Dopo le indagini per devastazione e saccheggio e l’ipotesi di contestazione dell’aggravante del terrorismo, il movimento No Tav interviene nel dibattito difendendo le proprie posizioni e sostenendo che, in passato, accuse molto pesanti nei confronti degli attivisti siano state successivamente ridimensionate.
Il movimento No Tav: “Accuse roboanti, ma spesso ridimensionate”
“In passato abbiamo visto che dalle accuse più gravi e roboanti spesso si è arrivati, per fortuna, a un ridimensionamento”. È quanto afferma il movimento No Tav in un documento pubblicato sui propri canali ufficiali, nel quale vengono analizzati gli ultimi eventi legati alle proteste in Val di Susa.
Secondo gli attivisti, la storia del movimento dimostrerebbe che le contestazioni giudiziarie iniziali non sempre hanno trovato conferma nella loro formulazione più severa. “Negli anni anche i più ferventi e accaniti hater dei No Tav hanno spesso assistito a una vera e propria debacle delle loro battaglie personali”, si legge nel documento.
La critica alla narrazione del “blocco nero”
Nel testo il movimento contesta anche il ricorso alla definizione di “blocco nero”, sostenendo che venga utilizzata per descrivere in modo semplicistico le mobilitazioni. Da una parte, spiegano i No Tav, ci sarebbe chi continua a evocare questa rappresentazione, dall’altra emergerebbe invece una partecipazione ampia e trasversale di persone intenzionate a prendere parte alle proteste. Gli attivisti parlano di un coinvolgimento che continua a crescere e che attraversa generazioni differenti, coinvolgendo sia abitanti della valle sia persone arrivate da altri territori.
Le proteste dei No Tav in Val di Susa
Nel documento il movimento cita anche la manifestazione dello scorso 25 luglio, paragonandola a quella del 3 luglio 2011. Secondo i No Tav, in entrambe le occasioni molti partecipanti avrebbero scelto di “autodifendersi”, proteggendosi le vie respiratorie dai lacrimogeni e utilizzando protezioni per la testa contro i lanci ad altezza uomo. Una pratica che, secondo il movimento, non sarebbe un episodio isolato e che, quando non viene adeguatamente gestita, potrebbe provocare conseguenze anche gravi.
“La Tav è tornata al centro del dibattito politico”
Nel documento gli attivisti definiscono inoltre il ritorno della questione Tav al centro della discussione politica come “uno spettacolo decadente”, accusando il confronto pubblico di trattare il tema come se fosse un gioco e non una questione concreta per migliaia di residenti della Val di Susa. Per il movimento, il dibattito dovrebbe invece concentrarsi sulle ricadute territoriali e sulle preoccupazioni espresse dagli abitanti della zona.
L’appello sul clima e sulla difesa del territorio
La posizione finale dei No Tav lega la protesta anche alla questione ambientale. Secondo il movimento, in un momento segnato dall’emergenza climatica, istituzioni e forze politiche non starebbero mettendo in campo risposte sufficienti. Per questo, concludono gli attivisti, chi si impegna per la tutela del proprio territorio dovrebbe essere considerato un esempio, anziché essere oggetto di contestazioni.
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