Il governo degli Stati Uniti ha annunciato di avere raggiunto un accordo con Hamas per il disarmo di Hamas e il trasferimento del controllo politico e militare di Gaza a un governo tecnico palestinese, ma le parti hanno già espresso riserve sull’attuazione.
Il presidente Trump ha descritto su Truth l’intesa come «un accordo STORICO per il COMPLETO DISARMO di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Un passo monumentale verso PACE e SICUREZZA durature». In un briefing, un funzionario americano ha detto che la roadmap prevede più fasi e un ritiro graduale delle forze israeliane legato al progressivo disarmo.
I punti chiave della roadmap e i tempi previsti
Secondo il briefing, l’intesa prevede il trasferimento del controllo della Striscia a un organismo tecnico definito Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, con il contestuale disarmo delle forze armate di Hamas e la costituzione di una nuova polizia palestinese. Il funzionario ha specificato che l’attuazione richiederà tra i 200 e i 250 giorni e che l’obiettivo non è la rapidità bensì passi concreti e verificabili da entrambe le parti.
Nel passo operativo, la polizia oggi in carica nella Striscia dovrebbe consegnare le armi a forze addestrate dalla componente internazionale di stabilizzazione, chiamata a svolgere anche compiti di assistenza al disarmo e sorveglianza delle zone di confine. Il briefing ha citato un piano in 20 punti già accettato in precedenza come riferimento per le richieste avanzate a Israele.
Resistenze e condizioni poste dalle parti
Un membro di Hamas, Ghazi Hamad, ha confermato a Al Jazeera che si è giunti a un accordo dopo negoziati «difficili», ma ha anche affermato che il gruppo non farà «alcun passo riguardo al disarmo prima che Israele si ritiri dalla Striscia di Gaza». In contrapposizione, media israeliani hanno citato fonti ufficiali che indicano l’impossibilità di un ritiro parziale senza il totale disarmo del movimento palestinese.
Le parole di Trump su Truth sono state interpretabili nel senso di un ritiro graduale subordinato al disarmo completo. I mediatori citati nel briefing — Egipto, Turchia e Qatar — avrebbero facilitato l’assenso di Hamas, ma i passaggi pratici appaiono strettamente condizionati a misure di verifica e fiducia reciproca.
Difficoltà pratiche: forze internazionali, istituzioni e contesto politico
Restano aperte domande concrete sulla composizione delle istituzioni chiamate a governare la Striscia, sui Paesi che contribuiranno alla forza di stabilizzazione internazionale e sui tempi del suo schieramento. La roadmap prevede addestramento e sostituzione progressiva della polizia locale, ma non chiarisce pienamente ruoli e responsabilità operative.
Un funzionario americano ha ammesso la complessità dell’operazione: «Stiamo cercando di fare qualcosa di impossibile». Sul piano politico interno israeliano, la prospettiva di elezioni e le resistenze segnalate dai circoli ufficiali rendono difficile immaginare concessioni immediate; la capacità di tradurre l’accordo in azioni concrete dipenderà da garanzie internazionali e da verifiche sul campo.
Il governo degli Stati Uniti ha indicato che l’attenzione sarà posta sui passi verificabili di entrambe le parti. Rimane, tuttavia, incerto il calendario effettivo e la composizione della forza di stabilizzazione che dovrebbe affiancare la nuova polizia palestinese nella gestione della sicurezza a Gaza.
