La diffusione della peste suina africana (PSA) torna a preoccupare gli allevamenti italiani e mette a rischio la sopravvivenza della Cinta Senese DOP, una delle più antiche razze suine autoctone del Paese. A lanciare l’allarme è il Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP, che chiede interventi urgenti dopo i recenti casi registrati in Toscana. La preoccupazione è che un eventuale focolaio in uno degli allevamenti della razza possa causare danni irreversibili al patrimonio genetico e all’intera filiera produttiva.
Negli ultimi giorni sono stati individuati nuovi casi di peste suina africana in allevamenti toscani, tra cui un focolaio a Comano, in provincia di Massa-Carrara, e la positività riscontrata in due suini trovati morti a San Marcello Piteglio, nel Pistoiese. La malattia non è trasmissibile all’uomo, ma colpisce suini domestici e cinghiali e, in presenza di un focolaio, può rendere necessario l’abbattimento degli animali presenti nell’allevamento.
Gli allevamenti all’aperto aumentano il rischio di contagio
La Cinta Senese viene allevata prevalentemente allo stato brado o semibrado, una caratteristica che garantisce la qualità della produzione ma rende più difficile impedire il contatto con i cinghiali selvatici, principali vettori della diffusione del virus. Secondo il presidente del Consorzio, Nicolò Savigni, gli allevatori hanno rafforzato le misure di biosicurezza all’interno delle aziende, ma il rischio rimane elevato a causa della presenza della fauna selvatica nelle aree boschive dove gli animali vengono allevati.
Il Consorzio chiede quindi alla Regione Toscana, al Ministero della Salute, al Ministero dell’Agricoltura e al Commissario straordinario per la peste suina africana di adottare misure straordinarie per proteggere la razza. Tra le proposte figura anche la creazione di una riserva genetica in un sito ad alta biosicurezza, così da preservare un patrimonio storico, economico e culturale che rappresenta una delle eccellenze del Made in Italy agroalimentare.
