Negli ultimi mesi sta tornando a diffondersi una delle truffe informatiche più insidiose: la sextortion, una forma di estorsione digitale in cui i cybercriminali cercano di convincere la vittima di essere in possesso di immagini o video compromettenti, chiedendo un pagamento per evitarne la diffusione. La nuova campagna prende di mira anche gli utenti italiani e sfrutta dati personali reali per rendere il ricatto più credibile.
Come funziona questa truffa
Il raggiro inizia generalmente con un’email che contiene riferimenti personali della vittima, come nome, indirizzo o password utilizzate in passato e finite online a seguito di violazioni di dati. I criminali affermano di aver compromesso il computer o lo smartphone attraverso un malware e di aver registrato la persona mentre visitava siti per adulti. Per aumentare la pressione psicologica, impongono un termine di poche ore per effettuare un pagamento, quasi sempre in criptovalute, minacciando in caso contrario di inviare il presunto materiale compromettente ai contatti della vittima.
Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di un bluff. I truffatori non dispongono di alcun video o immagine privata, ma sfruttano password e altri dati provenienti da vecchie violazioni informatiche per rendere il messaggio credibile e spingere la vittima a pagare.
Cosa fare se si riceve una mail di ricatto
Gli esperti di cybersicurezza raccomandano di non cedere alle richieste di denaro, perché il pagamento non garantisce la cancellazione del presunto materiale e può anzi favorire ulteriori tentativi di estorsione. È importante cambiare immediatamente le password eventualmente citate nel messaggio, attivare l’autenticazione a due fattori sui propri account e verificare se il proprio indirizzo email sia stato coinvolto in violazioni di dati.
È inoltre consigliabile conservare l’email ricevuta e segnalarla alla Polizia Postale, evitando di rispondere ai criminali. Anche quando il messaggio sembra particolarmente convincente, gli specialisti ricordano che queste campagne vengono inviate in massa e che, nella maggior parte dei casi, non esiste alcun materiale compromettente in possesso degli hacker.
