L’intelligenza artificiale avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’individuare gli 8mila dipendenti coinvolti nell’ultimo piano di licenziamenti di Meta, senza distinguere tra lavoratori pienamente operativi e persone in congedo di maternità o in malattia. È quanto sostengono 26 ex dipendenti, che hanno presentato una causa davanti al tribunale federale di Oakland, in California, accusando l’azienda di aver affidato la selezione del personale a un sistema automatizzato. Meta ha però respinto con decisione le accuse, definendole “prive di fondamento”.
L’algoritmo non rispetta i parametri
Secondo i ricorrenti, il sistema di intelligenza artificiale utilizzato da Meta avrebbe valutato la produttività dei dipendenti sulla base di parametri automatizzati, senza considerare che alcuni lavoratori si trovavano in congedo di maternità, in malattia o in altre situazioni di assenza tutelate dalla legge. Nella denuncia si sostiene che il software avrebbe assegnato punteggi più bassi proprio ai dipendenti assenti per motivi legittimi, contribuendo così alla loro inclusione nell’elenco degli esuberi.
Il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha smentito la ricostruzione degli ex dipendenti. In una nota, l’azienda ha dichiarato che “le accuse sono prive di fondamento” e ha precisato che le decisioni organizzative sono state prese da persone e non dall’intelligenza artificiale. Secondo Meta, gli strumenti di IA possono supportare alcune attività di analisi, ma la scelta finale sui licenziamenti è rimasta affidata ai responsabili aziendali.
Il piano di riorganizzazione
Il contenzioso nasce dall’ultima ristrutturazione annunciata dal colosso di Menlo Park, che prevede il taglio di circa 8mila posti di lavoro, pari a circa il 10% della forza lavoro globale. La riorganizzazione rientra nella strategia di Meta di concentrare maggiori risorse sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, con investimenti stimati in oltre 135 miliardi di dollari nel giro di un anno.
In Italia il piano coinvolge anche la sede di Milano, dove è stata avviata la procedura prevista dalla normativa per i licenziamenti collettivi.
Il nodo dell’intelligenza artificiale nel lavoro
La causa potrebbe aprire un nuovo fronte nel dibattito sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella gestione del personale. Se le accuse fossero confermate, il procedimento potrebbe diventare uno dei primi casi giudiziari negli Stati Uniti incentrati sull’uso di algoritmi nelle decisioni occupazionali e sull’eventuale impatto discriminatorio nei confronti di lavoratori protetti, come le donne in maternità o i dipendenti assenti per motivi di salute. Per ora, però, si tratta esclusivamente delle contestazioni contenute nella denuncia: sarà il tribunale a stabilire se vi siano elementi a sostegno delle accuse mosse contro Meta.
