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Giappone, i terremoti più devastanti avvenuti negli ultimi 15 anni

Dal 2011 a oggi il Paese ha registrato più di trenta sismi che hanno raggiunto almeno il livello "6 inferiore" della scala di intensità nipponica, un valore già sufficiente a provocare danni significativi

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Le conseguenze del terremoto del 2011 in Giappone

Le conseguenze del terremoto del 2011 in Giappone | Photo by sbiding licensed under CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/deed.en) - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Il Giappone convive da sempre con il rischio sismico, ma gli ultimi quindici anni hanno ricordato ancora una volta quanto il Paese sia esposto a terremoti di enorme intensità. Dal catastrofico sisma dell’11 marzo 2011, che provocò il devastante tsunami e l’incidente nucleare di Fukushima, fino alla forte scossa che il 28 luglio 2026 ha colpito la prefettura di Kumamoto, il territorio giapponese è stato interessato da decine di eventi capaci di raggiungere i livelli più alti della scala sismica nazionale. Alcuni hanno causato migliaia di vittime, altri hanno lasciato profonde ferite nelle comunità locali, contribuendo però anche a migliorare i sistemi di prevenzione e gestione delle emergenze.

Il terremoto del 2011 che ha cambiato la storia del Giappone

Il terremoto più potente mai registrato in Giappone resta quello dell’11 marzo 2011, con magnitudo 9.0 e epicentro al largo della costa di Sanriku. La violenta scossa raggiunse il massimo grado 7 della scala sismica giapponese e innescò uno tsunami che travolse la costa nord-orientale del Paese.

Il bilancio fu drammatico: quasi 20.000 persone persero la vita tra morti e dispersi, mentre il maremoto provocò anche il grave incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Nei giorni immediatamente successivi il Giappone continuò a essere colpito da numerose repliche, alcune superiori a magnitudo 7, con forti scosse registrate nelle prefetture di Ibaraki, Miyagi e Fukushima.

Oltre trenta forti terremoti in Giappone in quindici anni

Dal 2011 a oggi il Paese ha registrato più di trenta terremoti che hanno raggiunto almeno il livello “6 inferiore” della scala di intensità giapponese, un valore già sufficiente a provocare danni significativi. Tra gli episodi più rilevanti figurano il sisma di Nagano del 2014, la lunga sequenza sismica che colpì Kumamoto nel 2016, il terremoto di Hokkaido del 2018, quelli avvenuti al largo di Fukushima nel 2021 e nel 2022 e la serie di forti eventi registrati nella penisola di Noto, culminata con il devastante terremoto di Capodanno del 2024.

Anche il 2025 è stato caratterizzato da eventi di rilievo, tra cui il terremoto al largo di Aomori di magnitudo 7.6 e quello vicino alle isole Tokara. Nel 2026 altre forti scosse hanno interessato le coste di Iwate, l’area del Monte Fuji e infine la prefettura di Kumamoto.

Il ritorno dell’incubo a Kumamoto nel 2026

L’episodio più recente risale al 28 luglio 2026, quando una scossa di magnitudo 7.1 ha colpito la prefettura di Kumamoto, nell’isola di Kyushu. L’ipocentro, situato a circa 10 chilometri di profondità, ha prodotto un’intensità massima pari a 7 nella città di Uki e nel comune di Hikawa.

In altre località della prefettura, tra cui Uto, Mashiki e il distretto di Minami a Kumamoto, l’intensità ha raggiunto il livello 6 superiore, mentre numerosi altri centri hanno registrato forti oscillazioni di livello 6 inferiore. Le autorità hanno diramato un’allerta tsunami per le coste del Mare di Ariake e, poco dopo il sisma principale, un’altra scossa di magnitudo 6.1 ha interessato la stessa area, alimentando il timore di ulteriori repliche.

Il ricordo ancora vivo del doppio terremoto del 2016

Per gli abitanti di Kumamoto il terremoto del 2026 ha inevitabilmente riportato alla memoria la drammatica sequenza sismica del 2016, un evento senza precedenti nella storia recente del Giappone. Il 14 aprile una prima scossa di magnitudo 6.5 colpì il comune di Mashiki raggiungendo il livello massimo 7 della scala giapponese. Due giorni più tardi arrivò un secondo terremoto, ancora più forte, di magnitudo 7.3, che interessò la stessa area. Era la prima volta che due terremoti di intensità 7 colpivano consecutivamente la stessa zona. Secondo gli studiosi, le due scosse furono provocate dall’attivazione di sistemi di faglie differenti presenti nell’isola di Kyushu.

