A oltre 45 anni dalla strage di Bologna del 2 agosto 1980, un nuovo passaggio giudiziario riporta l’attenzione su uno degli aspetti più controversi emersi negli ultimi anni del processo. Il 15 ottobre la Corte di assise di appello di Bologna sarà chiamata a esaminare un’istanza presentata dalla difesa di Gilberto Cavallini, ex esponente dei Nar condannato in via definitiva all’ergastolo come uno degli esecutori materiali dell’attentato alla stazione ferroviaria.
La richiesta della difesa: nuove analisi sul Dna trovato nella bara di Maria Fresu
L’udienza nasce da una richiesta dell’avvocato Gabriele Bordoni, legale di Cavallini, che ha sollecitato un incidente di esecuzione per ottenere l’autorizzazione a una nuova valutazione scientifica. Al centro della richiesta c’è il Dna ricavato da un lembo di tessuto facciale ritrovato nei resti riesumati dal cimitero di Montespertoli, in Toscana, dove era stata sepolta Maria Fresu, una delle 85 vittime della strage.
Durante il procedimento giudiziario, gli esami genetici avevano stabilito che quel frammento non fosse riconducibile alla donna. Secondo la difesa di Cavallini, questo elemento potrebbe essere rilevante perché il lembo apparterrebbe a una persona mai identificata, una donna che al momento dell’esplosione si sarebbe trovata molto vicino alla bomba.
Il legale chiede quindi che il genetista Emiliano Giardina, consulente della difesa, possa analizzare il campione per ricostruire l’origine ancestrale e ipotizzare alcune caratteristiche fisiche della persona a cui apparteneva il Dna. La richiesta comprende anche un confronto di compatibilità con le altre vittime di sesso femminile dell’attentato.
La reazione dei familiari delle vittime: “Si tenta di rimettere in discussione verità già accertate”
La nuova udienza ha suscitato la reazione degli avvocati che assistono i familiari delle vittime della strage. Andrea Speranzoni, Alessia Merluzzi, Lisa Baravelli e Alessandro Forti hanno sostenuto che l’iniziativa della difesa rappresenterebbe un tentativo di riportare al centro del dibattito la cosiddetta pista palestinese.
Secondo i legali, questa ipotesi sarebbe già stata esaminata e respinta nelle sentenze definitive, che hanno ricostruito la matrice neofascista dell’attentato e le responsabilità accertate nei vari gradi di giudizio.
Gli avvocati hanno inoltre espresso preoccupazione per quelle che definiscono iniziative recenti volte a delegittimare la decisione della Corte di Cassazione sulla condanna di Cavallini. A loro giudizio, la sentenza rappresenta un punto fermo raggiunto attraverso il rispetto delle garanzie previste dal processo penale e non dovrebbe essere rimessa in discussione dopo la sua definitività.
Strage di Bologna, l’associazione dei familiari: “Dobbiamo tenere alta l’attenzione”
Anche Paolo Lambertini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, ha commentato la fissazione della nuova udienza, affermando che i parenti delle persone uccise devono mantenere alta la vigilanza.
Secondo Lambertini, la richiesta di un nuovo esame del Dna sui resti di Maria Fresu riporta in primo piano una ricostruzione alternativa degli eventi che, a suo parere, sarebbe già stata valutata e respinta da diversi giudici nel corso di più procedimenti.
Il presidente dell’associazione ha inoltre citato le manifestazioni di sostegno e le iniziative pubbliche a favore di Cavallini, spiegando che queste circostanze destano forte preoccupazione tra i familiari delle vittime. A suo giudizio, si rischierebbe di mettere in discussione risultati giudiziari ottenuti dopo anni di indagini e processi segnati anche da depistaggi e difficoltà investigative.
Cavallini e il peso delle condanne definitive
Nel suo intervento, Lambertini ha ricordato anche quanto emerso nel processo a carico di Cavallini, nel quale, secondo l’associazione dei familiari, sarebbero state ricostruite le sue relazioni con ambienti dell’estrema destra e il ruolo avuto nei traffici di armi e nei collegamenti operativi con esponenti di Ordine Nuovo veneto.
Il presidente dell’associazione ha richiamato inoltre altri episodi della carriera criminale dell’ex esponente dei Nar, tra cui gli omicidi del sostituto procuratore Mario Amato e dei poliziotti Francesco Straullu e Ciriaco Di Roma.
“Difenderemo nuovamente le verità conquistate”, ha dichiarato Lambertini, sottolineando il dolore dei familiari davanti a nuove iniziative giudiziarie che, secondo la loro posizione, rischiano di riaprire questioni già affrontate nelle aule dei tribunali. Ha infine ricordato gli atteggiamenti tenuti da Cavallini durante il processo, compreso il suo rifiuto di rispondere alle domande dei rappresentanti delle parti civili.
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