Fino a pochi anni fa Pete Hegseth era conosciuto soprattutto come opinionista televisivo e volto di Fox News. Oggi è il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti e una delle figure più influenti dell’amministrazione Trump. Se il presidente continua a rappresentare la voce politica della guerra con l’Iran, è Hegseth a incarnarne la strategia militare e il cambiamento culturale all’interno del Pentagono.
La sua figura è diventata sempre più centrale nelle ultime settimane. Da una parte è stato trasformato dai repubblicani in uno dei simboli della linea dura dell’amministrazione; dall’altra è diventato il bersaglio preferito dei democratici, che lo accusano di aver politicizzato il Dipartimento della Difesa e di aver indebolito le garanzie poste a tutela dei civili durante le operazioni militari.
Dal Pentagono alla campagna elettorale
Secondo Politico, Hegseth non è più soltanto un membro del governo, ma è diventato una figura utile anche sul piano politico. I democratici lo citano sempre più spesso durante comizi e raccolte fondi, presentandolo come l’esempio dell’approccio più aggressivo dell’amministrazione Trump alla politica estera. La sua immagine è ormai strettamente associata alla guerra con l’Iran e alle conseguenze che il conflitto sta producendo, sia sul piano internazionale sia su quello interno.
La sua comunicazione diretta, spesso conflittuale, ha contribuito a trasformarlo in un personaggio politico oltre che istituzionale. Durante le audizioni al Congresso ha respinto con decisione le accuse dei democratici, difendendo la strategia militare dell’amministrazione e sostenendo che gli Stati Uniti abbiano agito per eliminare le capacità offensive dell’Iran.
Le accuse sulle vittime civili in Iran
È però un’altra questione ad aver riacceso il dibattito attorno al suo operato. Un’approfondita analisi pubblicata da The Atlantic sostiene che, una volta arrivato al Pentagono, Hegseth abbia smantellato gran parte delle strutture interne incaricate di limitare le vittime civili durante le operazioni militari. Secondo il settimanale, il personale dedicato alla protezione dei non combattenti sarebbe stato ridotto drasticamente, mentre diversi esperti e consulenti sono stati rimossi dai loro incarichi.
Il tema è tornato di stretta attualità dopo il bombardamento statunitense su Minab, nel sud dell’Iran, dove un attacco ha provocato la morte di numerosi civili, tra cui molti bambini. Un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono avrebbe evidenziato possibili criticità nella catena decisionale e nella condivisione delle informazioni, alimentando le richieste di ripristinare i meccanismi di controllo eliminati nei mesi precedenti.
Perché Pete Hegseth è diventato il volto della guerra
Più che il semplice responsabile del Pentagono, Hegseth rappresenta oggi una precisa idea di politica militare. Ha più volte sostenuto che gli Stati Uniti debbano combattere senza quelli che definisce “vincoli inutili”, privilegiando rapidità e forza rispetto alle procedure introdotte negli ultimi anni per ridurre il rischio di colpire i civili. Una posizione che piace alla base più conservatrice del Partito Repubblicano ma che preoccupa giuristi, militari in congedo e organizzazioni umanitarie.
Per questo motivo il suo nome continua a emergere ogni volta che il conflitto con l’Iran entra in una nuova fase. Le polemiche non riguardano soltanto l’efficacia della strategia militare, ma il modello di guerra che gli Stati Uniti intendono adottare negli anni a venire. E, almeno per ora, Pete Hegseth sembra destinato a restarne il volto più riconoscibile.
Articoli correlati
elenco di 4 articoli- articolo 1 di 4
- articolo 2 di 4
- articolo 3 di 4
- articolo 4 di 4