Le vittime indirette e il dramma degli sfollati

Il bilancio complessivo dei terremoti del 2016 fu di 278 vittime tra le prefetture di Kumamoto e Oita. Un dato particolarmente significativo riguarda però le cosiddette “morti correlate al disastro”: ben 220 persone persero infatti la vita non a causa del crollo degli edifici, ma per il peggioramento delle loro condizioni di salute durante l’evacuazione o per il ritardo nelle cure mediche.

In pratica circa l’80% delle vittime morì per conseguenze indirette dell’emergenza, un elemento che ha profondamente cambiato il modo con cui il Giappone affronta oggi la gestione degli sfollati dopo un grande terremoto.

Quando vivere in auto diventa un rischio

Dopo le forti scosse migliaia di residenti decisero di trascorrere giorni o settimane nelle proprie automobili, temendo nuovi crolli e continue repliche. Questa scelta, sebbene comprensibile, si rivelò in molti casi pericolosa. Diverse persone svilupparono gravi problemi di salute a causa delle condizioni precarie, della mancanza di movimento e dell’impossibilità di ricevere cure tempestive.

Tra le storie più simboliche c’è quella di Tsuzaki Misao, anziana allettata che rimase in auto con i familiari perché il trasferimento in un centro di accoglienza risultava troppo complicato. Le sue condizioni respiratorie peggiorarono progressivamente e morì poco dopo essere stata finalmente trasportata in ospedale. Anche il suo decesso è stato successivamente classificato come morte correlata al disastro.

Come il Giappone ha migliorato la gestione dei terremoti

L’esperienza del 2016 ha portato allo sviluppo di nuovi strumenti per assistere le persone evacuate. Tra le iniziative più innovative c’è quella promossa da Kazunori Otsuka, ex funzionario del Comune di Kumamoto, che dopo il pensionamento ha realizzato, insieme ad alcuni ricercatori universitari, un sistema digitale dedicato proprio a chi sceglie di rifugiarsi in automobile.

Attraverso una piattaforma consultabile da smartphone, gli sfollati possono comunicare il numero delle persone presenti nel veicolo, l’età e le eventuali condizioni di salute. Le autorità possono così monitorare costantemente la situazione, individuare rapidamente i casi più fragili e intervenire prima che piccoli problemi si trasformino in emergenze sanitarie.

Come funziona la scala sismica giapponese

In Giappone gli effetti dei terremoti vengono descritti soprattutto attraverso la scala Shindo, diversa dalla tradizionale magnitudo. La magnitudo misura l’energia liberata nel punto di origine del terremoto, mentre la scala Shindo indica quanto violentemente il sisma viene percepito in una determinata località e quali effetti produce su persone ed edifici.

Il livello massimo è il 7, nel quale è praticamente impossibile rimanere in piedi e sono probabili danni gravissimi con vittime. Il grado 6 superiore provoca già pesanti distruzioni e si registra mediamente una volta all’anno, mentre il 6 inferiore rende difficile persino restare in equilibrio ed è normalmente associato a danni estesi e numerosi feriti.

Terremoti in Giappone, la prevenzione resta l’arma più importante

Proprio perché il rischio sismico fa parte della quotidianità, il Giappone investe da anni nella preparazione della popolazione. Le autorità raccomandano a ogni famiglia di tenere in casa un kit di emergenza con acqua, viveri, torce, radio e materiale di primo soccorso, oltre a conoscere in anticipo le aree di evacuazione.

Durante una scossa è consigliabile ripararsi sotto un tavolo robusto o vicino a una struttura resistente, evitando di precipitarsi all’esterno. Dopo il terremoto è importante interrompere l’alimentazione di gas ed elettricità per ridurre il rischio di incendi, seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali e, nelle aree costiere, prestare attenzione all’eventuale arrivo di uno tsunami, mentre nelle zone montane occorre considerare anche il pericolo di frane e smottamenti.

Gli eventi che si sono susseguiti dal 2011 al 2026 dimostrano come il Giappone continui a convivere con terremoti di forte intensità. Allo stesso tempo, però, evidenziano anche il continuo impegno del Paese nel rafforzare la prevenzione, migliorare i soccorsi e limitare, per quanto possibile, le conseguenze umane delle future emergenze sismiche.

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