Proseguono le indagini sull’attentato ai danni del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Nelle ultime ore uno degli indagati, Pellegrino D’Avino, ha reso dichiarazioni spontanee davanti ai pubblici ministeri della Procura di Roma, prendendo le distanze dagli altri soggetti coinvolti nell’inchiesta.
Secondo quanto riferito dall’ANSA, D’Avino ha dichiarato: “Non conosco Lavitola, qualche volta ho lavorato con Gomes Clesio Tavares con cui mi conosco da tempo per avere fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania”.
L’uomo è accusato dagli inquirenti di far parte del gruppo che avrebbe materialmente eseguito l’azione contro il giornalista. Nel corso dell’audizione ha inoltre sostenuto di non avere alcun rapporto con la presunta vittima dell’attentato: “Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo”, avrebbe affermato ai magistrati.
Le dichiarazioni davanti ai pm
D’Avino, assistito dall’avvocato Antonio Falconieri, ha scelto di rendere alcune dichiarazioni spontanee per chiarire la propria posizione. Dopo queste affermazioni, però, si è avvalso della facoltà di non rispondere, una scelta prevista dal codice di procedura penale che consente agli indagati di non sottoporsi all’interrogatorio senza che ciò costituisca ammissione di responsabilità.
Le sue parole rappresentano al momento uno dei primi interventi diretti da parte degli indagati nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura capitolina.
L’inchiesta sull’attentato a Ranucci
L’indagine ruota attorno all’attentato organizzato ai danni di Sigfrido Ranucci, giornalista e volto storico della trasmissione d’inchiesta Report. Gli investigatori stanno ricostruendo ruoli, rapporti e responsabilità dei soggetti coinvolti per accertare l’effettiva esistenza del piano e le modalità con cui sarebbe stato organizzato.
Le dichiarazioni di D’Avino, che nega di conoscere sia l’ex faccendiere Valter Lavitola sia lo stesso Ranucci, saranno ora valutate dagli inquirenti e confrontate con gli altri elementi raccolti nel corso delle indagini.
