Carlo Nordio ha inviato alla Procura generale di Roma le carte relative al mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale. La decisione segue la sentenza della Corte costituzionale resa la scorsa settimana, che ha imposto al ministero di trasmettere il dossier o di motivare un eventuale diniego. La Procura generale ha quindi investito del caso la corte d’appello, nel quadro della procedura prevista per le richieste di cooperazione internazionale.
La sentenza della Consulta e le tappe giudiziarie
La Corte costituzionale ha stabilito che il ministro della Giustizia deve trasmettere immediatamente le richieste di cooperazione della Corte dell’Aja, salvo che motivi l’opposizione per la tutela di princìpi costituzionali preminenti. Il caso Almasri torna così al perimetro giudiziario italiano dopo una fase di stop amministrativo che aveva avuto conseguenze processuali immediate. In precedenza la mancata risposta del ministero aveva determinato la scarcerazione di Osama Najeem Almasri e il suo rimpatrio in Libia a bordo di un aereo di Stato, con prosecuzioni giudiziarie e politiche successive.
Dopo la scarcerazione furono presentate una denuncia per omissione d’atti d’ufficio contro il ministro della Giustizia e altri esponenti dell’esecutivo, e si aprì un fascicolo al tribunale dei ministri che chiese l’autorizzazione a procedere per tutti i membri dell’esecutivo tranne la presidente del Consiglio. Il voto della Camera negò l’autorizzazione, bloccando il processo e archiviano il fascicolo: in quella sede fu invocata la necessità di motivi di sicurezza nazionale, tesi sostenuta anche da parte della maggioranza parlamentare.
Il mandato dell’Aja, la condanna in Libia e l’effetto pratico
Il mandato d’arresto della Corte penale internazionale era stato emesso a gennaio 2025. Il ministero ha ora trasmesso le carte richieste dalla Corte dell’Aja e la Procura generale le ha girate alla corte d’appello per gli atti prescritti dalla procedura. mandato d’arresto e dossier restano però collegati a un quadro internazionale già mutato: Almasri è stato arrestato e condannato in Libia per maltrattamenti ai detenuti, una vicenda che le fonti giudiziarie italiane hanno più volte messo a confronto con le accuse della Corte dell’Aja.
Vista la situazione sul piano pratico, la trasmissione formale delle carte difficilmente produrrà effetti immediati sul territorio italiano, se non nel caso in cui l’imputato tornasse sul territorio nazionale. Il dossier trasmesso dal ministero riapre comunque il procedimento di cooperazione internazionale e lascia alla corte d’appello la valutazione delle eventuali azioni successive.
La trasmissione delle carte arriva con un anno e mezzo di ritardo rispetto alla richiesta iniziale della Corte dell’Aja, una differenza temporale che ha segnato l’evoluzione giudiziaria e politica del caso.
