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Morte di Abderrahim Fakir, la famiglia dal Marocco: “Vogliamo verità e giustizia”

Intervistata dall'emittente marocchina Chouftv, la moglie di Fakir ha parlato con parole cariche di dolore, definendo quanto accaduto "un crimine contro l'umanità"

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La moglie di Abderrahim Fakir

La moglie di Abderrahim Fakir |ANSA / CHOUFTV - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

A pochi giorni dalla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un intervento di polizia al Pilastro, a Bologna, la famiglia rompe il silenzio. Dal Marocco, la moglie, la zia e la nipote hanno lanciato un appello affinché venga fatta piena luce sulla vicenda, chiedendo che le indagini accertino ogni responsabilità e difendendo il ricordo dell’uomo.

Il dolore della moglie di Fakir: “Lo hanno ucciso senza motivo”

Intervistata dall’emittente marocchina Chouftv, la moglie di Fakir ha parlato con parole cariche di dolore, definendo quanto accaduto “un crimine contro l’umanità” e sostenendo che il marito sia stato “giustiziato”. Secondo la donna, il 42enne non avrebbe fatto nulla per meritare una simile fine.

La moglie, sposata con Abderrahim da 13 anni, lo descrive come “una persona normale” e racconta che si stava preparando a trascorrere le vacanze in Marocco proprio in questo periodo. Nel servizio televisivo, diffuso anche sui social, mostra alcuni degli abiti che il marito aveva già spedito nel Paese nordafricano in vista del viaggio. “Quello che è successo non è giusto, nessuno lo ha aiutato”, afferma.

Le accuse della zia di Fakir e l’appello alla giustizia

Anche la zia di Fakir, in un’altra intervista, ha espresso tutta la rabbia della famiglia. La donna sostiene che il nipote sia stato ucciso e punta il dito contro l’utilizzo dello spray al peperoncino da parte dei due agenti intervenuti. A suo giudizio, Abderrahim sarebbe morto soffocato e in modo violento.

Nel suo appello, la zia invita a non considerare il caso come una vicenda che riguarda soltanto la famiglia. “Abderrahim è un figlio del Marocco, ma anche della comunità straniera”, afferma, aggiungendo che ciò che è accaduto a lui potrebbe, secondo lei, ripetersi anche ad altre persone. Per questo chiede che venga fatta piena giustizia.

La nipote di Fakir: “Affidiamo tutto alla magistratura”

Con un video diffuso pubblicamente, la nipote Yossra Fakir ha scelto invece un tono diverso, sottolineando il rispetto della famiglia per il lavoro degli inquirenti. “Ci affidiamo alla magistratura”, spiega, chiedendo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto.

La giovane ribadisce che lo zio “era un uomo buono” e che la sua vita “aveva valore”. Per questo motivo, aggiunge, la famiglia continuerà a raccontare chi fosse realmente Abderrahim, difendendone il nome e custodendone la memoria. “Dietro un nome c’era una persona, dietro una notizia c’era una vita”, sottolinea.

“Era un lavoratore che aiutava gli altri”

Nel suo intervento, Yossra Fakir ricorda lo zio come un uomo di 43 anni che aveva costruito con impegno la propria vita e la propria cooperativa. Lo descrive come una persona rispettosa, dignitosa e sempre pronta ad aiutare gli altri senza aspettarsi nulla in cambio.

La nipote spiega inoltre di non voler alimentare polemiche né entrare nel dibattito politico. Il suo obiettivo, afferma, è raccontare chi fosse davvero Abderrahim e impedire che venga ricordato esclusivamente per le circostanze della sua morte. “Non permettiamo che il suo nome venga sporcato o che la sua memoria venga raccontata con parole che non lo rappresentano”, dice.

Le indagini proseguono e domenica è previsto un presidio

Nel frattempo proseguono le indagini coordinate dalla Procura di Bologna. Nella giornata di ieri la Squadra Mobile, su delega dei magistrati, avrebbe effettuato una perquisizione nell’abitazione in cui viveva Fakir. Sull’attività investigativa viene mantenuto il massimo riserbo. Nell’appartamento era presente un cugino della vittima, suo coinquilino, che è stato ascoltato come testimone.

Sul fronte delle iniziative pubbliche, domenica 26 luglio alle 19 è in programma un presidio al Pilastro per chiedere giustizia per Abderrahim Fakir. La manifestazione è stata decisa durante un’assemblea pubblica svoltasi in piazza Lucio Dalla, nel quartiere Bolognina, alla quale hanno partecipato centinaia di persone, tra cittadini e rappresentanti di diverse realtà associative e collettivi. Nel corso dell’incontro è stata inoltre lanciata la proposta di un’assemblea nazionale, fissata per il 12 settembre a Bologna, con l’obiettivo di continuare a chiedere piena verità sulla vicenda.

Per approfondire: Al Tg1 il video della bodycam di un agente, ‘contatto tra Fakir e altra persona’

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