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Meta sotto accusa in Europa: rischia una multa da 10 miliardi

La Commissione Ue contesta il design delle piattaforme di Meta: nel mirino scroll infinito, autoplay e algoritmi pensati per massimizzare il coinvolgimento. Se le accuse saranno confermate, il gruppo rischia una multa fino al 6% del fatturato globale

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Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

10 luglio 2026 – La Commissione europea punta il dito contro Meta e il modo in cui sono stati progettati Instagram e Facebook. Secondo le conclusioni preliminari di un’indagine avviata nel 2024, il design delle due piattaforme favorirebbe comportamenti di dipendenza, soprattutto tra i più giovani, violando potenzialmente il Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che impone alle grandi piattaforme digitali di ridurre i rischi sistemici per gli utenti.

L’accusa riguarda alcune delle caratteristiche più riconoscibili dei social network moderni: lo scroll infinito, la riproduzione automatica dei contenuti, i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati e l’utilizzo di meccanismi progettati per mantenere l’attenzione dell’utente il più a lungo possibile.

Nel mirino scroll infinito e autoplay

Secondo Bruxelles, le misure adottate da Meta per limitare l’uso eccessivo delle proprie piattaforme non sarebbero sufficienti. Tra queste figurano strumenti per monitorare il tempo trascorso online, notifiche dedicate al benessere digitale e funzionalità di controllo parentale.

Per la Commissione, però, questi sistemi possono essere facilmente ignorati o disattivati e non riescono a mitigare in modo efficace i rischi associati al design delle piattaforme.

Nelle conclusioni preliminari si legge che le attuali misure “non sono riuscite ad affrontare efficacemente i rischi derivanti dal design delle sue piattaforme, che favoriscono la dipendenza”. Un’attenzione particolare viene riservata ai minori, considerati la categoria più vulnerabile agli effetti di questi meccanismi.

Le modifiche richieste da Bruxelles

L’Unione europea ritiene che Meta debba intervenire direttamente sulla struttura dei propri servizi.

Tra le ipotesi avanzate figurano:

  • la disattivazione di default della riproduzione automatica dei video;
  • l’eliminazione o la limitazione dello scroll infinito;
  • l’introduzione di pause obbligatorie durante l’utilizzo;
  • una revisione degli algoritmi di raccomandazione affinché siano meno orientati al coinvolgimento continuo degli utenti.

Sotto osservazione anche i sistemi di verifica dell’età e i controlli parentali, giudicati insufficienti per impedire l’accesso ai social ai minori di 13 anni o per garantire una protezione adeguata agli adolescenti.

Meta rischia una maxi sanzione

Le conclusioni diffuse dalla Commissione non rappresentano ancora una decisione definitiva. L’indagine prosegue e Meta avrà la possibilità di rispondere alle contestazioni.

Tuttavia, se le accuse dovessero essere confermate, le conseguenze economiche potrebbero essere molto pesanti. Il DSA prevede infatti sanzioni fino al 6% del fatturato globale annuo dell’azienda. Per Meta si tratterebbe di una cifra che potrebbe superare i 10 miliardi di dollari.

Un dibattito globale sugli effetti dei social

Il caso europeo si inserisce in un contesto più ampio. Negli Stati Uniti è in corso una vasta azione legale che coinvolge migliaia di famiglie, scuole e utenti contro Meta ma anche contro altre grandi piattaforme come YouTube, TikTok e Snapchat.

Al centro delle contestazioni c’è la stessa tesi sostenuta oggi da Bruxelles: i principali social network sarebbero stati progettati per massimizzare il tempo trascorso online attraverso meccanismi psicologici capaci di generare comportamenti compulsivi.

La posizione della Commissione europea rappresenta quindi un passaggio importante nel dibattito internazionale sul rapporto tra piattaforme digitali, salute mentale e tutela dei minori. Se le conclusioni preliminari verranno confermate, potrebbe aprirsi una nuova fase di regolamentazione che obbligherebbe le Big Tech a ripensare alcuni dei meccanismi alla base del loro modello di business.

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