Donald Trump ha ricevuto Benjamin Netanyahu nello Studio Ovale per un colloquio di oltre un’ora incentrato sulla gestione della situazione in Iran. L’incontro si è svolto a porte chiuse e la Casa Bianca lo ha definito positivo e produttivo. Il premier ha sottolineato in un video che l’obiettivo condiviso con il presidente è impedire a Teheran di procurarsi l’arma atomica.
L’incontro tra Trump e Netanyhau nello Studio Ovale
L’asse tra i due leader è stato ribadito durante il faccia a faccia: Trump e Netanyahu si sono detti “allineati” sulle scelte da assumere riguardo all’Iran, una definizione ripresa dal portavoce del premier. Doron Spielman, il portavoce di Netanyahu, parlando con Bloomberg, ha reso noto che Israele e Stati Uniti si considerano «pienamente allineati» e che «sosteniamo qualsiasi strada il presidente scelga», minimizzando le divergenze operative che erano emerse nei giorni precedenti.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha riassunto l’esito definendolo produttivo; nel corso dell’incontro non sono emersi annunci pubblici su misure immediate, ma il tono ufficiale ha puntato sull’intesa strategica fra i due Paesi. “Abbiamo avuto un ottimo incontro! Naturalmente, sono stati discussi molti argomenti importanti“. Lo scrive Donald Trump su Truth.
F-35, intelligence e il caso Pickaxe Mountain
Nell’incontro tra Trump e Netanyhau nello Studio Ovale, il tema degli F-35 alla Turchia e le recenti tensioni sul dossier dell’intelligence iraniana hanno segnato il contesto del colloquio. Prima dell’incontro, il presidente aveva criticato il premier per aver reso pubbliche nuove informazioni su un sito nucleare citato come Pickaxe Mountain. In un’intervista a Fox il presidente aveva detto di non avere bisogno che il premier gli comunicasse quei dettagli e aveva aggiunto che «se non c’è un accordo distruggeremo Pickaxe Mountain facilmente».
Nel corso del colloquio, entrambi i leader hanno evitato di trasformare le divergenze su singole operazioni in un conflitto pubblico: la discussione è rimasta concentrata su come allineare politiche e azioni per contrastare l’espansione delle attività militari e nucleari nella regione.
Manifestazioni e critiche interne
All’esterno della Casa Bianca un gruppo di manifestanti pro-Pal ha espresso la propria opposizione con cartelli tra cui la scritta «è un criminale di guerra», chiedendo agli Stati Uniti di fermare il flusso di armi verso Israele. All’interno del dibattito politico statunitense si sono moltiplicate voci critiche: tra i democratici, centinaia di liberali in Congresso hanno sostenuto misure per ridurre gli aiuti a Israele; alcuni esponenti della sinistra parlamentare hanno chiesto azioni giudiziarie contro il premier.
La critica è arrivata anche da ambienti dello stesso campo politico del presidente. Steve Bannon ha definito la visita un errore per la strategia «America First», mentre altri ex funzionari hanno segnalato il rischio politico di una gestione del conflitto che sottragga attenzione alla campagna elettorale presidenziale.
Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha chiesto l’arresto del premier sulla base del mandato della Corte Penale Internazionale, un richiamo che ha aumentato le tensioni politiche e le proteste della società civile nelle ore successive all’incontro.
