A oltre sei anni dall’inizio della pandemia di Covid-19, il confronto politico negli Stati Uniti torna a concentrarsi su Anthony Fauci. L’ex volto della risposta sanitaria americana ha scelto di non rispondere alle domande del Senato, invocando il Quinto Emendamento della Costituzione contro il rischio di autoincriminazione durante un’audizione alla commissione per la Sicurezza interna e gli Affari governativi.
Fauci, convocato dopo un mandato del senatore repubblicano Rand Paul, ha spiegato che la decisione è legata a quello che ha definito un atteggiamento già orientato alla sua incriminazione da parte del presidente della commissione. L’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) ha sostenuto che l’obiettivo dell’audizione sarebbe stato quello di portarlo a pronunciare frasi utilizzabili per sostenere accuse di falsa testimonianza.
Il botta e risposta di Fauci con Rand Paul
Fin dall’inizio della seduta, Fauci ha ripetutamente fatto ricorso al Quinto Emendamento mentre Paul gli rivolgeva domande sui finanziamenti della ricerca condotta attraverso il National Institutes of Health e sulle origini del coronavirus. Una scelta che ha provocato la reazione irritata del senatore repubblicano, il quale ha fatto mettere a verbale il rifiuto dell’ex consigliere sanitario di rispondere anche a domande considerate semplici.
Per Fauci si è trattato di un passaggio senza precedenti nella sua lunga esperienza davanti al Congresso. Lo scienziato, diventato una figura centrale nella ricerca sulle malattie infettive già durante la crisi dell’HIV/AIDS, aveva partecipato a oltre 250 audizioni parlamentari, ma non aveva mai prima utilizzato il diritto costituzionale di non rispondere.
Le accuse dei repubblicani e il nodo delle origini del virus
Da anni Rand Paul e altri esponenti repubblicani accusano Fauci di aver nascosto informazioni sull’origine della pandemia e sul ruolo dei finanziamenti pubblici alla ricerca sui coronavirus. Secondo la tesi sostenuta dal senatore, il National Institutes of Health avrebbe finanziato studi di tipo gain-of-function in Cina, in particolare presso laboratori di Wuhan, che avrebbero potuto rendere i virus più trasmissibili o pericolosi.
Fauci ha sempre respinto queste accuse, sostenendo che il NIH e il NIAID non abbiano mai finanziato ricerche che rientrassero nella definizione governativa di gain-of-function applicata al virus responsabile della pandemia. Le verifiche ufficiali sull’origine del Covid-19 non hanno portato a conclusioni definitive, ma non sono emerse prove che il virus sia stato creato artificialmente e poi diffuso a seguito di una fuga da un laboratorio.
Lo scontro tra Fauci e Paul su questo tema si era già acceso in precedenti audizioni. Nel 2021, durante un confronto particolarmente acceso al Senato, Fauci aveva respinto le accuse del senatore, sostenendo che l’istituto da lui diretto non avesse finanziato quel tipo di esperimenti presso l’istituto di Wuhan.
Il ruolo del perdono concesso da Biden
La battaglia politica attorno a Fauci si è intensificata negli ultimi anni. Le pressioni esercitate da Rand Paul e da altri critici avevano portato l’ex presidente Joe Biden, negli ultimi giorni del suo mandato, a concedere all’ex consigliere sanitario un provvedimento di grazia preventiva per proteggerlo da eventuali procedimenti legati a dichiarazioni rese negli anni precedenti.
Secondo Paul, però, un perdono presidenziale non cancellerebbe eventuali responsabilità né impedirebbe al Congresso di ricostruire quanto accaduto. Il senatore ha sostenuto che la protezione giudiziaria non modificherebbe documenti o dichiarazioni già rese e non impedirebbe eventuali valutazioni su possibili falsità.
La posizione di Paul è stata condivisa anche dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che nei giorni precedenti all’audizione aveva dichiarato di ritenere che Fauci avesse fornito informazioni false in passato e che un’eventuale nuova testimonianza non veritiera avrebbe potuto esporlo a un’accusa di falsa testimonianza.
Trump ha attaccato Fauci prima dell’audizione
Anche Donald Trump è intervenuto sulla vicenda prima dell’appuntamento al Senato. In un messaggio pubblicato sui social, il presidente ha accusato Fauci di aver commesso numerosi errori durante la gestione della pandemia, aggiungendo di non avergli permesso di imporre la chiusura totale del Paese.
La nuova audizione si inserisce in un clima politico già segnato da altre iniziative dei repubblicani contro figure considerate vicine agli avversari di Trump. Nei giorni precedenti, un esponente della Camera aveva infatti chiesto al Dipartimento di Giustizia di valutare un’eventuale incriminazione dell’ex procuratore speciale Jack Smith, accusandolo di aver fornito dichiarazioni false durante una testimonianza a porte chiuse.
I documenti pubblicati da Rand Paul e il diario di Fauci
Alla vigilia dell’audizione, Rand Paul aveva diffuso oltre 1.100 pagine del diario di Fauci relativo al periodo in cui guidava il NIAID, dalla fine del 2019 fino al pensionamento nel dicembre 2022. Nei documenti emergono le preoccupazioni crescenti dello scienziato durante la diffusione iniziale del virus, i rapporti con esponenti delle amministrazioni statunitensi e anche il cambiamento della sua esposizione pubblica durante la crisi sanitaria.
Robert F. Kennedy Jr., attuale Segretario della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, ha spiegato di aver consegnato quei documenti a Paul dopo una ricerca durata circa otto mesi. Fauci ha invece interpretato la pubblicazione del materiale come un ulteriore tentativo di metterlo sotto pressione e danneggiarne la reputazione.
Nel suo intervento iniziale, l’ex direttore del NIAID ha ribadito il rispetto per il ruolo del Congresso, ma ha spiegato che, su consiglio dei suoi avvocati, avrebbe esercitato il diritto garantito dal Quinto Emendamento per non rispondere alle domande della commissione.
I democratici criticano il focus dell’indagine
Il senatore democratico Gary Peters, membro di vertice della commissione, ha criticato l’impostazione dell’audizione, sostenendo che il Congresso avrebbe dovuto concentrarsi sulle nuove minacce alla sicurezza nazionale e sulla preparazione alle future emergenze invece di tornare su questioni già affrontate.
Secondo Peters, il confronto con Fauci rappresenta un ritorno al passato che rischia di sottrarre attenzione ai problemi attuali. A suo giudizio, il lavoro della commissione dovrebbe essere rivolto soprattutto al rafforzamento degli strumenti necessari per affrontare eventuali nuove crisi sanitarie.
