo scorso aprile la struttura è stata impiegata soltanto come Centro di permanenza per il rimpatrio, con transiti di alcune centinaia di migranti e rimpatri limitati rispetto alle previsioni iniziali, mentre il sito comprende un centro per richiedenti asilo da 880 posti, un Cpr da 144 posti e un penitenziario da 20 posti.
Il piano italiano include inoltre una precisa applicazione del programma Gsp+, operativo dal 1° gennaio 2027, che collega agevolazioni tariffarie alla collaborazione dei Paesi in via di sviluppo nel riaccogliere i propri cittadini, e prevede progressivi adeguamenti operativi anche per l’hotspot di Schengjin.
Intanto prosegue il rientro in Marocco dei migranti entrati a Ceuta il 30 luglio; il bilancio delle vittime è salito a 71 e il Papa ha espresso Ceuta la propria preoccupazione auspicando interventi volti a identificare soluzioni di pace, stabilità e giustizia.
