Abderrahim Fakir, 42 anni, è morto in via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna, durante un intervento della polizia domenica scorsa.
Un video girato nei minuti precedenti il fermo e diffuso dal legale della famiglia, Fabio Anselmo, lo ha mostrato a terra mentre gesticola, con due agenti in piedi che gli parlano. La pubblicazione delle immagini ha spinto i familiari a rivolgersi alla magistratura e a raccontare pubblicamente la loro versione dei fatti.
Cosa mostrano le immagini e come sono circolate
Il filmato è stato consegnato ai parenti e diffuso dall’avvocato Anselmo, che ha detto di averlo ricevuto dalla stessa famiglia di Fakir. Nelle immagini si vede l’uomo a terra, le braccia che si muovono, e due poliziotti in piedi davanti a lui che interloquiscono. L’episodio è avvenuto in via Svevo, nel Pilastro; l’orario indicato nelle testimonianze raccolte dai parenti è la tarda mattinata di domenica.
Anselmo ha dichiarato che il video «dimostra che Fakir era tranquillo». La famiglia ha collegato la diffusione del filmato alla richiesta di verifiche più ampie sulle circostanze del decesso. La clip è diventata il fulcro delle loro domande, mentre attendono riscontri formali.
Le parole dei familiari di Fakir e le richieste alla magistratura
La moglie, in un’intervista all’emittente marocchina Chouftv, ha detto: «Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni — era una persona normale e l’hanno ammazzato così, senza motivo». Nello stesso servizio ha mostrato alcuni abiti che, ha spiegato, il marito aveva spedito in Marocco, dove si sarebbe dovuto recare per le vacanze previste questo mese.
La zia ha definito la morte «un crimine contro l’umanità» e ha affermato che «lo hanno giustiziato». Nella stessa intervista ha indicato l’uso dello spray al peperoncino da parte degli agenti come fattore determinante, sostenendo che Fakir «è soffocato, è morto violentemente». Si tratta di affermazioni dei familiari, non di rilievi investigativi ufficiali.
La nipote, Yossra Fakir, ha detto dall’Italia: «La verità è una sola — Abderrahim era un uomo buono, e la sua vita aveva valore. Noi ci affidiamo alla magistratura e chiediamo chiarezza, verità, giustizia». Ha aggiunto che la famiglia «non starà in silenzio» e continuerà a parlare del 42enne. La dinamica dell’intervento e le cause della morte restano oggetto di accertamenti ufficiali.
